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Vieste – GIORNATA DELLA MEMORIA, ALL’IPEOA “MATTEI” RIFLESSIONI PER NON DIMENTICARE

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L’istituto alberghiero “Enrico Mattei” di Vieste, ha ospitato per il giorno della memoria l’on. Emanuele Fiano figlio di un diretto testimone della Shoah, Nedo Fiano.
L’insegnante Rocco Ruggieri, moderatore della conferenza in rete, dopo i saluti della dirigente Ettorina Tribò e dell’assessora all’istruzione Graziamaria Starace, ha presentato l’onorevole Fiano partendo dal libro “Il profumo di mio padre – l’eredità di un figlio della Shoah”.
Nel raccontare, Fiano dichiara il suo dovere di figlio della Shoah di spiegare a chi non può credere, che tutto ciò è successo; ne fa quasi una missione di vita per un domani quando non ci saranno più testimoni diretti dei campi di sterminio.


Alle domande dei ragazzi, che direttamente vanno sul personale e chiedono come si vive da figli di un sopravvissuto, ci si accorge, anche per sua dichiarazione, di una sensibilità amplificata, dove ogni sopruso, ogni discriminazione nei confronti di chicchessia, ti porta a non essere indifferente ed a non accettare la codardia del “tanto a me non tocca”. Da qui nasce il suo impegno politico e civile ad evitare rigurgiti nazifascisti; è promotore nel 2017 di un disegno di legge sull’apologia del fascismo. Quando il moderatore Ruggieri ricorda ciò che è accaduto proprio il giorno della memoria nel consiglio comunale di Cogoleto (GE) per il saluto a mano tesa, l’onorevole ha detto che sarà sua premura denunciare i tre consiglieri di centro destra.
Così facendo un brevissimo excursus storico per questioni di tempo, da la crisi economica tedesca e le leggi raziali italiane, Fiano ha invitato i ragazzi a porsi la domanda su quando sia morta la solidarietà. Solo facendosi questa domanda si può partire per una ricerca approfondita sulle ragioni storiche che hanno portato l’uomo all’indifferenza, l’inizio di ogni tragedia. Ed è per questo che l’onorevole scrittore, nel suo libro e in risposta a una delle domande dei ragazzi, si definisce: “Noi figli dei sopravvissuti alle camere a gas di Birkenau non siamo normali. Lo sa bene la mia amata moglie e lo sanno i miei figli, e forse le mogli di tutti i figli della Shoah e i loro amati figli. Noi non abbiamo ascoltato solo parole dolci e tenere dai nostri padri, non solo favole ci è capitato di ascoltare, ma il silenzio impastato di lacrime e urla».

Gaetano Simone


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