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TESORI DIMENTICATI, A S. NICOLA VARANO LA CHIESA DI S. BARBARA “PERLA CADUTA NELL’OBLIO”

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Tutti (o quasi) in provincia di Foggia han­no sentito parlare, almeno una volta, dell’ex idroscalo di Cagnano Varano, la città fantasma edificata in riva al lago. Non così nota invece la chiesa che sorge nella medesima area, posta su un’altura e parte in­tegrante del vicino complesso militare. Si tratta della imponente chiesa di Santa Bar­bara, che l’anno scorso ha compiuto cento anni di vita e che al momento versa in condi­zioni tali da non poter essere fruibile. A quan­to sembra, ci sarebbero in cantiere dei pro­getti per riqualificare l’area ma al momento non c’è nulla di ufficiale. Cionondimeno la storia della chiesa merita di essere raccon­tata, l’Attacco ha chiesto alla nota storica del posto, Leonarda Crisetti,di illustrarne i trat­ti salienti. “Quando terminò il primo conflitto mondiale, la stazione dell’Idroscalo non fu subito evacuata, per alcuni mesi rimasero in loco ancora i militari e quindi per consentire ai civili e agli stessi militari che ancora abita­vano nella zona di assistere ai riti cattolici hanno pensato di edificare questo luogo di culto: la chiesa è dedicata a Santa Barbara proprio perché protettrice delle forze militari, aeree e navali. L’obiettivo era anche quello di consentire aN’idroscalo di sopravvivere alla guerra, quindi di convertire l’area, utilizzare i terreni circostanti e di farla restare ancora vi­tale. Poi però tutto andò in deperimento e quindi anche la chiesa ha seguito le sorti del resto degli edifici”.

La struttura è di proprietà del ministero della Difesa e rientra, come detto, nel complesso dell’Idroscalo San Nicola Imbuti. “In realtà tutta la località si chiama og­gi San Nicola Varano, ex San Nicola Imbuti. In epoca medievale, nella prima metà del XII secolo qui è nato un monastero, una cella be­nedettina nella penisoletta dell’Imbuto. Di

primo acchito, sembrava che il nome fosse stato attribuito pervia della forma della peni­sola ma invece deriva dal latino imbuere, ov­vero bagnare, perché la particella sulla qua­le è nata la cella benedettina era, per l’ap­punto, bagnata dalle acque del lago. Così sorse il primo insediamento, il monastero è stato poi inglobato negli anni 1915/18 in uno dei palazzi, quello più importante che è sta­to, per primo, abitato dai militari. Al suo inter­no si trovano ancora dei resti dell’antico edi­

ficio: mura spesse, volte a botte, tracce di questa antica cella benedettina.

San Nicola Imbuti, una difesa, era un bene posseduto dalla Badia Santa Maria di Tremi­ti, molto potente in passato, nell’800 con le leggi eversive della feudalità, la Chiesa per­se tutte le sue proprietà. Questa terra è finita poi nel dimenticatoio per essere valorizzata nuovamente negli anni del primo conflitto mondiale”. Leonarda Crisetti a tal proposito ha pubblicato un saggio: “Metafora dello sviluppo mancato nel Mezzogiorno”. “Due volte questo territorio è uscito fuori dall’anonimato ed entrambe le volte per la ragion di Stato. La prima volta nell’XI secolo, quando i monaci si sono presi cura del territorio, anche per fini politici; e poi negli anni della Prima Guerra Mondiale, altra ragion di Stato. C’era caren­za di difesa nell’area medio-adriatica e c’era bisogno di un luogo dove ci fosse una stazio­ne militare, per contrastare gli attacchi degli austro-ungarici, che avevano tante postazio­ni sulla riva opposta del mare. Per motivi di difesa, questo territorio è diventato di nuovo importante. Ma nel 1921 è ricaduto ancora nell’oblio. Dall’Idroscalo traevano beneficio tutti i garganici: qui c’erano 400 militari e tut­to l’indotto che creava la loro presenza, un bel movimento che diede l’avvio allo sviluppo: basti pensare alle vie di comunicazione, ven­ne chiesta con voce sempre più forte la fer­rovia garganica. Insomma si era partito un processo in queste terre che però si arrestò dopo il conflitto. Su San Nicola Varano sce­se di nuovo l’oblio e quindi pure la chiesa di Santa Barbara, come tutti gli altri edifici, so­no stati abbandonati”.

A seguito del protocollo di intesa tra Comune di Cagnano e Ministero della Difesa, siglato un paio di anni fa alla presenza della ministra Trenta, lo Stato ha concesso l’utilizzo del­l’area, per valorizzarla e renderla nuova­mente fruibile. “Anche la chiesa potrebbe es­sere una piccola perla, una volta restaurata e resa visitabile. L’importante è che ci sia un filo conduttore, solo quando lo sviluppo è rac­cordato ha un senso. Apprezzo la buona vo­lontà di chi ha a cuore le sorti dei beni ma è importante non rovinare quello che resta. Qualche anno fa una associazione del posto ha pensato di mettere mano alla chiesa ma io trovo che fosse più bella prima degli inter­venti: sono cambiati i colori, è stato collocato del marmo dove non si addice. Condivido lo sforzo di salvare l’immobile ma questi sono lavori che vanno fatti da esperti restauratori, perché diversamente si cancellano le tracce di quello che era originariamente” ha conclu­so la studiosa.

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IMPONENZA,  BELLEZZA E UNA VISTA MOZZAFIATO, COSÌ IL MONUMENTO HA CONQUISTATO I TURISTI

Nel libro dedicato a San Nicola Imbuti la profes­soressa Crisetti de­scrive la chiesa di Santa Bar­bara, eccone uno stralcio. “E’ situata in posizione frontale ri­spetto a viale Irene dell’Idro­scalo. È ubicata a sinistra del­la strada demaniale bivio San Nicola Varano Capoiale, da cui si accede. La particella mi­sura 50 mila mq, ha una forma pianimetrica pressoché tra­pezoidale mentre dal punto di vista altimetrico è in penden­za del 10% circa, con esposi­zione ad est. Per arrivarci, bi­sogna percorrere un sentiero, passando fra gli ulivi. Giunti ai piedi della costruzione, basta sollevare lo sguardo per re­ stare sorpresi e meravigliati per la sua imponenza e la sua bellezza, seppure fatta di semplicità. Si presenta in con­dizioni statiche buone, tranne per il solaio che risulta in gran parte inesistente. Dal punto di vista architettonico presenta alcuni pregi: è lunga 30 m, lar­ga 17 e alta 10, con una su­perficie di 510 mq. La struttu­ra portante è in mattoni pieni, il pavimento e l’intonaco sono inesistenti, La chiesa è rivesti­ta esternamente con piccoli mattoni di argilla gialla, colore dominante interrotto da un po’ di bianco (colonne) e dal ros­so marrone del tetto. All’inter­no, la chiesa è composta da tre navate”.

Cinzia Celeste

l’attacco


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