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LA STORIA DELLA PANDEMIA FILTRATA ATTRAVERSO IL TUO SGUARDO E LA TUA MENTE

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(Riceviamo e pubblichiamo)    ——-

Se si considerasse, per un attimo, il corso di eventi che si sussegue nell’esistenza di ogni individuo, se ne potrebbero portare alla luce tutte le diverse sfumature che lo compongono e lo caratterizzano, decretandone le diversità. Ogni essere umano può considerarsi consapevole della possibilità di ritrovarsi sommerso da avvenimenti che sfuggono al proprio controllo, le cui conseguenze incidono su ogni aspetto della vita, tracciando solchi profondi nella singolarità dell’individuo, nel tentativo di comprenderne le difficoltà senza esserne a sua volta investiti bruscamente.

Tuttavia, raramente, si è protagonisti di un dolore che si infiltra ovunque, risale dalle estremità del globo per estendersi alla quotidianità in ogni sua parte. Ed è ormai un’eternità a ricondurre agli avvenimenti di ciò che in realtà è solamente un anno. Ricordo vago, ormai annebbiato, delle luci dei fuochi d’artificio che non sembravano potersi spegnere mai, nel tentativo di accompagnare una notte di speranza, i loro bagliori colorati ad illuminare le schiere di passanti frenetici, nell’aria il vento che accarezza i capelli e sussurra cambiamento. All’alternarsi di sguardi colmi di fiducia nel futuro si sarebbe presto contrapposta una forza oscura che ne avrebbe spento l’ardore. Minaccia giunta da lontano, avvertimento alla convinzione di invincibilità umana, scoppia nel continente asiatico una prima scintilla del fuoco che ben presto avrebbe contagiato qualsiasi luogo. Per un po’ la preoccupazione non sembra oltrepassare le sue frontiere, la convinzione che non ci sarebbe stata alcuna lotta al di là di Wuhan dove, ogni giorno, diventò sempre più difficile stabilire quanti cuori avrebbero cessato di battere. Mentre dall’altra parte del pianeta i numeri si susseguivano a ritroso annunciando un nuovo inizio, lì il loro aumentare segnava l’annuncio della fine sempre più.

Forse fu per la marea di passi che separavano da quella realtà a impedirne la comprensione, a stabilirsi come un avviso alla periferia della mente. Forse non furono innalzate abbastanza barriere, vennero a mancare le difese naturali contro il pericolo. Forse non si sarebbe mai arrivati ad essere preparati ad affrontare un nemico così ignoto, impossibile trovare strategie senza conoscerne le caratteristiche, le abitudini. Se ne ignorava la velocità di trasmissione che presto lo fece giungere fino in Italia, dove la frizzante aria) primaverile segnava il risveglio della vita, la quale ricadeva nel suo susseguirsi abitudinario. Forse inizialmente si pensò sarebbe stato semplice contenere un male che interessava ancora pochi individui e si continuò a non considerarne la presenza, a classificarla come un fastidio che sarebbe presto svanito. Un’illusione lieve, che servì a donare quiete agli animi dopo le primi limitazioni di libertà, quasi ad essere sollevati dal cambiamento, da un’interruzione di tutte le attività capaci di arrecare preoccupazione.

La velocità di trasmissione aumentò sempre di più segnando la transizione da una situazione temporanea ad una permanente. Il tempo sembrava non finire mai, scandito dall’avanzare del nemico, nella sua corsa sfrenata verso coloro su cui poteva abbattersi più facilmente. Ripercorrere con passi disattenti sempre lo stesso spazio circoscritto, l’aumentare del silenzio a sostituirsi a una vita frenetica e assordante. Il ticchettio dell’orologio, il voltare pagina sul calendario, la luce che attraversa la finestra di giorno e si fa spazio sempre più fino a scomparire.

Arrivò l’attimo in cui si pensò che il male fosse stato sconfitto e che si potesse tornare alla propria quotidianità. Camminare sembrava portare ad un’emozione del tutto nuova, potersi spingere al di là dei soliti passi. La brezza estiva sussurrava promesse che con l’avvenire del gelo sarebbero state spazzate via, l’afa portava con sé il terrore del domani. A diffondersi con la stessa intensità di un veleno la paura contaminava gli animi e si manifestava continuamente nell’esposizione ad un volto nuovo, ad un contatto improvviso. Il breve miraggio svanì presto e lasciò il posto ad una situazione ancora più drammatica della precedente. Convivere con la presenza costante di un morbo maligno che non accenna ad andarsene e continua a circondare ognuno in attesa di un’occasione per infiltrarsi nel profondo. Respiri frenetici nel tentativo di racchiudere quanta più aria possibile anche se ormai rarefatta, dolore pulsante, i pensieri interrotti, il non poter stringere la mano ad un proprio caro per alleviare la sofferenza che precede gli ultimi attimi dell’esistenza.

Ed è proprio quando sembra spenta ogni scintilla che affiora, da lontano, un barlume di speranza. Volti increduli e ormai sconfitti osservano scettici il cambiamento tenendosene lontani). Non sembra possibile annientare il male, porre fine ai lamenti, far cessare il pianto. Il gelo pungente annuncia la fine di un anno di angoscia, che proietta sul futuro la possibilità della salvezza, con iniezioni graduali e attenuate dello stesso male che si vuol sconfiggere. Ancora molti misteri da svelare e verità da scoprire, ma eccolo, un primo passo verso un nuovo avvenire. Il sorriso di un’amica che ha affrontato il terrore così vicino da farsi male, lo sbocciare dei fiori a primavera, l’umanità che si risveglia da un sonno durato troppo a lungo.

Viviana Ruo, 4° Liceo Scientifico – Vieste


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