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“COAST TO COAST” / A FRATTARUOLO 7 ANNI DI CARCERE. ALTRE 5 CONDANNE PER IL NARCOTRAFFICO TRA GARGANO E ALBANIA. AL VIESTANO FRANCESCO TANTIMONACO 5 ANNI E 4 MESI.

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Arrivano dalla Corte d’Appello di Bari al processo di secondo grado “Coast to Coast” (sul narcotraffico tra Gargano e Albania) condanne per malavitosi del Gargano e di San Severo. I giudici hanno inflitto 7 anni e 4 mesi di reclusione (e 30mila euro di mula) a Libero Frattaruolo, detto “Ruscett”, 57enne di Monte Sant’Angelo, ritenuto un elemento di vertice del clan dei Montanari, già coinvolto nella maxi inchiesta “Iscaro Saburo” che nel primo decennio del 2000 certificò l’esistenza della mafia sul Gargano. Per “Ruscett” un maxi sconto rispetto ai 22 anni inflitti in primo grado dal Tribunale di Foggia.

Condannato a 6 anni e 6 mesi di carcere (e 24mila euro di multa) il fratello di “Ruscett”, il 60enne Antonio Frattaruolo, al quale erano stati inflitti 11 anni e 6 mesi in primo grado. Oltre ai due montanari, inflitte pene ad altri imputati: 4 anni di reclusione al 41enne di SX. Severo, Daniele De Cotiis, 6 anni al 60enne boss Severino Testa, al vertice del clan di San Severo Testa-La Piccirella. Infine, 5 anni e 4 mesi al viestano Francesco Tantimonaco, 45 ann. L’inchiesta “Coast to Coast”, un giro d’affari da oltre mille chili di stupefacenti, svelò i traffici di droga tra Capitanata e Albania.

Nel corso del lavoro investigativo, iniziato nei primi mesi del 2014, finirono sotto sequestro oltre 1000 chili di marijuana, con conseguente arresto dei due conducenti di un’imbarcazione. I malavitosi volevano far sbarcare la droga in una insenatura di Vieste. Ulteriore riscontro, nel luglio del 2014, a carico di Antonio Frattaruolo arrestato per detenzione di oltre 10 chili di marijuana e di due fucili e relativo munizionamento di provenienza delittuosa.

Elementi apicali dell’organizzazione criminale, come detto, Libero Frattaruolo, 57 anni, ritenuto dalla DDA elemento di spicco del clan dei Montanari, con precedenti per associazione mafiosa, e Gaetano De Vivo (47enne manfredoniano condannato a 10 anni nell’abbreviato) che hanno avuto come riferimenti, al fine di procacciare l’ingente stupefacente dall’Albania, Roland Lame e Fabio Lame, rispettivamente padre e figlio che, durante le indagini, dimostrarono di avere importanti canali di collegamento con vari trafficanti albanesi.


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