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CASSAZIONE – SALVI I FANNULLONI SE IL CONTRATTO NON DICE CHE SI DEVE LAVORARE

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In un rapporto di lavoro non è detto che si debba lavorare. O meglio, lavorare bisogna, ma solo se l’azienda provvede a farlo sapere a tutti e in maniera ben visibile.

In un rapporto di lavoro non è detto che si debba lavorare. O meglio, lavorare bisogna, ma solo se l’azienda provvede a farlo sapere a tutti e in maniera ben visibile. In pratica ai dipendenti, tramite esposizione di un apposito regolamento, è necessario ricordare nella maniera più chiara possibile quanto segue: siamo qui per lavorare e chi non lavora avrà dei problemi. Che possono consistere in provvedimenti disciplinari nei casi meno gravi, e in quelli più estremi, perfino nel licenziamento. Se l’azienda si dimentica di avvisare i dipendenti, non si lamenti poi della loro scarsa produttività.

Per chi ha una certa età, quanto raccontato fin qui riporta alla mente deliziose tranche de vie degli anni Settanta del secolo scorso, quando la vita di molte grandi aziende italiane assumeva tratti a volte perfino surreali. Invece si tratta di una sentenza della Corte di Cassazione pubblicata pochi giorni fa e resa nota dal sito del Sole 24 Ore.

Con la decisione viene annullato il licenziamento di un dipendente (tutto è avvenuto nel 2013, con buona pace dei proclami sullo «snellimento» dei tempi della giustizia civile) che da anni aveva una produttività inferiore al 50% di quella dei suoi colleghi. Nel corso del tempo, per la «voluta lentezza nel svolgere la mansione affidata» aveva ricevuto sei sanzioni disciplinari diverse, fino alla punizione più grave, quella, appunto dell’allontanamento. Non influisce, dicono i giudici, che il lavoratore fosse invalido al 50%: il compito ricevuto era del tutto compatibile con le sue condizioni. Stringi stringi il problema era uno solo: nessuno l’aveva avvisato della necessità di lavorare.


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