Menu Chiudi

BARI/ PER TRE ANNI NIENTE RICCI DI MARE

La recente approvazione da parte del Consiglio regionale pugliese della legge che vieta per tre anni la pesca – compresa quella sportiva – dei ricci di mare nei fondali della regione, al fine di arrestarne la progressiva scomparsa,  rappresenta per il WWF Puglia un traguardo estremamente importante sulla strada della tutela delle specie ittiche a rischio, che dà ragione di quanto sostenuto sino ad oggi dall’associazione del Panda.

Il WWF Puglia infatti ha fornito il suo contributo scientifico alla Proposta di Legge sulle “Misure di salvaguardia per la tutela del riccio di mare”, volta a proteggere la popolazione del riccio di mare mediterraneo Paracentrotus lividus distribuita lungo il litorale pugliese. Il consumo di quello che tutti conoscono come “riccio viola” o “riccio femmina”  è radicato nella cultura enogastronomica pugliese, e proprio la forte richiesta,  aumentata in questi ultimi anni,  ha messo in evidenza che malgrado le importazioni da altri paesi europei per soddisfare le esigenze della ristorazione, lo stock della risorsa pugliese risulta in declino e non è capace di autorigenerarsi, portando inevitabilmente alla sua  progressiva scomparsa. Il Paracentrotus lividus, ha una vita media di 4-8 anni e ha la piena maturità riproduttiva intorno ai 5 anni di vita, quando raggiunge un diametro di 5 cm (senza aculei). Il prelievo incontrollato di esemplari di piccole dimensioni e per lunghi periodi, riduce notevolmente il loro potenziale riproduttivo e la produzione di nuovi nati. I ricci sono inoltre un elemento chiave degli ecosistemi marini. Infatti sono erbivori; se diminuiscono, aumentano le alghe sui fondali, che così alterano la loro struttura. Senza contare che pesci come sparidi, saraghi, donzelle, che si cibano di ricci di dimensioni intermedie (2-4 cm di diametro), senza l’elemento base della loro alimentazione si spostano in altre aree, riducendo anche i profitti della piccola pesca. Pertanto, oltre all’impatto sull’ecosistema marino costiero, l’impatto è anche di natura economica, a danno del settore della pesca e degli stessi pescatori professionali impegnati nella pesca dei ricci.

Nel contributo scientifico alla proposta di legge regionale, Il WWF Puglia ha, inoltre, proposto di mitigare l’impatto del fermo pesca per 3 anni coinvolgendo gli stessi pescatori professionali in piani di monitoraggio scientifico e in attività di recupero ambientale, come pulizia e rimozione di attrezzature da pesca sui fondali.

Tutti questi aspetti sono stati messi in luce anche dal progetto “TUGEPLAL- Tutela e gestione dei Paracentrotus Lividus e Arbacia Lixula” finanziato a valere del fondo FEAMP PO 2014/2020 Misura 1.40. Il progetto, da poco concluso, ha coinvolto l’Università degli studi di Baricon ilDipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali, l’Università di Sassari, il WWF Levante Adriatico, ilParco delle Dune Costiereed ilGAL Sud Est Bareseinsieme alGAL Valle d’Itria, e ha visto nei mesi scorsi una intensa attività di campionamento dei fondali nellarea costiera di Fasanoper valutarelo stato

di salute degli ecosistemi marini locali, insieme all’elaborazione di una serie di proposte per la tutela degli stessi.

“Il WWF Puglia plaude all’approvazione di una legge regionale tanta auspicata, la quale, sospendendo per un triennio la pesca di una risorsa, in passato, assai presente lungo le coste pugliesi e, purtroppo, ormai da tempo, sovrasfruttata, può consentire il recupero della stessa” dichiara il Delegato regionale del WWF, Lara Marchetta. “Il fermo pesca del riccio per questo periodo, infatti, può, realisticamente, consentire un’adeguata crescita degli esemplari, il raggiungimento dell’età adulta e di quella riproduttiva, sì da sostenere il rinnovamento della popolazione ittica. L’attività di controllo in mare da parte delle autorità preposte si renderà necessaria al fine di dare effettività alla norma approvata.

Riteniamo che a tutto questo debba affiancarsi un’attività di sensibilizzazione dei consumatori finali che possa renderli maggiormente consapevoli circa l’impatto ambientale delle scelte alimentari che compiono quotidianamente.

Essenziale, infine, resta l’attività di monitoraggio da porre in essere nel triennio, in modo da poter valutare, in maniera scientifica, gli effetti della sospensione dell’attività di prelievo della risorsa ittica.”