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MONTE S. ANGELO/ A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA DI FABRIZIO DE ANDRÉ, NELLA GREEN CAVE SI CELEBRA IL GENIO DI FABER.

L’11 gennaio la riproposta dell’album “Crêuza de mä”, nell’interpretazione del trio Matteo Fioretti, Alessandra Facchiano e Andrea Stuppiello.

L’11 gennaio rappresenta, per tutti coloro che amano Fabrizio De André e la sua musica, un appuntamento fisso per ricordare il più grande dei cantautori italiani nell’anniversario della sua scomparsa, avvenuta l’11 gennaio del 1999, venticinque anni fa. Quest’anno la Green Cave lo celebra proponendo una lettura originale di uno degli album più belli di Faber, Crêuza de mä, uscito 40 anni fa. Appuntamento giovedì 11 gennaio alle 20.30 nella Green Cave, in via Garibaldi 27 a Monte Sant’Angelo (ingresso libero).

Genova è l’essenza di Crêuza de mä: la crêuza è una tipica stradina ligure, spesso delimitata damura, che dalle colline porta in piccoli borghi. La crêuza di mare rimanda ad una figuraiconografica poetica, quella del mare in tempesta che assume striature simili a strade. L’albumCrêuza de mä pubblicato nel 1984 da Fabrizio De André rappresenta ancora oggi un’evoluzioneartistica difficilmente replicabile. Parla di marinai, di pescatori, di mercanti e del loro ritorno a casain un’atmosfera carica della rassegnazione di chi è costretto ad un viaggio senza fine, unacondanna eterna in cui i ritorni sono solo istanti per sfogare gli istinti troppo a lungo sopiti edoccasioni per riassaporare la fragranza del cibo e bere vino. Ma parla anche del microcosmo cheruota attorno a loro, dei personaggi dell’angiporto, dei dispersi, dei disperati, dei condannati a vita.

E non parla soltanto di luoghi e di persone, ma ci conduce attraverso i suoni tipici dei quartieri edei mercati, gli odori delle banchine e dei vicoli, l’umidità dei muri e dei sentieri tra le caseabbarbicate ad uno spuntone di roccia a pochi metri dal mare. Il capolavoro discografico nascedunque da una profonda ricerca antropologica di Fabrizio De André e Mauro Pagani sulle varieculture del Mar Mediterraneo. Le arie si avvalgono infatti del dialetto ligure e di unastrumentazione antica che spazia dalla tradizione popolare del Nordafrica a quella balcanica,ellenica e mediorientale, per strutturare un’opera senza tempo e senza confini, al di fuori da ogniregola. L’uso della lingua genovese, lingua censita dall’UNESCO tra quelle meritevoli di tutela, conla ricerca di termini arcaici spesso difficili da comprendere pure per i nativi, diventa una sceltanaturale se si pensa a quanti termini mutuati dall’arabo, dal greco, dal portoghese e dal catalano visiano presenti e sopravvivano ancora oggi. Il genovese di Crêuza de mä è una lingua popolareuniversale, la lingua della sventura e della miseria, dell’emarginazione e della sconfitta che trovaalla fine il proprio riscatto o una dignità celata, temi ricorrenti in tutta la discografia di De André.

L’album è integralmente reinterpretato dall’omonimo trio composto da Matteo Fioretti alla voce e albouzouki, Andrea Stuppiello alle antiche percussioni mediterranee, Alessandra Facchiano ai flauti,zufoli, tastiere e corde aggiuntive. Se pur rimarcate da arrangiamenti e sfumature originali,atmosfere e ambientazioni rimangono fedeli ai percorsi tracciati dal disco, opera eccellente,curiosa e affascinante, probabilmente la massima impresa realizzata in Italia nel campo dellacanzone d’autore, e non solo. Crêuza de mä è un canto universale con dentro un qualcosa diprofondamente ligure che non si può spiegare. Parole che arrivano dritte al cuore, unite a dellesonorità che raccontano di un passato fatto di emozioni, racconti e abitudini di un mondo cheormai non c’è più.

Ingresso libero

www.greencave.org