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TRA IL PD E NOBILETTI È GUERRA APERTA: STOCCATE E IMBARAZZO ALLA PRIMA DEL NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE

Il Partito Democratico entra a gamba tesa in Consiglio provinciale e manda di traverso al numero uno di Palazzo Dogana la prima seduta dopo le elezioni di secondo grado.

Doveva essere una tranquilla convalida degli eletti, quando di norma scorre tutto liscio con parole di circostanza prima della foto di rito, ma a condirla con una sostanziosa manciata di pepe, fino a farla di diventare quasi indigesta per Giuseppe Nobiletti, è stato il Dem Leonardo Cavalieri, sindaco di Troia.

“Ha accentrato su di lei tutti i poteri istituzionali della Provincia”, ha esordito. Una battuta sui microfoni aveva già lasciato presagire il mood del suo intervento: “È stato bravo a fare in modo che noi del Partito Democratico non parlassimo”.

Neanche il tempo di essere proclamati, che già salta fuori il nodo delle deleghe consiliari, spiattellato davanti al nutrito pubblico della politica, colleghi che hanno seguito la seduta di insediamento portando i loro auguri ai neoeletti.

“Non abbiamo ascoltato nulla sul ruolo dei consiglieri”, ha lamentato Cavalieri a proposito del discorso del presidente della provincia di Foggia, che ha augurato buon lavoro ai nuovi arrivati, preannunciando “due anni complicati davanti”, perché la Provincia è un ente che soffre delle solite ristrettezze finanziarie, ma in fondo “a fare i fenomeni con i soldi basta poco”, dirà, e invece quando la coperta è corta bisogna rimboccarsi le maniche. 

Il consigliere provinciale Dem si è mostrato infastidito dall’assenza di interlocuzioni: “A 20 giorni dalle elezioni non siamo stati nemmeno convocati per scambiarci anche solo il modo di pensare una Provincia diversa. Daremo la massima collaborazione a questo ente nel momento in cui sapremo il ruolo reale ed effettivo di noi consiglieri provinciali. Lo dico perché noi siamo stati eletti dagli amministratori e obbligatoriamente dobbiamo svolgere un ruolo, altrimenti saremo dei meri controllori”.

Parla, evidentemente, a nome del gruppo del Partito Democratico e tocca le corde che fanno irritare Nobiletti sin dalle prime battute, quando lo paragona al suo predecessore e non vede alcuna discontinuità.

Il diretto interessato fatica a capire i “toni polemici di questa uscita”. Fa sapere di aver interpellato il segretario provinciale del Partito Democratico, Pierpaolo d’Arienzo, e di non aver avuto alcuna risposta. “Ho fatto i passi istituzionali corretti. Quando mi verrà data udienza, sarò assolutamente disponibile e favorevole a dare un ruolo collaborativo”.

Ripercorrere il primo anno da presidente, ma anche la sua esperienza da sindaco al secondo mandato, per la verità negli ultimi tempi un po’ turbolento: “Ho dato dignità a tutti i consiglieri di maggioranza, ricavandone un ruolo in piena armonia con i partiti che hanno sostenuto la mia maggioranza e tutti si sono sentiti parte integrante di questa squadra. A Vieste ho sempre responsabilizzato al massimo i miei assessori e i miei consiglieri. Non vedo perché oggi dovrei cambiare registro e diventare il dittatore della Provincia”.

Promette ai consiglieri di valorizzarli al “massimo delle possibilità”.

Anche difronte all’apertura di Nobiletti, il sindaco Dem risponde stizzito: “Per quanti ci riguarda, chi deve interloquire con il segretario provinciale, con tutto il rispetto, è il Partito Democratico, e non certo il presidente della Provincia. Noi siamo stati eletti nella lista del Pd e rappresentiamo il Partito Democratico”.

Non si può dire certo che la nuova consiliatura sia partita sotto i migliori auspici. Il rapporto logoro tra Giuseppe Nobiletti e il big Dem, il vice presidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese, si ripercuote sul nuovo corso.  

“Credo che gli asti della campagna elettorale vadano messi da parte”, ha detto il numero uno di Palazzo Dogana, che già nel suo Comune sta pagando il prezzo degli attriti, che sarebbero riconducibili alla partita delle Regionali. La miccia sarebbe stata, infatti, l’ipotesi di candidatura della sua ex vice, Rossella Falcone. Il sindaco, estromesso dall’operazione targata Pd, ha ingaggiato una prova muscolare con la sua lista alle Provinciali, ma i Dem non perdonano.

Anche quando il consigliere provinciale Giuseppe Mangiacotti, pure lui Pd, alla sua quarta consiliatura, questa volta nei banchi della maggioranza, ha provato a indorare la pillola (“Purtroppo, la riforma Delrio accentra il potere sul presidente”), Cavalieri gli fa notare infastidito come il presidente non lo stia ascoltando.

In quel di Vieste, Rossella Falcone e Dario Carlino hanno rassegnato le dimissioni e hanno provato a complicargli la vita. In Provincia, il Pd fa il suo ingresso con quella che appare come un’astuta macchina da guerra, un ‘cavallo di Troia’, è il caso di dirlo. La strategia sembra orientata, quantomeno, a lasciare Nobiletti sulla graticola.

Il consigliere provinciale M5S Mario Dal Maso non aveva fatto in tempo a dire che l’aria che tira in Provincia appariva “più leggera” che al Comune di Foggia, e quindi forse era più facile “lavorare in armonia”.

Dai banchi semivuoti dell’opposizione Antonio Berardi aveva assicurato la massima collaborazione da parte di Forza Italia: “Dobbiamo andare oltre le barriere politiche e fare in modo che questo territorio inizi a correre”. Si è detto pronto alla sfida di cercare “soluzioni innovative insieme” anche il meloniano Maurizio Accettulli.

Non fatica a trovare il capogruppo Con: è Tonio De Maio, per lui non è un debutto, ma un ritorno. Le altre liste si sono riservate di comunicare l’indicazione successivamente. A fare il suo esordio in Consiglio dopo tre anni di assenza è Foggia, con ben cinque consiglieri eletti.

Giosuè Del Vecchio, consigliere di Rignano Garganico, esulta, invece, perché Con, “nonostante la Legge Delrio”, è riuscita ad eleggere un rappresentante dei piccoli comuni.

Assente all’appello solo Gerardo Valentino, il consigliere di Cerignola eletto nella lista del presidente.

A fine riunione, Nobiletti si è diretto dal collega sindaco dei Monti Dauni Cavalieri, alla ricerca di un chiarimento, prima di una foto di gruppo col sorriso tirato, che inaugura una consiliatura partita in salita.