Il governatore a Roma per il vertice ex Ilva parla in un incontro riservato e accusa l’europarlamentare candidato in pectore per le prossime Regionali: «Antonio sapeva tutto, mi promise aiuto».
«Il comportamento di Antonio Decaro è disumano nei miei confronti». Sono parole di Michele Emiliano, pronunciate ieri a Roma. Si inscrivono nella querelle che sta squassando il Pd e riguarda la sua candidatura a consigliere regionale. Ipotesi osteggiata da colui che appare il predestinato alla corsa da governatore: Antonio Decaro.
Emiliano era reduce dal confronto, martedì pomeriggio, con il ministro Urso sui destini dell’ex Ilva. Sul punto, ieri mattina, ha informato i vertici del Pd. Poi ha avuto un incontro sulla sua vicenda. Quelle che seguono sono le frasi adoperate da Emiliano secondo la fonte, interpellata dal Corriere, che ha potuto ascoltarle direttamente. Per prima cosa il governatore ha manifestato stupore per l’atteggiamento di Decaro. Il quale mal sopporta la presenza in Consiglio di Emiliano, ma pure di Nichi Vendola (Avs), un altro ex governatore, due personalità dall’indubitabile carisma.
«Ma non capisco – ha osservato Emiliano – di cosa può aver paura Antonio. È stato presidente dell’Anci, in quella veste si è occupato di Pnrr, un piano che ha discusso e concordato con Draghi, ha preso mezzo milione di preferenze alle Europee. Avere paura di me e Vendola, due persone di 66 e 67 anni, è assurdo. Per questo penso che non ci sia nulla di politico nella sua pretesa».
Forse Decaro teme di non poter essere autonomo? «Se è per questo – ha rievocato Emiliano – ricordo che da presidente della Regione, ho lasciato che lui liberamente si schierasse con Renzi al congresso nazionale del Pd nel quale ero candidato segretario. Non ho mai interferito sulle sue scelte. Mentre ora è lui che mi sta mettendo in una condizione umanamente allucinante. La sua disumanità è incomprensibile».
Parole pesanti. La cui spiegazione risiede nella cronologia degli eventi, per come raccontata dal governatore. «Ho chiarito da tempo che non volevo fare il terzo mandato. Della mia intenzione parlai, un anno fa, con lui e l’attuale sindaco di Bari, Vito Leccese. Ad entrambi comunicai la mia intenzione di volermi candidare. Antonio non sollevò obiezioni».
Non solo. «Dopo qualche tempo – ha raccontato il governatore – vi è stata una riunione con i più alti dirigenti del Pd in Puglia: i parlamentari Boccia, Pagano, Stefanazzi, Lacarra, il segretario De Santis. E naturalmente Decaro. Due riunioni analoghe. In entrambi i casi Antonio disse che mi avrebbe sostenuto. Da un mese a questa parte, tutto è cambiato».
Ed è questo il passaggio che rende la questione aspra anche dal punto di vista umano. «Io – ha detto Emiliano – in questi mesi mi sono esposto, ho dichiarato pubblicamente che mi candidavo, ho cominciato la campagna elettorale. Se Decaro aveva da obiettare qualcosa, doveva farlo allora non ora».
Non si può pensare ad un posto da assessore esterno per consentire ad Emiliano di «aspettare» l’elezione in Parlamento nel 2027? «Di questa vicenda – ha rivelato il governatore agli interlocutori – ne ho già parlato con Decaro. L’ho avvertito che sarebbero i pugliesi a ribellarsi all’idea di pagare lo stipendio ad un assessore per deleghe non operative». Come dire: ovvio che l’ex presidente non può assumere assessorati di peso ma solo di secondo piano.
Ma poi c’è un altro aspetto che emerge, secondo il resoconto di chi ha sentito Emiliano. «Ormai è noto – ha detto Emiliano – che aspetto una bambina (la sua campagna dovrebbe partorire in autunno, ndr). Ho bisogno di stare in Puglia. L’idea di fare avanti indietro da Roma non mi piace proprio». Sembra così di capire che il governatore non voglia candidarsi al Parlamento.
Sia come sia, le conclusioni di Emiliano sono state una specie di monito lanciato ai suoi interlocutori: «Antonio non ha voluto fare il segretario regionale del Pd, quando gli fu chiesto. Poi ha resistito a lungo prima di lanciarsi nella corsa a sindaco di Bari. Ora resiste ancora. Una cosa è certa: se non vuole candidarsi a presidente di Regione non usi me o Vendola per trovare un pretesto per tirarsi indietro».
Il clima è incandescente, non è raro nel Pd. Ma come capitato altre volte, è il momento dei pompieri.
corrieredelmezzogiorno



