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CASSAZIONE, RESPINTO IL RICORSO DI RINALDI: RESTA IN CARCERE L’UOMO ACCUSATO DI AVER FAVORITO LA FUGA DEL BOSS RADUANO

Ricorso dichiarato inammissibile: confermata la misura cautelare.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Marco Rinaldi, 30 anni, originario di San Giovanni Rotondo, confermando così la misura della custodia cautelare in carcere. Con la sentenza n. 30500, la Sesta Sezione Penale ha ribadito la gravità delle accuse a carico dell’uomo, ritenuto soggetto socialmente pericoloso e quindi non meritevole di misure meno restrittive.

Secondo le indagini, Rinaldi sarebbe gravemente indiziato di aver favorito la fuga di Marco Raduano, indicato dagli inquirenti come capo e promotore di un’associazione mafiosa radicata nel territorio foggiano. Non solo avrebbe agevolato l’evasione, ma anche sostenuto la successiva latitanza del boss, sottraendolo all’arresto e alle ricerche delle forze dell’ordine.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cagliari aveva già respinto la richiesta di sostituire il carcere con gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico. Decisione confermata in seguito anche dal Tribunale e ora definitivamente dalla Cassazione.

Nel ricorso, la difesa di Rinaldi aveva evidenziato l’assenza di precedenti penali e la mancanza di elementi concreti che potessero dimostrare un reale rischio di recidiva. Secondo i legali, i domiciliari sarebbero stati sufficienti a garantire l’assenza di contatti con l’esterno. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato integralmente queste argomentazioni, giudicando il ricorso inammissibile.

I giudici hanno richiamato la giurisprudenza in materia di misure cautelari per reati di stampo mafioso, sottolineando che la presunzione di pericolosità prevista dall’art. 275, comma 3, del codice di procedura penale può essere superata solo con elementi concreti, come la cessazione dell’attività criminale o la collaborazione con la giustizia. Il solo trascorrere del tempo – il cosiddetto “tempo silente” – non è sufficiente a far venir meno la misura custodiale.

Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, Rinaldi è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione rappresenta un ulteriore rafforzamento della linea dura della magistratura contro i reati legati alla criminalità organizzata.