Pubblicato da Andrea Pacilli Editore, il volume di Autori vari di Carta di Calenella “Paesaggi Cinematografici del Gargano”, a cura di Teresa Maria Rauzino, Michele Eugenio Di Carlo e Claudia Zilletti, raccoglie le relazioni di 10 autori della XV Adunanza della Carta di Calenella a San Nicandro Garganico, su un tema affascinante e ancora poco esplorato: i paesaggi cinematografici del Gargano, in un mosaico articolato di interpretazioni e prospettive.
Teresa Maria Rauzino, con i testi dedicati a “L’Antimiracolo” di Elio Piccon
e a “Il figlio dell’uomo” (Ecce Homo) di Virgilio Sabel, ricostruisce un Gargano ne-
orealista e sacro, in cui la pietas e la povertà diventano materia estetica, dove il territorio si fa protagonista silenzioso: un corpo vivente che partecipa alla narrazione. Con il saggio “Tra romanzo, film e territorio: La loi di Roger Vailland e La legge di Jules Dassin sul Gargano”, ci riporta poi agli anni Cinquanta del Novecento, a un Gargano in cui si incrociano la letteratura europea, il cinema internazionale e la cultura popolare meridionale, fuori da ogni
schema codificato.
Alessandro Rota indaga il valore etico del cinema come archivio della memoria, mostrando come l’immagine filmica possa salvare dall’oblio i patrimoni materiali e immateriali come le Torri del Varano facendosi veicolo di cittadinanza culturale.
Daniel De Lucia, con “Zefat–San Nicandro. Il viaggio di Eti” (2010), intreccia cinema e identità, tracciando un inedito dialogo tra Gargano e Israele. Il suo saggio restituisce una visione transnazionale, dove il paesaggio garganico si carica di
significati diasporici e spirituali.
Maria Antonietta Di Sabato porta l’attenzione sul fermento creativo di Manfredonia e sulla visione poetica di Vincenzo Totaro, esplorando la fusione tra linguaggi cinematografici, musicali e dialettali.
Nel contributo di Matteo Coco, il Gargano diventa laboratorio del neorealismo: da Francesco De Robertis a Sergio Rubini, si dispiega una poetica della
marginalità che coniuga impegno civile e introspezione umana.
Incoronata (Natia) Merlino interpreta “I cavalieri che fecero l’impresa” (2001) di
Pupi Avati come allegoria della ricerca spirituale. Il Gargano vi appare come spa-
zio mitico e fiabesco, luogo di passaggio tra fede e leggenda.
Con Claudia Zilletti, il discorso si apre alla dimensione comparativa e postcoloniale: nel film “Il sole scotta a Cipro” (1964), l’autrice riconosce un parallelo visi-
vo con il Gargano, ponendo in rilievo il tema dello sguardo straniero sul Mediterraneo e la costruzione di un’identità filmica transregionale.
Michele Eugenio Di Carlo analizza la figura di Ferruccio Castronuovo, esplorando la sua “narrazione dei vinti”: un cinema e una letteratura che raccontano la
resistenza delle classi subalterne e l’umanità delle periferie garganiche.
Anche Giuseppe Soccio ci restituisce un intenso ritratto di Ferruccio Castronuovo, protagonista di un incontro a San Marco in Lamis, testimoniando la continuità tra esperienza artistica e radicamento territoriale.
Tommaso Pasqua, con “Fragilità come ricchezza nel cinema sul Gargano”, propone infine una lettura sociologica della vulnerabilità come valore estetico, sottolineando come la debolezza diventi segno di autenticità e risonanza universale.
Le relazioni della XV Adunanza della Carta di Calenella offrono un contributo originale agli studi sul cinema dei luoghi e sulle poetiche del paesaggio.
Non mancano approfondimenti sul neorealismo, sulla narrazione delle marginalità, sul valore estetico della fragilità e sulle connessioni tra cinema, letteratura e identità territoriale.
Attraverso queste analisi, il Gargano si delinea come un autentico “paesaggio dell’anima”, in cui il cinema diventa strumento di conoscenza e racconto. Un territorio capace di trasformarsi da periferia geografica a centro simbolico, in linea con le più significative esperienze del cinema italiano.
Ilvolume è frutto del percorso culturale itinerante della Carta di Calenella, rete di studiosi e ricercatori impegnati nella valorizzazione del territorio e dei saperi.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio cammino che, negli anni, ha attraversato numerosi centri del promontorio garganico – da Vico del Gargano a Vieste, da Monte Sant’Angelo a Manfredonia – configurandosi come un vero laboratorio culturale diffuso.
Le riflessioni maturate nel corso delle adunanze hanno dato vita a cinque importanti pubblicazioni collettive, compreso Paesaggi cinematografici del Gargano, contribuendo alla costruzione di una rete di conoscenze condivise tra studiosi, ricercatori, operatori culturali e pubblico.
Carta di Calenella ‘21 si conferma così un importante momento di riflessione e confronto, ribadendo la propria mission: promuovere una ricerca interdisciplinare che unisce arte, scienza e memoria, restituendo al Gargano la sua identità più profonda di terra narrata e narrante.



