I medici non inseriscono i dati clinici, i pazienti non danno il consenso.
Immaginate di arrivare in pronto soccorso privi di coscienza. Il medico che vi prende in carico non vi ha mai visto. Non sa che siete cardiopatici. Non sa che prendete anticoagulanti. Non sa che qualche mese fa vi hanno impiantato uno stent. Tutta la vostra storia clinica esiste, è in un sistema digitale, ogni referto, ogni ricovero, ogni farmaco. Ma il medico non può vederla. Perché voi non avete mai dato il consenso alla consultazione del vostro Fascicolo sanitario
elettronico. Oppure perché il vostro medico di famiglia non ha mai compilato il «Profilo sanitario sintetico», quella carta d’identità clinica che in pochi secondi avrebbe raccontato tutto di voi. In un caso o nell’altro, il medico di pronto soccorso vi cura al buio. In Puglia succede ogni giorno.
n Fascicolo sanitario elettronico non è un capriccio digitale della burocrazia.
Non è un obbligo in più. È lo strumento che può fare la differenza tra un’emergenza gestita e una giocata a dadi. In Emilia-Romagna funziona. Il 92% dei cittadini ha autorizzato il medico a consultarlo. Gli accessi nel 2024 hanno sfiorato i 68 milioni. In Puglia lo consulta il 10% dei cittadini. La media nazionale, già timida, è il 27%.
Il 16 marzo scorso la commissione Sanità del Consiglio regionale pugliese ha fatto il punto sullo stato di attuazione del Fascicolo. Un progetto partito nel 2016 e che con il Pnrr ha ricevuto un’ulteriore iniezione di circa 47 milioni di euro, parte dell’investimento nazionale di 1,38 miliardi. A presiedere la commissione, Felice Sparavento, medico lui stesso e dunque consapevole della posta in gioco. A presentare il quadro, la dirigente regionale Titti Ladalardo. I numeri tecnici sono brillanti.
Quattro indicatori ministeriali su quattro superati con margine. Il 96,3% dei documenti indicizzati, contro il 90% richiesto. Le strutture pubbliche che conferiscono documenti indicizzati, contro il 90% richiesto. Le strutture pubbliche che conferiscono documenti sono 207. Le media mensile sfiora 712mila documenti. Il 98,296 dei medici di base risulta aver effettuato almeno un’operazione nel Fascicolo.
Poi è arrivata la doccia fredda. Quel 98,296 non significa che i medici alimentano il sistema. Significa che hanno compiuto almeno un’operazione. Una volta. «Questo però non significa che i medici vanno a integrare il Fascicolo sanitario», ha precisato Titti Ladalardo. Tra toccare un tasto e nutrire ogni giorno uno strumento che può salvare ima vita c’è un abisso. Ed è esattamente l’abisso in cui la sanità digitale pugliese è infilata.
La macchina è stata costruita bene, sulla carta. Ma nessuno ha potuto spiegare ai cittadini a cosa serve. I fondi del Pnrr finanziavano la formazione di tecnici e operatori. Non la comunicazione ai cittadini. Un inciampo grottesco. Solo da metà marzo è partita una campagna nazionale che dovrebbe colmare il vuoto. La Puglia attende ancora il kit dal Dipartimento per la trasformazione digitale.
Nel frattempo, il cittadino ignora che quel portale contiene la sua vita sanitaria. Il Fascicolo che ogni medico, in ogni momento, dovrebbe poter aprire. E che nessuno gli ha insegnato a conoscere.
La privacy spaventa. L’informazione non aiuta. La Puglia è al 7296 di consensi positivi alla consultazione. Sembra un buon numero. Il Garante per la privacy ha fissato la soglia al 70% per attivare il bypass d’urgenza. Superata per un soffio. Ma quel 2896 senza consenso significa che più di un pugliese su quattro ha un fascicolo invisibile. In commissione la dirigente ha raccontato di cittadini che protestavano perché il farmacista non vedeva le ricette. Si controllava il codice fiscale e saltava fuori che non avevano mai dato il consenso. Non per scelta consapevole. Per ignoranza del meccanismo.
Il Fascicolo oggi è un libro mutilato. Il Profilo sanitario sintetico, quella carta d’identità clinica che in emergenza fa la differenza, è tecnicamente disponibile. Di fatto vuoto. Tocca ai medici di famiglia compilarlo e la Regione ha aperto un confronto con gli Ordini. Ma la strada è lunga.
La cartella clinica clinica elettronica è rinviata a dopo giugno 2026.1 referti di anatomia patologica sono rimasti fuori per un nodo delicato: in caso di positività la diagnosi va consegnata e spiegata dal medico, non può comparire come notifica sullo schermo. D pn è stato risolto. L’integi dovrebbe arrivare enfi aprile.
Il buco nero più profondo resta il settore privato convenzionato. Al censimento iniziale aveva risposto solo il 40% delle strutture. Al 10 marzo 127 strutture private hanno superato i test e alimentano il sistema. Le altre restano fuori. Ma la sospensione dell’articolo 15 del decreto-legge Concorrenza ha tolto l’unico deterrente . Quella norma avrebbe legato il convenzionamento all’obbligo di trasmettere i dati. Salvato il vincolo, molte cliniche continuano a trattare il Fascicolo come un clic di troppo.
Poi ci sono i soldi. Dei 47 milioni, a marzo risultava rendicontato circa il 40%. In missione un consigliere ha citato una cifra più cruda. La dirigente ha corretto: quello era il fatturato pagato, non le spese sostenute. Cambia la contabilità, non la sostanza. Oltre 20 milioni sono ancora da impegnare. La scadenza di giugno incombe.
Durante il dibattito in commissione sono emersi particolari di vita vissuta. Un consigliere ha citato il caso di un paziente che fa un prelievo il 2 marzo. Il referto viene firmato digitalmente lo stesso giorno. La notifica sull’app IO arriva il 5, alle cinque del mattino. Tre giorni per un emocromo. Per un paziente oncologico in attesa di terapia, o per chi deve calibrare nel pomeriggio la dose di un anticoagulante, tre giorni sono un’eternità. La dirigente ha risposto che cinque giorni è il limite di legge e che il Fascicolo nasce per la storia clinica, non per la tempestività. Poi ha raccontato due episodi personali. I suoi referti le sono arrivati dopo sette giorni, perché un aggiornamento del fornitore aveva alterato il codice dei file, bloccando il flusso. E la notifica sull’app IO, quella che dovrebbe avvisare il cittadino quando un documento è pronto, a lei non è mai arrivata. «Sono anch’io vittima dei miei stessi sistemi». Chi guida il progetto e fa i conti con gli stessi disservizi di tutti gli altri.
Dal 31 marzo tutte le strutture sanitarie devono adeguarsi al formato standard del FSE 2.0. Poliambulatori, studi odontoiatrici, fisioterapici, laboratori. Tutti. A giugno il sistema dovrà essere operativo al cento per cento. L’Europa si prepara al 2027 per far circolare i dati clinici tra i Paesi dell’Unione. Il Fascicolo italiano è già progettato per agganciare quel treno. Quando sarà realtà condivisa, ogni pronto soccorso, ogni ambulatorio, ogni medico d’emergenza da Lisbona a Helsinki potrà sapere che siete cardiopatici, che prendete anticoagulanti, che qualche mese fa vi hanno impiantato uno stent. Non vi curerà al buio.
Ma la Puglia resta impantanata in un presente dove la tecnologia è un’eccellenza formale che non parla con le persone. Se non si convinceranno i medici che il Fascicolo è il loro miglior alleato e i cittadini che è un loro diritto, quei 47 milioni resteranno il prezzo di un archivio perfetto che può salvare vite. Ma che quasi nessuno consulta.
corrieredelmezzogiorno



