Un turista che cerca una casa vacanze a Vieste potrebbe, inconsapevolmente, ritrovarsi a chiamare al telefono l’assessora regionale al Turismo, Graziamaria Starace. Il numero di cellulare della Starace campeggia in bella vista sulla pagina Facebook della struttura di famiglia. Un bel complesso con «bilocali e trilocali comodi, spaziosi e arredati con stile», a pochi passi dal lungomare della cittadina. Anche questo è un pezzo della storia che da una settimana agita (e in certi casi fa sorridere) la politica pugliese: Starace è indagata per concussione ai danni dell’ex marito Alessandro Corso, che è a sua volta a processo per maltrattamenti nei confronti della donna. Ma – si scopre ora – pure lei è finita a processo per reati paesaggistici relativi a quella struttura, pur sostenendo che non sia colpa sua.
Ricapitoliamo. Nel 2024, a seguito di un litigio in famiglia per il quale intervengono i carabinieri, l’allora assessora comunale al Turismo di Vieste, Graziamaria Starace viene ascoltata in caserma: pur confermando le vessazioni subite dal marito, la donna manifesta la volontà di non denunciare per tutelare il coniuge. Poi, però, qualcosa cambia e la donna, nel frattempo andata via di casa, racconta tutto e sporge querela.
Parte così la procedura prevista dal Codice rosso che non porta a misure cautelari perché Starace, davanti ai militari, racconta di non temere altre aggressioni da parte del marito: «Vivo di fronte casa dei miei genitori, e quando esco sono sempre accompagnata».
Il processo per molestie a Corso (difeso dagli avvocati Ilario Valente e Francesco Americo) è iniziato nello scorso settembre e riprenderà a ottobre: lui nega tutto e riconduce quanto avvenuto alla reciproca litigiosità. Nel frattempo, nel giugno 2025, l’uomo – pure lui imprenditore turistico – ha denunciato ai carabinieri di Vieste il presunto reato ai suoi danni: il Comune che avrebbe revocato la concessione demaniale della struttura di famiglia come ritorsione per gli alimenti non pagati ai figli. Ne è nato un fascicolo di indagine per concussione a carico di Starace, del sindaco Giuseppe Nobiletti e di un dirigente comunale.
A marzo scorso il Comune ha annullato in autotutela la revoca della concessione, rilevando che gli abusi contestati in due verbali della Polizia locale sono stati nel frattempo sanati. Ma un assessore, Gaetano Paglialonga, fratello della nuova fidanzata di Corso, revocato lunedì da Nobiletti (è la mossa che ha fatto emergere tutta questa storia), ha registrato i colloqui nella stanza del sindaco da cui emergerebbe la prova della ritorsione. Sarà la pm Paola De Martino ad accertare come sono andate davvero le cose.
E qui si innesta la vicenda degli abusi nella casa vacanze. Nel 2022, mentre Starace era assessore comunale al Turismo, un sopralluogo della Forestale su una delle tre palazzine del complesso (quella in costruzione) accerta una serie di irregolarità rispetto al progetto autorizzato: un terrazzo troppo grande, un vano tecnico trasformato in camera, alcuni pilastri di cemento armato non previsti. Parte quindi una segnalazione in Procura, che nel 2024 porta all’emissione di un decreto penale di condanna regolarmente opposto: viene dunque disposto il giudizio, a carico della Starace (difesa dall’avvocato Alessandro Ciliberti) e del direttore dei lavori, davanti al Tribunale monocratico di Foggia. L’accusa è di violazioni edilizie commesse in area tutelata.
Un assessore comunale al Turismo imputato per reati paesaggistici su una struttura turistica è un fatto abbastanza singolare. Tuttavia dopo il suo percorso di presa di coscienza, lo stesso che l’ha alla fine portata a denunciare l’ex marito, Starace denuncia anche questa vicenda. La palazzina, mette a verbale l’assessora davanti ai carabinieri di Vieste, è stata realizzata su terreni di sua proprietà, tuttavia lei aveva sottoscritto un contratto di comodato che concedeva al marito il diritto di effettuare i lavori. E sarebbe stato lui, in sostanza, a far eseguire le opere abusive.
«Sono stata costretta ad assecondare le decisioni di mio marito di cui ero succube – ha raccontato in sostanza la donna – per via delle sue continue minacce di ritorsioni e anche per via di violenze e dell’isolamento a cui mi ha sottoposto». Fatto sta che a un certo punto, dopo l’ennesima aggressione di cui avrebbe fatto le spese anche la figlia maggiore, la Starace è riuscita ad andare via di casa ed ha raccontato tutto.
Il contratto di comodato sulla struttura a favore del marito nel frattempo è stato revocato. Le autorizzazioni edilizie sono state volturate. È stata chiesta la sanatoria per alcune delle opere abusive, mentre altre sono state demolite. «Mio marito – ha denunciato ancora la Starace – ha provato a opporsi alla demolizione, minacciando gli operai».
Il ripristino dello stato dei luoghi estingue i reati paesaggistici, essendo state ottemperate tutte le prescrizioni della Soprintentenza. In più Starace dice di non essere responsabile degli abusi. Per questi due motivi, alla prossima udienza, la difesa chiederà al giudice di dichiarare immediatamente l’insussistenza del reato. Ma dovrà essere il Tribunale a decidere.
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