Nel 1994 mio nonno venne a mancare, lasciando un importante patrimonio immobiliare e turistico nel territorio di Vieste.
Come purtroppo accade non di rado nelle grandi successioni familiari, la sua scomparsa aprì una lunga e complessa stagione di controversie ereditarie e vicende giudiziarie che finirono per segnare profondamente la mia adolescenza.
Per oltre dieci anni la mia vita rimase sospesa tra tribunali, avvocati e attese che sembravano non finire mai. Nel frattempo, mentre gli altri eredi della famiglia disponevano di notevoli mezzi economici, io e mia madre vivevamo in condizioni estremamente difficili e senza riuscire a ottenere ciò che ritenevamo giusto e doveroso.
A un certo punto compresi che, continuando ad aspettare, stavo rinunciando alla mia vita. Così presi una decisione che molti giudicarono incomprensibile: lasciai il Gargano, lasciai l’Italia e partii per la Repubblica Ceca senza denaro, senza contatti e senza alcuna certezza sul futuro.
Ripartii completamente da zero. Iniziai svolgendo lavori molto umili. Il primo fu in un’impresa di pulizie all’interno di una fabbrica. Dopo un periodo di assestamento tornai però a coltivare la mia passione per la musica.
Cominciai a esibirmi nei piano bar e, un passo dopo l’altro, la mia notorietà iniziò a crescere. Arrivarono ingaggi sempre più importanti, fino alla finale di X Factor e, successivamente, alla vittoria come miglior cantautore al più importante festival musicale dell’ex Unione Sovietica, trasmesso dall’emittente russa Russia 1 e seguito in diretta internazionale da oltre 200 milioni di spettatori in tutti i Paesi di lingua russa.
La mia carriera era ormai lanciata tra Repubblica Ceca e Slovacchia grazie anche alle collaborazioni con importanti artisti locali, e nei Paesi di lingua russa grazie alla visibilità ottenuta con il festival.
Il destino volle poi che iniziassi una relazione con la cantante più celebre della Repubblica Ceca. Da quel momento ebbe inizio una persecuzione mediatica di proporzioni mai viste e una sovraesposizione mediatica senza precedenti che travolse completamente le nostre vite.
Per dare un’idea del clima di quegli anni, giornalisti della principale emittente televisiva ceca e della più importante testata giornalistica del Paese arrivarono fino a Peschici e si spinsero addirittura a sfondare il portone della mia abitazione.
Pochi mesi dopo, la mia compagna si tolse la vita gettandosi sotto un treno. Per anni l’opinione pubblica della Repubblica Ceca e della Slovacchia continuò a interrogarsi e a discutere di quella drammatica vicenda.
Per me, invece, iniziò un periodo di profonda depressione. La mia carriera nello spettacolo era terminata e non volevo più avere alcun rapporto con quell’ambiente.
Scelsi allora di dedicarmi agli altri e alla beneficenza.

Successivamente incontrai la donna che sarebbe diventata mia moglie e insieme sviluppammo un nuovo progetto imprenditoriale: una catena di negozi di prodotti alimentari italiani a marchio Conte Martucci, nella quale investii tutto ciò che avevo guadagnato negli anni dello show business.
Eravamo pronti per inaugurare il progetto. Era il marzo del 2020.
Ma arrivò il Covid.
In poche settimane i nostri progetti, i nostri investimenti e le nostre prospettive vennero travolti dalla pandemia. Ci ritrovammo praticamente a ricominciare da capo nel momento forse più delicato della nostra vita, perché mia moglie aspettava il nostro primo figlio.
Fu proprio lei, che da economista da sempre appassionata ed esperta di mercati finanziari, a convincermi a ripartire ancora una volta, investendo in quel settore il pochissimo che ci era rimasto.
I risultati furono talmente straordinari che nel giro di pochi mesi avevamo già recuperato tutto ciò che avevamo perso con il fallimento del nostro progetto imprenditoriale. Meno di un anno dopo aprimmo il nostro fondo di investimento, che per tre anni consecutivi ottenne risultati fuori scala, attirando investitori internazionali di alto profilo, fino a portarci a collaborare con il più grande fondo sovrano di uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo.
La nostra vita aveva preso una direzione che, soltanto pochi anni prima, non avremmo mai neppure osato immaginare.
Eppure c’era ancora qualcosa che sentivo di dover fare. Volevo chiudere un cerchio aperto trent’anni prima a Vieste.
Decisi così di tornare nei luoghi della mia infanzia e di provare a riacquistare le proprietà alle quali ritenevo di avere diritto e che non ero mai riuscito a ottenere. Ma, quando mi trovai nuovamente davanti a quei luoghi, compresi che il tempo aveva già pronunciato la sua sentenza. Il villaggio turistico era ormai in condizioni fatiscenti e il palazzo di famiglia nel centro di Vieste versava in uno stato di gravissimo degrado.
Fu allora che capii che quel cerchio si era già chiuso da solo.
Quelle proprietà erano ormai briciole al paragone di ciò che avevo costruito con mia moglie.
Scelsi comunque di fare ancora qualcosa per la mia terra. Mi impegnai affinché un’antica abbazia appartenente alla famiglia paterna potesse tornare a essere fruibile dalla comunità garganica, che da anni ne chiedeva la riapertura e la valorizzazione. In pochi mesi raggiunsi l’obiettivo che mi ero prefissato.
Dopo quella soddisfazione morale, io e mia moglie prendemmo un’altra decisione: dedicarci completamente alla nostra famiglia e ai nostri figli.
Dopo tutto ciò che ho vissuto, ho compreso che il successo, la fama e il denaro possono cambiare le condizioni della nostra vita, ma non sono ciò che le dà un significato.
Per anni ho rincorso ciò che avevo perduto, poi ciò che desideravo diventare e infine ciò che pensavo di dover dimostrare al mondo. Oggi so che la felicità si trova altrove: nell’amore delle persone che ci stanno accanto, nella serenità di una famiglia, nella possibilità di essere utili agli altri e nella pace di aver finalmente imparato a vivere il presente, senza più lasciare che il passato decida il nostro futuro.
domenico martucci



