Dal 29 giugno all’Hotel Eden di San Domino, la mostra fotografica di Luana Rigolli riporta alla luce il confino fascista degli omosessuali. Accadde qui, su quest’isola. Ottantasette anni fa.
San Domino, giugno 2026. Stessa isola. Acque trasparenti, barche, turisti. Ma dal 29 giugno, dentro l’Hotel Eden, ci sarà qualcosa che stona — nel senso buono. Qualcosa che obbliga a fermarsi.
L’isola degli arrusi è una mostra fotografica. L’ha costruita Luana Rigolli, fotografa bolognese, partendo da un libro trovato quasi per caso in libreria nel 2019: La città e l’isola di Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti. Tra l’altro presentato proprio all’Hotel Eden nell’estate del 2012. Un testo scritto negli anni Novanta, quando i due autori riuscirono a rintracciare e intervistare l’ultimo sopravvissuto ancora in vita. Uno dei 4
I 45 sono gli uomini al centro di questa storia. Quarantacinque omosessuali catanesi, tra i 18 e i 54 anni, arrestati nel 1939 con l’accusa di “pederastia passiva”. Il questore di Catania, Alfonso Molina, li schedò, li sottopose a visite mediche umilianti, li caricò e li spedì al confino. La destinazione era San Domino, Isole Tremiti. A oltre 700 chilometri da casa.
Ci restarono fino al giugno 1940. Li rimandarono a casa non per clemenza, ma per necessità: con l’entrata in guerra, l’isola serviva per i detenuti politici. Più pericolosi, si disse. Come se esistesse una gerarchia nell’essere perseguitati.
Questa storia i libri di scuola non l’hanno mai raccontata. Non allora, non oggi.
Si insegna la Shoah, si insegnano i deportati politici, qualche accenno ai Rom. Gli omosessuali perseguitati dal fascismo non compaiono. Rigolli lo dice senza giri di parole: «Non sapevo nulla di tutto questo. Non avevo nemmeno idea che gli omosessuali fossero stati perseguitati e confinati durante il regime fascista.»
È una fotografa italiana colta, curiosa, abituata a lavorare sulla storia. Eppure non lo sapeva. Non è una colpa sua. È una colpa di chi ha scritto i programmi scolastici, di chi ha deciso cosa ricordare e cosa lasciare nell’ombra.
Per costruire la mostra, Rigolli ha passato mesi all’Archivio Centrale di Stato a Roma. Ha recuperato i fascicoli biografici di tutti e 45 i confinati: le foto segnaletiche scattate al momento del fermo, i verbali di arresto, le lettere che loro e i loro familiari scrivevano alle autorità per chiedere la grazia. Documenti che fanno male a leggere. Ha fotografato i vicoli di Catania dove quegli uomini vivevano la loro vita di notte, in clandestinità. Ha fotografato San Domino, i luoghi del confino.
Il risultato ha girato il mondo prima di tornare in Italia. Germania, National Geographic Olanda, Istituto Italiano di Cultura di Montreal. L’Italia si è svegliata dopo, come spesso accade con le storie scomode.
Dal 29 giugno, quella mostra arriva dove la storia è accaduta. All’Hotel Eden, sull’isola di San Domino, via Giuseppe Garibaldi 1. Ingresso libero, ogni giorno dalle 8 alle 20, fino al 5 settembre.
Non è un gesto simbolico. È più semplice e più pesante di così: è restituire a un luogo la memoria di quello che ha vissuto. I turisti che questa estate sbarcheranno a San Domino per il mare passeranno davanti a quei volti. Alle foto segnaletiche di uomini arrestati per quello che erano. Alle lettere in cui chiedevano di tornare a casa.
Vale la pena fermarsi.
Gaetano Simone, Hotel Eden – San Domino, Isole Tremiti



