A Monte Sant’Angelo l’arte del merletto si intreccia con il territorio e con la memoria delle comunità. È questo il senso della nuova veste di «Il Terzo Paradiso: Intrecci d’Oro», l’opera realizzata da Michelangelo Pistoletto nel 2024, anno in cui la città garganica è stata Capitale della cultura di Puglia.
Nel quasi millenario Battistero di San Giovanni in Tumba, per secoli erroneamente identificato come la tomba del re longobardo Rotari, il 93enne pittore e scultore biellese, tra i principali esponenti della Pop Art e dell’Arte Povera, ha reinterpretato il suo celebre «Terzo Paradiso». L’epigrafe conservata nel monumento, in realtà, fa riferimento al nobile locale Rodelgrimo e al cognato Pagano, committenti della cupola.
La rivisitazione dell’opera, divenuta uno dei simboli della ricerca artistica di Pistoletto dopo il conferimento del Leone d’Oro alla carriera nel 2003, nasce a Monte Sant’Angelo dall’incontro tra l’arte contemporanea e la sapienza artigianale delle merlettaie. Una partecipazione che assume così una dimensione profondamente legata al luogo e alla sua identità.
Il 2 ottobre 2024, alla presenza dello stesso Pistoletto, l’installazione ha preso forma attraverso un patrimonio di centrini, merletti e manufatti realizzati al tombolo e a macramè, provenienti da diverse aree della Puglia e da preziosi corredi familiari. I manufatti sono stati intrecciati e sottoposti a un processo di metallizzazione in ottone dorato, trasformando materiali per loro natura fragili e delicati in una composizione stabile e duratura.
Nel 2025 «Intrecci d’Oro», nell’ambito del percorso di candidatura al Compasso d’Oro, è entrata nell’ADI Design Index, il più autorevole repertorio annuale del design italiano. Un riconoscimento che valorizza un’opera capace di rielaborare il segno matematico dell’infinito attraverso tre cerchi consecutivi: i due esterni rappresentano le diversità e le contrapposizioni, mentre quello centrale diventa lo spazio generativo di un nuovo equilibrio umano.
Nella versione concepita per Monte Sant’Angelo, questa visione universale si fonde con la memoria locale e con il saper fare tramandato nel tempo. Oggi l’opera si presenta con una nuova base, progettata per rafforzarne il significato e il dialogo con il territorio. I piedi mobili richiamano infatti il movimento incessante dei fuselli sul tombolo, antico strumento utilizzato nella lavorazione del merletto.
Il sostegno, dunque, non è un semplice elemento strutturale, ma diventa parte integrante della narrazione artistica. Evoca il ritmo delle mani pazienti delle merlettaie, la precisione necessaria per intrecciare ogni filo e la capacità di trasformare elementi distinti in un disegno armonico e unitario.
È qui che l’arte contemporanea incontra un sapere antico, radicato nelle asperità del Gargano. Il merletto a tombolo è infatti un pizzo realizzato a mano attraverso l’intreccio di fili di cotone, lino o seta, avvolti su piccoli bastoncini di legno, i fuselli. I fili vengono guidati da spilli inseriti in un apposito cuscino, cilindrico o sferico, anch’esso chiamato tombolo, seguendo un disegno prestabilito.
Una tecnica artigianale fatta di gesti minuziosi, pazienza e memoria, che attraverso «Il Terzo Paradiso: Intrecci d’Oro» trova una nuova forma espressiva. Così un patrimonio immateriale della comunità si trasforma in materia d’arte e, dal cuore del Gargano, continua a guardare verso il futuro.



