È il terzo riconoscimento nella Foresta Umbra dopo Sfilzi e Pavari. La Regione approva anche le linee guida per i vivai forestali: specie autoctone e materiali certificati per affrontare siccità e temperature elevate.
Falascone entra ufficialmente tra i Boschi Vetusti della Puglia. L’area della Foresta Umbra, nel territorio di Monte Sant’Angelo, diventa il terzo sito riconosciuto dalla Regione dopo Sfilzi e Pavari, completando il percorso avviato sul Gargano per individuare e tutelare gli ecosistemi forestali che nel tempo hanno conservato un elevato grado di naturalità.
Il riconoscimento riguarda boschi nei quali la presenza di specie autoctone e l’assenza di significative interferenze umane per almeno sessant’anni hanno consentito lo sviluppo di processi spontanei di rigenerazione e senescenza. È proprio questa continuità biologica a rendere queste aree particolarmente preziose per la biodiversità e per lo studio dell’evoluzione naturale degli ambienti forestali.
Per Sfilzi, nel territorio di Vico del Gargano, il riconoscimento regionale è stato seguito, ad agosto, dall’inserimento ufficiale nella Rete nazionale dei Boschi Vetusti istituita dal Masaf. Per Pavari, a Monte Sant’Angelo, è invece atteso il successivo decreto ministeriale.
Con Falascone si completa così il percorso di individuazione delle tre aree della Foresta Umbra candidate dalla Regione nell’ambito delle attività condotte con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università della Tuscia.
La tutela non si fermerà, però, al riconoscimento formale. Sono previste attività di divulgazione ambientale e forestale, visite guidate, iniziative didattico-educative e una segnaletica dedicata, con l’obiettivo di far conoscere meglio questi luoghi senza comprometterne gli equilibri. La stessa legge regionale in materia di foreste individua tra le proprie finalità l’educazione ambientale e la promozione di forme di turismo naturalistico, scientifico e sportivo compatibili con la conservazione dei siti.
Accanto alla protezione degli ecosistemi già maturi, la Giunta regionale ha approvato anche le linee guida di programmazione 2026/2027 per la vivaistica forestale regionale.
Il secondo provvedimento guarda quindi alle foreste di domani e definisce gli indirizzi per la produzione, la conservazione e la diffusione del materiale forestale di moltiplicazione, con particolare attenzione alle specie autoctone, alla provenienza certificata e alle condizioni fitosanitarie dei materiali destinati ai diversi territori.
La programmazione punta a rafforzare il ruolo dei vivai non soltanto come luoghi di produzione di piante, ma come infrastrutture strategiche per la conservazione della biodiversità e la rigenerazione del patrimonio boschivo pugliese.
L’attività si inserisce nell’attuazione della Strategia Forestale Nazionale e nell’obiettivo di migliorare il controllo sull’origine dei materiali impiegati, valorizzando anche la funzione dei boschi da seme.
Per il 2026 la Regione ha inoltre previsto incentivi specifici destinati allo sviluppo della vivaistica forestale privata.
La logica che tiene insieme i due provvedimenti è dunque quella di agire su due piani complementari: da una parte conservare gli ambienti che hanno raggiunto un elevato livello di naturalità, dall’altra programmare oggi il patrimonio vegetale chiamato a resistere alle condizioni climatiche dei prossimi anni.
«Con il riconoscimento di Falascone compiamo un altro passo importante nella tutela del patrimonio forestale pugliese e portiamo a tre i Boschi Vetusti riconosciuti dalla Regione nella Foresta Umbra», dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Francesco Paolicelli.
L’assessore lega la conservazione alla necessità di preparare i boschi alle nuove condizioni climatiche, puntando su specie autoctone, materiali certificati e una maggiore capacità di adattamento.
Tra gli obiettivi indicati c’è anche il rafforzamento della ricerca e della conservazione delle risorse genetiche, con la prospettiva di creare una vera e propria banca del seme in grado di sostenere lo studio, la selezione e la messa a dimora di varietà più resistenti alla siccità, alle temperature elevate e agli altri effetti dei cambiamenti climatici.



