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A 50 ANNI DAL DISASTRO ENICHEM, LA FERITA RESTA APERTA: “FALDA ANCORA INQUINATA, C’È POCO DA GIOIRE”

Nel 1976 la dispersione di tonnellate di anidride arseniosa dal petrolchimico di Manfredonia. Nel cinquantennale dell’incidente tornano al centro bonifica, ambiente e salute.

Mezzo secolo fa, la storia industriale e sociale di Manfredonia subiva una frattura destinata a segnare per sempre la memoria della Capitanata. Era il 26 settembre 1976 quando, all’interno dello stabilimento petrolchimico Anic, si verificava il drammatico scoppio della colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca, provocando la fuoriuscita e la dispersione sul territorio di decine di tonnellate di anidride arseniosa e ossido di carbonio.

A distanza di cinquant’anni esatti da quel tragico evento, il bilancio dell’impatto ambientale e della bonifica dell’area ex Enichem resta aperto, accompagnato da dubbi, lungaggini burocratiche e forti preoccupazioni da parte delle associazioni e della cittadinanza. Se ne è parlato nel corso del primo di quattro appuntamenti organizzati dalla Casa della Salute e dell’Ambiente nell’ambito del cinquantennale dall’incidente. E le criticità sono ancora tante.

“Le falde del sito ex Enichem  – ha ribadito Alfredo De Luca dei Verdi – sono ancora inquinate. Si continua a tirare fuori ben 175 kg di arsenico ogni sei mesi. Pensate che per uccidere una persona ne basta un grammo di arsenico. E questi sono i dati dell’Eni Rewind”.

“Non possiamo dire che la bonifica dovrà essere completata, solo una piccola parte è stata interessata. La falda è tutt’ora inquinata. C’è poco da gioire, anzi”. Il commento dell’ex direttore dell’Arpa Puglia, Roberto Giua.

Lo stato di salute dei cittadini? “In questo momento – spiega Lucia Bisceglia, direttore di Aress Puglia –  non siamo in grado di rilevare particolari criticità nello stato di salute dei cittadini residenti a Manfredonia. Siamo difronte a piccole criticità che sono oggetto di approfondimento, in particolare il tumore al polmone negli uomini. Tuttavia riscontriamo un eccesso di ricoveri ospedalieri per patologie cardiovascolari”.  Vincenzo D’Onofrio nel 1976 era uno dei tanti dipendenti del petrolchimico, la sua è una delle ultime testimonianze. “Solo dopo tre giorni ci accorgemmo della gravità del caso. Sulle morti per cancro  di alcuni lavoratori, le ultime sentenze dicono che non c’è nessun nesso con l’intossicazione di arsenico. La giustizia dice che non c’è correlazione. Personalmente dico di si”. Molto amareggiata Rosa Porcu dell’asociazione Casa della Salute e dell’Ambiente. “A Manfredonia sono ancora tante le persone che muoiono prima del previsto”.

saverio serlenga