Il Premio Cultura Puglia a uno studioso che da anni racconta il Gargano, la Capitanata e la questione meridionale. Un riconoscimento che premia non soltanto una produzione libraria, ma un’intera idea di cultura: radicata nel territorio, rigorosa nella ricerca, civile nel suo significato.
C’è un Sud che chiede continuamente di essere raccontato. E c’è un Sud che, invece, prova a raccontarsi da solo, scavando negli archivi, interrogando la storia, recuperando nomi, vicende e memorie che troppo spesso sono rimasti ai margini della grande narrazione nazionale.
È dentro questa seconda prospettiva che va letto il Premio Cultura Puglia dell’VIII edizione del Premio Adriatico – Un mare che unisce, assegnato a Michele Eugenio Di Carlo, studioso, saggista e pubblicista di Vieste, ma nato a Milmort in Belgio nel 1955.

Non è soltanto un premio a un autore. È il riconoscimento di un percorso.
Quello di un uomo che ha scelto di dedicare una parte importante della propria attività allo studio del Gargano, della Capitanata e del Mezzogiorno, mettendo insieme ricerca storica, attenzione al territorio, impegno civile e divulgazione.
Un percorso tutt’altro che improvvisato.
Laureato in Scienze agrarie, più volte consigliere comunale di Vieste e assessore all’Agricoltura, Di Carlo ha conosciuto il territorio non soltanto attraverso i libri, ma anche attraverso l’impegno amministrativo e civile. Nel 2009 è stato il primo presidente del Comitato di tutela del mare del Gargano. Parallelamente ha sviluppato un’intensa attività giornalistica e culturale, collaborando con diverse testate locali, regionali e nazionali.
Poi i libri.
E qui il curriculum racconta molto più di una semplice bibliografia.
Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti, La Capitanata al crepuscolo del Settecento, Sud da Borbone a brigante. La fine del Regno delle Due Sicilie e, nel 2026, Meridionalismo e meridionalisti. La questione meridionale dall’Unità d’Italia compongono un itinerario di ricerca nel quale il Mezzogiorno non viene osservato come una periferia della storia, ma come uno dei luoghi nei quali la storia italiana si è concretamente formata.
È questa, probabilmente, la cifra più interessante del lavoro di Di Carlo.
La sua non è una ricerca che si limita ai grandi protagonisti. Nei suoi studi trovano spazio contadini e braccianti, campagne e transumanza, agricoltura e produzioni agroalimentari, acqua e territorio, emigrazione e trasformazioni economiche. Ma trovano spazio anche figure fondamentali del meridionalismo, da Giustino Fortunato a Pasquale Villari, da Leopoldo Franchetti a Sidney Sonnino, fino a Tommaso Fiore ed Emilio Sereni.
In altre parole, la grande storia viene riletta dal territorio.
E il territorio, nel suo lavoro, non è una cartolina.
È un luogo nel quale si sono consumati conflitti sociali, trasformazioni economiche, ingiustizie, processi politici e profondi cambiamenti culturali. Comprenderlo significa quindi comprendere una parte dell’Italia.
È proprio per questo che il Premio Adriatico assume un significato particolare.
La manifestazione, ideata e promossa dal professore e critico d’arte Massimo Pasqualone, e coordinata per la Puglia da Elisabetta Grilli, nasce con l’ambizione di mettere in relazione le culture delle regioni italiane affacciate sull’Adriatico e delle nazioni della sponda opposta. Non soltanto un premio, dunque, ma un progetto culturale fondato sull’idea del mare come spazio di incontro.
E quale riconoscimento più coerente, allora, per uno studioso che ha fatto della memoria del proprio territorio uno strumento di conoscenza più ampia?
Dal Gargano all’Adriatico. Dalla storia locale alla questione meridionale. Dalla ricerca individuale al lavoro con reti di studiosi e realtà culturali.
Di Carlo è socio della Società di Storia Patria, socio fondatore del Movimento 24 agosto e promotore della rete culturale meridionalista Carta di Venosa e della Rete di studiosi Carta di Calenella. Per questo gruppo ha partecipato alla curatela di volumi di Autori vari dedicati agli Intrecci di saperi per una conoscenza integrata, alle Competenze in rete e ai Paesaggi cinematografici del Gargano.
È un’attività che racconta un’altra caratteristica del suo percorso: la cultura come lavoro collettivo.
Non soltanto scrivere, dunque, ma mettere in relazione persone, competenze e territori.
La scelta del Premio Adriatico arriva inoltre in un’edizione nella quale la Puglia presenta un gruppo particolarmente articolato di premiati, provenienti da mondi diversi: arte, danza, pittura, musica, sport, sociale, volontariato, imprenditoria, giornalismo, letteratura, poesia, scuola, teatro e politica.
Dentro questo mosaico, il riconoscimento a Di Carlo per la Cultura individua una dimensione forse meno immediatamente spettacolare, ma essenziale: quella di chi costruisce cultura attraverso anni di studio, pubblicazioni, confronto e divulgazione.
E c’è una domanda che questo premio, indirettamente, ripropone: che cosa significa oggi fare cultura nel Mezzogiorno?
Significa certamente produrre libri e studi. Ma significa anche restituire dignità alla memoria dei territori, sottrarre la storia locale alla marginalità, mettere in discussione letture consolidate quando la ricerca lo richiede e soprattutto creare strumenti affinché le nuove generazioni possano conoscere la terra nella quale vivono.
È qui che il lavoro di Di Carlo incontra la sua dimensione civile.
La questione meridionale, nei suoi scritti, non è una formula consegnata ai manuali di storia. È una vicenda ancora capace di interrogare il presente. Le differenze territoriali, lo sviluppo agricolo, l’emigrazione, le trasformazioni economiche, il rapporto tra Stato e periferie, le conseguenze dell’unificazione e le diverse interpretazioni del Risorgimento appartengono infatti a una discussione che continua a influenzare il modo in cui il Mezzogiorno interpreta se stesso.
Per questo il Premio Adriatico può essere letto anche come un riconoscimento alla necessità della memoria. Una memoria che non deve diventare nostalgia. E nemmeno propaganda.
Deve diventare conoscenza.
È questa la sfida più interessante per chi studia il Sud: raccontarlo senza semplificarlo, senza idealizzarlo e senza accettare che la sua storia venga considerata soltanto una nota a margine della storia nazionale.
Il Premio Cultura Puglia a Michele Eugenio Di Carlo arriva, dunque, al termine di un percorso nel quale il Gargano è stato laboratorio di ricerca e il Mezzogiorno oggetto di studio, ma anche luogo di appartenenza e responsabilità.
La cerimonia del 10 ottobre a Termoli sarà il momento ufficiale della consegna. Ma il significato del riconoscimento va oltre quella giornata.
Perché un premio culturale, quando arriva dopo anni di ricerca, non fotografa soltanto ciò che è stato fatto.
Indica anche ciò che vale la pena continuare a fare.
E nel caso di Michele Eugenio Di Carlo significa continuare a studiare il Sud, raccontarne le contraddizioni, conservarne la memoria e portare la storia del Gargano fuori dai confini del Gargano.
Perché il Mezzogiorno non ha bisogno soltanto di essere raccontato. Ha bisogno di essere studiato, conosciuto e ascoltato.
E anche attraverso la cultura può finalmente parlare con la propria voce.
Teresa Maria Rauzino
Presidente Sezione Gargano Società Storia Patria per la Puglia



