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LIDI CHIUSI A OTTOBRE? I GESTORI SMENTISCONO: «IN PUGLIA CI SONO ANCORA TANTI TURISTI»

Tutti al mare a ottobre, anche se senza alcuni servizi. Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib, il Sindacato italiano balneari, smonta la polemica sollevata da Fratelli d’Italia e assicura che in Puglia la stagione balneare non è affatto finita.

«Vengo ora dalla spiaggia e glielo posso assicurare: qui a Margherita di Savoia continuiamo a fare il bagno. E, da quello che mi risulta, Gallipoli è piena di svizzeri. Ma potrei citare anche Vieste o Lesina», racconta Capacchione.

L’atto di accusa arriva dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Nicola Gatta: «Da anni ci si riempie la bocca con parole d’ordine come destagionalizzazione, prolungamento dei flussi turistici e potenziamento dell’accoglienza. Ma la Puglia è la regione che apre più tardi di tutte e chiude prima di tutte le principali mete balneari italiane».

A replicare è Raffaele Piemontese, assessore regionale al Demanio. «La fine della stagione balneare fissata dall’ordinanza non significa affatto che dal 14 settembre in Puglia si chiudano stabilimenti e spiagge», chiarisce. «L’ordinanza prevede espressamente che la balneazione possa proseguire negli stabilimenti anche dopo quella data, nel rispetto delle condizioni di sicurezza previste, e consente alle strutture autorizzate di esercitare durante l’intero anno servizi come bar e ristorazione».

Capacchione conferma e ricorda che la possibilità di proseguire l’attività non è una novità. «Già vent’anni fa l’assessore Guglielmo Minervini stabilì che in Puglia la stagione va dal primo gennaio al 31 dicembre. Nel nostro lido, per esempio, abbiamo gli ombrelloni aperti».

Secondo il presidente del Sib, il nodo della questione riguarda soprattutto l’obbligo di assistenza ai bagnanti, disciplinato a livello nazionale e previsto da maggio a settembre. «Da ottobre si può fare elioterapia, senza assistenti bagnanti. L’importante è che sia opportunamente indicato con un cartello in più lingue».

Il sito “Balneabile”, tuttavia, indica il 30 settembre come termine della stagione balneare, in linea con quanto avviene nella maggior parte delle regioni italiane. Fanno eccezione Calabria e Sicilia, dove la stagione si conclude il 31 ottobre.

A fare la differenza è soprattutto il monitoraggio della balneabilità. Per garantirla sono necessari i prelievi delle acque, che in Puglia, secondo i dati citati da Capacchione, non vengono effettuati in media da 50 giorni, contro i 22 della Calabria e i 26 della Sicilia.

«Bisognerebbe commissionare i monitoraggi all’Arpa», conclude Capacchione, «ma costerebbe almeno 200mila euro».