Maxi frode IVA transnazionale da 100 milioni di euro smantellata da Guardia di Finanza e Procura Europea con 18 misure cautelari e sequestri per 25 milioni. Tra i 56 indagati compaiono tre soggetti di Mattinata, uno dei quali ucciso durante le indagini
Ci sono anche due soggetti di Mattinata, ristretti uno agli arresti domiciliari e l’altro in carcere a Bari, tra i 18 soggetti finiti nelle carte dell’ordinanza del Gip del Tribunale di Torino per le ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi all’Iva a carattere transnazionale nel settore del commercio di materie plastiche, attraverso l’utilizzo di un articolato schema carosello’.
All’esecuzione dei provvedimenti cautelari e alle connesse perquisizioni personali e locali hanno provveduto oltre 140 finanzieri dei nuclei di polizia economico-finanziaria di Torino e Ancona, supportati dai militari in forza ai reparti di Piemonte, Marche, Lazio, Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria, con l’ausilio di unità cinofile ‘cash dog’.
L’ordinanza di misura cautelare è stata eseguita dai militari dei comandi provinciali della Finanza di Torino e Ancona, all’esito di articolate indagini coordinate dalla Procura Europea.
Uno dei due mattinatesi attinti dalla misura svolgeva il ruolo di autotrasportatore, mentre l’altro, che stava scontando una disposizione restrittiva con possibilità di recarsi sul luogo del lavoro, è stato arrestato con l’accusa di aver fornito all’associazione prestanomi ai quali il sodalizio intestava le società inserite nel circuito delle fatture false.
Tra i soggetti coinvolti c’è un altro mattinatese assassinato durante le indagini tecniche nella guerra di mafia tra faide garganiche.
Le indagini dei nuclei pef delle Fiamme Gialle di Ancona e Torino hanno consentito di rilevare l’utilizzo, da parte della associazione per delinquere con base nelle Marche e ramificazioni in diverse regioni e all’estero, delle società ‘cartiere’ e ‘filtro’ con sedi in Italia, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria, attraverso cui venivano scambiate fatture per operazioni inesistenti finalizzate a consentire ai ‘formali’ acquirenti della di polimeri plastici, in alcuni casi anche calzature, di detrarre indebitamente l’imposta sul valore aggiunto applicata alle transazioni, in massima parte mai effettivamente realizzate.
Secondo le risultanze emerse a conclusione di articolate attività di intercettazione, osservazione e di pedinamento, riconciliate con gli esiti degli accertamenti bancari e delle mirate analisi operate attraverso le banche dati in uso al Corpo, l’organizzazione si sarebbe occupata della gestione di tutte le società di ‘fornitori’ e ‘interposti’ a vario titolo inserite nel meccanismo fraudolento, simulando transazioni commerciali il cui unico scopo era quello di far emergere, solo documentalmente, l’avvenuto acquisto di merci da parte dei committenti nazionali con conseguente diritto alla detrazione dell’Iva, attraverso società di comodo ubicate all’estero, nord e centro Italia, prive di struttura operativa e di dipendenti e intestate a meri ‘prestanomi’, che, tuttavia, omettevano sistematicamente la presentazione delle dichiarazioni e il versamento dell’imposta dovuta.
In taluni casi, nelle fasi iniziali della frode, è emerso che a fronte di trasferimenti fisici delle stesse partite di merce da Gorizia a Furnitz o Villach in Austria, e viceversa, risultavano emesse distinte fatture che documentavano cessioni a società dell’Est Europa, ma la merce non veniva spedita. Pertanto, ai clienti finali perveniva sempre la medesima partita di materiale, con lo stesso packaging, pur a fronte di diverse fatture.
I proventi dell’evasione venivano, poi, utilizzati per remunerare i soggetti inseriti nell’intera struttura, che si avvaleva anche di un circuito di finanziatori’ esterni che fornivano ai promotori della frode ingenti somme di denaro a prestito, impiegate per alimentare il circuito circolare dei pagamenti a supporto delle false fatturazioni.
In questo modo è stata accertata l’emissione e l’utilizzo, tra il 2018 e il 2022, di fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 100 milioni di euro, con un correlato danno dei bilanci dell’Unione Europea e Stato italiano quantificato in circa 25 milioni di euro, corrispondente al profitto della frode contestata, e il coinvolgimento nello schema fraudolento di 56 persone, a vario titolo, nella gestione di 34 imprese nazionali tra missing trader, buffer e broker, e otto società estere ritenute responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode Iva, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione e indebita compensazione di crediti d’imposta.
Le misure cautelariIl Gip di Torino, quindi, su proposta del Procuratore Europeo Delegato del capoluogo piemontese ha emesso apposito provvedimento a carico dei principali indagati, disponendo l’esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare (di cui 8 in carcere e tre agli arresti domiciliari) e sette provvedimenti di interdizione (divieto temporaneo di esercitare attività professionali o imprenditoriali e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) nei confronti di imprenditori e di professionisti coinvolti attivamente nella frode.
Disposto anche il sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie e beni mobili e immobili nei confronti di 23 persone fisiche e di 16 imprese, fino a concorrenza dell’importo di circa 25 milioni, somma quantificata quale profitto complessivo degli illeciti contestati.
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