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IL FARO DI VIESTE DIVENTA PATRIMONIO CULTURALE TUTELATO DALLO STATO: RICONOSCIUTO IL SUO VALORE STORICO E ARCHITETTONICO

Il Ministero della Cultura sottopone a vincolo l’edificio ottocentesco sull’isola di Santa Eufemia, progettato nel 1863 dall’ingegnere Francesco Arrio. Sull’isolotto anche una grotta con oltre 200 iscrizioni antiche, oggetto di studi da parte delle Università di Foggia e Bari.

Il faro di Vieste entra ufficialmente tra i beni culturali tutelati dallo Stato. Il Ministero della Cultura ha dichiarato l’edificio di interesse culturale, riconoscendone il valore storico e architettonico e disponendo l’applicazione delle misure di salvaguardia previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Il provvedimento riguarda la struttura che sorge sull’isola di Santa Eufemia, di fronte alla costa di Vieste, e ne garantisce la tutela anche in caso di futuri trasferimenti di proprietà.

A firmare il decreto è stata Francesca Romana Paolillo, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio, con un atto che annulla e sostituisce un precedente provvedimento dello scorso settembre per correggere un errore materiale nell’individuazione della proprietà del bene.

Come riferisce AgenziaCULT, la dichiarazione di interesse culturale è stata adottata ai sensi dell’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 42 del 2004, a seguito della richiesta di verifica presentata dalla Direzione del Genio per la Marina militare di Taranto e delle valutazioni espresse dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale della Puglia.

Il vincolo interessa nello specifico l’edificio del faro, mentre le altre aree dell’isolotto sono già sottoposte a tutela archeologica dal 1987.

La storia del faro di Santa Eufemia risale ai primi anni dell’Italia unita, quando il nuovo Stato avviò un programma di ammodernamento della rete nazionale dei segnalamenti marittimi. Il piano prevedeva la realizzazione di 42 nuovi fari, da affiancare ai 21 già esistenti, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza della navigazione lungo le coste italiane.

Il progetto del faro di Vieste, datato 22 giugno 1863, porta la firma di Francesco Arrio, ingegnere capo del Genio civile di Foggia, che nello stesso periodo si occupò anche della progettazione del faro di Manfredonia. Per la realizzazione dell’opera era stata preventivata una spesa di 28.600 lire, una cifra considerevole per l’epoca.

La documentazione storica allegata al provvedimento ministeriale evidenzia una discrepanza sulla data di entrata in funzione della struttura. Una carta ministeriale del gennaio 1865 segnalava infatti il faro come già acceso, mentre un avviso ai naviganti della Reale Marina italiana indica il 5 maggio 1867 come data dell’effettiva attivazione.

Da allora, il faro ha rappresentato un riferimento essenziale per la navigazione nell’Adriatico, diventando al tempo stesso uno degli elementi più caratteristici del paesaggio costiero di Vieste.

Dal punto di vista architettonico, il faro appartiene alla tipologia composta da un corpo di servizio e da una torre, che a Vieste presenta una particolare pianta ottagonale. Le murature portanti sono realizzate in pietra calcarea, mentre le facciate sono rivestite in travertino. Gli elementi in pietra a vista contribuiscono a definire l’identità architettonica dell’edificio e a testimoniarne il carattere storico.

Secondo i rilievi riportati nella documentazione tecnica, il punto luminoso raggiunge un’altezza complessiva di 40 metri sul livello del mare, superiore ai 35 metri previsti dal progetto originario.

La posizione del faro ne accresce ulteriormente il valore paesaggistico: la struttura sorge infatti su uno scoglio separato dalla terraferma, in un punto strategico di fronte al promontorio del Gargano.

Nel 2016 l’edificio è stato interessato da interventi di recupero, autorizzati dalla Soprintendenza l’anno precedente. I lavori hanno consentito di preservarne le caratteristiche storiche e architettoniche, assicurandone al contempo la funzionalità.

Il patrimonio culturale dell’isola di Santa Eufemia non si limita al faro. L’isolotto custodisce anche una grotta scoperta nel 1987, al cui interno sono state individuate oltre 200 iscrizioni votive e celebrative in greco e latino, accompagnate da simboli sacri e riferimenti al mondo della navigazione.

Le testimonianze più antiche risalgono al III secolo avanti Cristo e comprendono dediche a Venere Sosandra, divinità venerata anche come protettrice dei naviganti. Un patrimonio epigrafico di particolare rilievo, che documenta la frequentazione dell’isolotto fin dall’antichità e il suo stretto legame con le rotte marittime dell’Adriatico.

Nell’ipogeo maggiore è conservata inoltre un’iscrizione datata 1002 e attribuita a Pietro Orseolo II, doge di Venezia e della Dalmazia, ulteriore testimonianza dei rapporti storici tra le due sponde dell’Adriatico.

Tra il 2021 e il 2023, la grotta e l’area esterna adiacente sono state interessate da campagne di scavo archeologico condotte, in concessione ministeriale, dalle Università di Foggia e Bari. Le ricerche hanno contribuito ad approfondire la conoscenza di un sito in cui si intrecciano testimonianze della navigazione antica, storia religiosa e patrimonio architettonico.

Con il nuovo provvedimento ministeriale, il faro di Santa Eufemia ottiene una specifica tutela culturale che si aggiunge a quella archeologica già prevista per le altre aree dell’isolotto. La dichiarazione di interesse culturale comporta l’applicazione delle disposizioni di salvaguardia stabilite dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, con obblighi che coinvolgono anche eventuali futuri proprietari, possessori o detentori del bene.

Il riconoscimento consolida così il valore storico e architettonico di uno dei luoghi più rappresentativi di Vieste e del Gargano. Un sito in cui il faro ottocentesco, nato per garantire la sicurezza della navigazione, si affianca a testimonianze archeologiche che raccontano oltre duemila anni di storia e confermano il ruolo strategico dell’isolotto nei collegamenti marittimi dell’Adriatico.