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VIESTE/ 50 ANNI FA CI LASCIAVA L’INSEGNANTE MARIANO DELLI SANTI

Il 22 ottobre del 1976 venne a mancare a solo 57 anni Mariano delli Santi, insegnante. Fu assessore e vice sindaco nei primi anni ’50. Giovedì 29 ottobre alle ore 18,00 i famigliari invitano gli amici e quanti lo hanno conosciuto e ricordano alla messa in suo suffragio a S. Giuseppe Operaio.

Nell’immaginario di quegli anni, ma anche oggi, dire “il maestro” è dire “Mariano delli Santi. Tantissimi ne conservano sempre vivo il ricordo e lo consegnano ai ragazzi di oggi come modello di una scuola che insegna valori partendo dalla propria esemplare condotta.

IL RICORDO DEL COLLEGA ED EX SINDACO LUDOVICO RAGNO

Ricordare un amico che ci ha lasciato mezzo secolo fa è, di fatto, rivivere gli avvenimenti, i momenti vissuti in quegli anni. Di essi, nonostante il trascorrere del tempo, i sopravvissuti della mia generazione siamo rimasti ancorati soprattutto al periodo della nostra giovinezza, dopo la fine della seconda guerra mondiale (1945), da quando avevamo dai venti ai trent’anni e dintorni e per un buon decennio a seguire.

Nel rievocare Mariano delli Santi, per quello che è stato, per quello che ha fatto, il mio pensiero va istintivamente a quegli anni. A Vieste fermentavano, come in tutto il Paese, vecchi problemi riconsiderati con idee e aspettative nuove e, nel contempo, prendevano vita numerose situazioni politiche e amministrative, volte al cambiamento.

Tra altre misure, si dette il via a debellare l’analfabetismo grazie a una più capillare espansione della scuola dell’obbligo e l’istituzione di corsi di scuola serale per adulti. Su un altro piano, si operò per attenuare l’endemica disoccupazione dei braccianti agricoli. Ma la situazione non migliorò di molto nonostante una provvida legge che garantiva a ciascun bracciante un minimo di giornate lavorative al mese, nonché l’apertura di cantieri di lavoro istituiti dal Comune e il sostegno della rinnovata organizzazione sindacale, forte dell’appoggio dei principali partiti. Sicché le tensioni erano all’ordine del giorno.

I cambiamenti più radicali ebbero luogo nel contesto istituzionale. Il più clamoroso fu la trasformazione dello Stato italiano da monarchia a repubblica. Un altro cambiamento significativo fu la sostituzione della carica di podestà nominato dal prefetto, quale amministratore unico del Comune, con quella del sindaco capo del Consiglio Comunale eletto dai cittadini. 

Rinascevano i vecchi partiti (Socialista, Popolare col nuovo nome di Democrazia Cristiana, Liberale, Comunista), e ne nascevano alcuni nuovi, tra i quali, a livello nazionale, Partito d’Azione e Democrazia del lavoro (scompariranno negli Anni 50), Partito Monarchico e Movimento Sociale Italiano.

Tutto sommato, il movimentato mondo di allora dava materia ai giovani di ben sperare nel prossimo domani. Aspettativa che non sempre o non per tutti si tradusse in fatti concreti.

Mariano delli Santi è un giovane incline per temperamento ai valori del sociale e della cultura. Io lo posso dire. Oltre che amici siamo due volte colleghi, nella scuola elementare come insegnanti e in politica nell’adesione attiva alla Democrazia Cristiana. In tutto quello che fa egli profonde intelligenza e passione, onde si guadagna l’apprezzamento e la stima di quanti, a vario titolo, vengono con lui in contatto.

L’impatto con l’insegnamento avviene nell’edificio scolastico contiguo al palazzo comunale, una ventina di aule, affollate da 50 a 60 alunni nelle classi 1^ e 2^, un po’ meno nelle successive, specie in 4^ e 5^ dove gli alunni si aggirano intorno a 30-40.

La ragione di questo divario? Vi sono ancora tanti genitori, chi per estrema povertà, chi per sconsideratezza, chi per la convinzione che a zappatori e manovali basta saper fare la propria firma, i quali ritengono che sia sufficiente la 1^ classe o poco più. Pertanto, alla 5^ arrivano più o meno la metà di quanti erano in 1^.

Gli insegnanti anziani sono abituati al grande numero di alunni d’ogni classe. Noi, dico i giovani, no. Però i 60 alunni di 1^, come i 40 di 5^, non ci fanno impressione. Dobbiamo insegnare e basta. Ci diamo da fare, mettendo a frutto ciascuno la propria preparazione, la propria capacità di rapportarsi con i ragazzi per svolgere al meglio il programma prescritto. 

I ricordi non mancano, ognuno ha i suoi. Cito uno, collettivo. Allora gli insegnanti non tenevano assemblee di collaborazione come avviene adesso, da anni. Però, negli occasionali contatti tra colleghi indugiavamo volentieri a scambiarci notizie su quello che facevamo a scuola. Poi, ognuno per sé e Dio per tutti.

Penso che già dal primo anno d’insegnamento ci sia riuscito di ben operare, visto il giudizio positivo espresso dal direttore didattico, che allora, verso la fine dell’anno scolastico, faceva la visita alle classi e in base al livello di apprendimento rilevato negli alunni, nonché ad altri elementi, dava la qualifica all’insegnante.

Di quella indimenticata stagione della vita conservo, e qui inserisco, una fotografia   quasi d’epoca, scattata quando ormai volgeva al termine. E’del mese di maggio 1960, siamo nel cortile della scuola elementare contigua al municipio. I nostri nomi: seduti, Gaetano (detto Nino) Notarangelo e Ludovico (detto Nino) Cariglia; al centro, in piedi, Pasquale Mazzone e Antonella Soldano (giovane maestra, invitata); dietro, Ignazio Piracci, Michelantonio (detto Tonino) Olivieri, io Ludovico Ragno, Mariano delli Santi.

L’altro settore dell’impegno di Mariano è la politica, a cui la valenza del sociale dà forza e da essa ne riceve.

Alle elezioni amministrative del 1952, candidato nella lista DC, viene eletto consigliere comunale, assessore e vice sindaco. Egli è il collaboratore di punta del sindaco Francesco Manzini.

Dell’operosità di quell’Amministrazione rammento la costruzione al lungomare Europa della Casa della Maternità e Infanzia con annessi un consultorio di ginecologia e ostetricia e uno di pediatria, la caserma della forestale di fronte alla rotatoria dopo Via 24 Maggio, gli scavi nell’area archeologica di Merino, vicino la chiesa, dove vengono messi in luce reperti di epoca romana, tra i quali un mosaico raffigurante la nascita  di un cavallino. Ma questo mosaico, voi lettori non cercatelo più, che ignoti vandali, o collezionisti senza scrupoli di reperti, non so quando, lo fecero sparire. Fu in quel periodo che iniziò a lavorare perché fosse aperto un Museo Civico.

Mariano viene eletto una seconda volta, ed io per la prima volta, alle comunali del 1956. Diventiamo entrambi assessori ed io anche vicesindaco nell’Amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Latorre.

Operiamo a tutto campo. Nel settore scuola vengono progettati la Scuola Media in via Madonna della Libera, un altro edificio di scuola elementare in via Tommaseo, un nuovo lotto di aule abbinate a quelle esistenti al corso L. Fazzini. E’istituito il Liceo Scientifico dopo laboriose trattative con l’Amministrazione Provinciale. Opere in altri settori. Alcune vie della città, a fondo naturale, vengono pavimentate, in parte con mattonelle di cemento e in parte con il manto di cemento, strade di campagna sono invece asfaltate, qualcuna anche allargata. La spiaggia vicino la pescheria viene colmata fino al livello della strada che la fiancheggia, per 20 metri di larghezza e per tutta la lunghezza. Sull’area che ne risulta sono impiantate le palme. Successivi interventi ne faranno la Marina Piccola che ora vediamo.

Dalle Amministrazioni civiche menzionate, e da quelle che seguiranno saranno compiute ancora tante opere strutturali e d’immagine, anche di grande importanza, che qui non è il caso di elencare, che danno qualità alla vivibilità della nostra città.

Al termine del secondo ciclo amministrativo, Mariano delli Santi chiude con la politica.

Ma ha sempre tanto di che occuparsi. Per quanto lo conosco, posso senza tema aggiungere che, oltre all’impegno per la scuola, ha sempre coltivato un autentico culto della cultura: non riuscì a laurearsi in filosofia per soli due esami, perché partì per la guerra insieme ai suoi fratelli. Inventò e curò la biblioteca scolastica; ma, soprattutto, si prese cura della famiglia, alla quale ha dedicato una vita esemplare, accompagnato dall’amorevole consorte, Maria Campaniello, dall’affetto dei suoi cinque figli e dalla stima di quanti lo conoscono.

Insieme a Mariano, ho piacere di ricordare i suoi due fratelli: Ruggiero, geometra, responsabile unico per molti anni dell’ufficio tecnico comunale in cui operò con competenza e passione. Gaetano, insegnante elementare, il più fecondo poeta dialettale di Vieste.

Un caro saluto ai figli dell’uno  e degli altri.

Ludovico Ragno

(scritto il 20 settembre 2016 in occasione del 40° anniversario)     

NEL 50° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI NOSTRO PADRE

Sono trascorsi cinquant’anni da quando il nostro caro papà ci ha lasciati, ma il tempo non ha cancellato la sua presenza: l’ha resa più profonda, affidandola ai ricordi, agli insegnamenti e all’amore che ha saputo donarci.

È stato per noi guida e punto di riferimento, uomo di cultura e di impegno, ma soprattutto marito e padre amorevole, capace di dedicarsi alla famiglia con discrezione, generosità e profonda umanità.

La sua vita continua nei valori che ci ha trasmesso, nelle parole che ancora ricordiamo, nei gesti che abbiamo imparato da lui e nell’affetto che ci unisce. E continua, soprattutto, in tutti noi e nei nostri cari, che ancora oggi ne custodiamo con gratitudine la memoria.

A cinquant’anni dalla tua scomparsa, il tuo ricordo è ancora vivo e il tuo esempio continua ad accompagnarci.

Caro papà,
il tempo ci ha insegnato a vivere con la tua assenza,
ma non ci ha mai insegnato a dimenticarti.
Rimani con noi, ogni giorno,
nel cuore e nella memoria.

La tua famiglia