Il turismo delle nonne è la nuova tendenza che sta conquistando sempre più viaggiatori, soprattutto giovani alla ricerca di esperienze autentiche, capaci di andare oltre le classiche visite turistiche. E anche per Vieste potrebbe rappresentare un’interessante opportunità per valorizzare il proprio patrimonio culturale, gastronomico e identitario, mettendo al centro le donne che custodiscono la memoria e le tradizioni della comunità.
Dimenticare, almeno per un momento, le consuete escursioni e i tradizionali itinerari turistici per entrare nelle cucine, ascoltare racconti di vita vissuta, imparare ricette tramandate di generazione in generazione e scoprire i segreti di un territorio direttamente dalla voce di chi lo conosce da sempre. È questa la filosofia del cosiddetto grandma tourism, il turismo delle nonne, un fenomeno internazionale che sta trasformando il modo di vivere le vacanze e che potrebbe trovare a Vieste un terreno particolarmente fertile.
Le nonne come ambasciatrici della cultura viestana
Il successo di questa tendenza nasce dal desiderio di vivere esperienze autentiche, entrare in contatto con le comunità locali e conoscere le tradizioni attraverso le persone che le hanno custodite nel tempo. Non soltanto monumenti, spiagge e paesaggi, dunque, ma anche storie, gesti quotidiani, sapori e saperi che rischiano di perdersi con il passare delle generazioni.
Vieste, con la sua storia legata al mare, alla pesca, alla cucina tradizionale e alla vita del borgo, potrebbe trasformare questo patrimonio immateriale in una nuova proposta turistica, capace di affiancare alle sue bellezze naturali un’offerta esperienziale più intima e coinvolgente.
Le protagoniste potrebbero essere proprio le nonne viestane: donne che, attraverso il racconto della propria vita, potrebbero accompagnare i visitatori alla scoperta di usanze, ricette, tradizioni familiari e antichi mestieri, restituendo valore a conoscenze spesso considerate ordinarie, ma che rappresentano una parte preziosa dell’identità locale.
Dalla cucina di casa ai segreti della tradizione marinara
Uno degli ambiti più promettenti è quello gastronomico. Le ricette della cucina viestana, i metodi di preparazione dei piatti della tradizione, l’utilizzo degli ingredienti locali e i racconti legati alla tavola potrebbero diventare il cuore di laboratori organizzati nelle case, in piccoli spazi dedicati o in collaborazione con le realtà del territorio.
I visitatori potrebbero imparare a preparare la pasta fatta in casa, scoprire i segreti delle ricette tramandate in famiglia e conoscere le consuetudini legate al consumo del pesce e alla cucina marinara. Ogni piatto potrebbe così trasformarsi in un racconto, capace di spiegare non soltanto come si cucina, ma anche come si viveva e come si è evoluto il rapporto tra la comunità e il mare.
Accanto alla cucina, ci sarebbe spazio per i racconti della vita dei pescatori, per le memorie del borgo antico, per le tradizioni domestiche e per quei piccoli gesti quotidiani che costituiscono l’anima più autentica di Vieste.
Non si tratterebbe semplicemente di organizzare un corso di cucina, ma di offrire un’esperienza umana e culturale: sedersi a tavola con una famiglia del posto, ascoltare una storia, imparare una ricetta e portare a casa un ricordo che nessuna visita tradizionale potrebbe restituire allo stesso modo.
Una nuova opportunità per il turismo di Vieste
Il fenomeno del turismo delle nonne si inserisce in un cambiamento più ampio delle preferenze dei viaggiatori, sempre più interessati ad attività formative, incontri con gli abitanti e occasioni di partecipazione alla vita locale.
Secondo un’indagine di GetYourGuide citata in recenti approfondimenti sul fenomeno, il 76% dei viaggiatori della Generazione Z intervistati in Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti si dichiarerebbe disposto a prenotare un’esperienza ispirata al mondo delle nonne. La stessa piattaforma avrebbe registrato un aumento superiore al 250% nelle prenotazioni di laboratori ed esperienze formative tra il 2023 e il 2025.
Dati che evidenziano un interesse crescente per forme di turismo in cui l’esperienza personale, l’apprendimento e il rapporto con le comunità diventano elementi centrali della vacanza.
Per Vieste, una proposta di questo tipo potrebbe contribuire ad ampliare l’offerta oltre il tradizionale turismo balneare, favorendo esperienze nei mesi di minore affluenza e coinvolgendo direttamente residenti, famiglie, artigiani e piccole attività locali. Un’opportunità da sviluppare attraverso progetti organizzati, prenotabili e facilmente accessibili, capaci di mettere in rete le competenze delle persone con le esigenze dei visitatori.
Valorizzare le radici per costruire nuove esperienze
Il valore del turismo delle nonne non risiede soltanto nella possibilità di creare nuovi prodotti turistici, ma anche nel riconoscimento del ruolo delle persone anziane come custodi di un patrimonio culturale da tramandare.
In una destinazione come Vieste, dove il legame con il mare, le tradizioni familiari e la cucina del territorio rappresenta una componente importante dell’identità collettiva, queste iniziative potrebbero creare un ponte tra generazioni. Da una parte i giovani e i visitatori, curiosi di conoscere modi di vivere differenti; dall’altra le donne che possono raccontare, insegnare e condividere esperienze maturate nel corso di una vita.
La sfida sarebbe quella di trasformare questo patrimonio in un progetto concreto, rispettoso delle tradizioni e capace di generare valore per la comunità, riconoscendo anche il contributo delle protagoniste attraverso forme adeguate di remunerazione.
Il turismo delle nonne potrebbe così diventare per Vieste molto più di una semplice tendenza: un’occasione per raccontare la città attraverso le sue persone, recuperare memorie, custodire saperi e offrire ai visitatori un modo diverso di conoscerla.
Perché Vieste non è soltanto il mare cristallino, le spiagge e il fascino del centro storico. È anche fatta di mani che impastano, ricette custodite nei quaderni di famiglia, storie di pescatori e racconti tramandati attorno a una tavola. Ed è proprio da questo patrimonio, spesso lontano dai circuiti turistici più convenzionali, che potrebbe nascere una nuova esperienza di viaggio: quella che permette di conoscere Vieste non soltanto visitandola, ma vivendola insieme a chi ne custodisce l’anima.



