Un viaggio letterario che sposta i riflettori dal freddo concetto di “assistenza medica” alla dimensione emotiva e sociale di “cura”, indagando l’intimo legame che si stringe con chi ci accompagna nei momenti di fragilità. Un racconto profondo e ironico che mostra come la solitudine e gli incontri inaspettati possano, alla fine, rimettere insieme i pezzi del nostro destino.
Luciano Martinelli è un sessantacinquenne apparentemente sanissimo.
Un giorno si risveglia all’ospedale, si è trovato a un passo dalla morte, gli viene raccontato, l’ha scampata per un pelo. Ha avuto un ictus e l’epilessia, poiché uno ha scatenato l’altra, eppure di quei momenti terribili non ricorda che la felicità provata durante l’allucinazione sfrenata in cui ha potuto riabbracciare Lisa, sua moglie perduta, e con lei ha trovato in mezzo al mare la mascella scarnificata d’un capodoglio.
Quando Luciano torna a casa è come se nulla fosse successo. Due pasticche al giorno deve prendere, basta, e a parte una gamba matta che invece di camminare continua a fare una strana falciata, si sente bene, benissimo, sia di testa sia di corpo. Eppure ha una badante che lo sorveglia. Ha tentato di tutto per non farsela affibbiare, ma eccola qui, Tamara, la georgiana settantenne che sbaglia ogni accento e cucina malissimo ma lo aiuterà a compiere i passi del suo lungo, doloroso, comico, allucinato cammino verso la guarigione e a rimettere insieme i pezzi d’una vita che ormai credeva frantumata e inutile.



