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IL LIBRO DELLA SETTIMANA/ TRA IL MARE E IL LAGO DI UMBERTO PUPILLO

Ci sono vite che sembrano viaggi, fatte di partenze, tempeste, approdi e nuovi orizzonti. Tra il mare e il lago di Umberto Pupillo, pubblicato da BookSprint Edizioni, è il racconto appassionante di un uomo che ha saputo attraversare le diverse stagioni della propria esistenza senza smettere di mettersi in gioco.

Attraverso le esperienze professionali nel mondo degli allestimenti navali, i grandi cantieri, le navi da crociera e le trasferte lontano da casa, l’autore ripercorre un cammino fatto di sacrifici, responsabilità e crescita. Ma dietro le sfide del lavoro si sviluppa una storia profondamente umana, nella quale la famiglia, l’amore, le assenze e la ricerca di un equilibrio assumono un ruolo centrale.

Scrive Umberto Pupillo:

«Una strada iniziata per mano di mio padre dentro il mondo duro e affascinante dei cantieri navali genovesi, e proseguita attraverso il mare, i viaggi, il lavoro, i sacrifici, le notti insonni e i cambiamenti che la vita impone».

Uno dei passaggi più intensi del libro è proprio quello dedicato al padre, figura determinante nella formazione umana e professionale dell’autore. Una testimonianza che va oltre il ricordo personale e diventa riflessione sul valore delle radici, sulla dignità del lavoro e sulla capacità di affrontare le difficoltà senza perdere la propria identità.

Il padre, Giuseppe Pupillo, nato a Peschici, piccolo borgo marinaro del Gargano, aveva lasciato il Sud giovanissimo per cercare fortuna al Nord, passando anche per il Canada, prima di stabilirsi a Genova e costruire la propria impresa nel settore degli allestimenti navali. Una storia che riflette quella di tanti italiani protagonisti dell’emigrazione interna, capaci di affrontare lontananze e sacrifici con la speranza di costruire un futuro migliore.

In questo ricordo emerge una lezione che attraversa l’intero libro: «Le origini non sono un limite da superare, ma una radice da cui attingere forza». È forse in queste parole che si racchiude uno dei significati più profondi del racconto: si può partire, cambiare strada e costruire una nuova vita senza dimenticare ciò che ci ha resi quello che siamo.

Il mare, con la sua vastità e le sue tempeste, diventa per l’autore metafora di una vita dinamica e talvolta difficile; il lago, invece, rappresenta un approdo, una dimensione più raccolta e consapevole, senza per questo rinunciare alla voglia di guardare oltre.

È soprattutto il messaggio rivolto ai figli e ai nipoti a dare significato all’intero percorso: il coraggio di lasciare un porto sicuro, di ricominciare e di non considerare mai troppo tardi la possibilità di cambiare rotta.

Perché, in fondo, non conta soltanto quante tempeste si attraversano, ma ciò che si impara durante la navigazione e l’amore che si porta con sé fino al prossimo approdo.

Teresa Maria Rauzino