La nascita dell’Associazione Nazionale Città degli Agrumi, presso la Camera dei Deputati, riapre l’attenzione su uno dei paesaggi coltivati più rari del Mediterraneo.
La nascita dell’Associazione Nazionale Città degli Agrumi, presso la Camera dei Deputati, riapre l’attenzione su uno dei paesaggi coltivati più rari del Mediterraneo: l’Oasi Agrumaria del Gargano. Questa sottile striscia di terra costiera e sub-costiera, stretta tra l’Adriatico, il lago di Varano ed in condominio con gli ulivi, racchiude l’unico distretto agrumicolo dell’intera fascia adriatica.
Cerchiamo di approfondire le finalità di questa iniziativa attraverso le risposte del consigliere Tomaso Angelicchio, delegato all’Agricoltura che ha seguito i lavori di fondazione, focalizzandoci sul “triangolo a giardino” composto dai comuni di Vico del Gargano, Rodi Garganico e Ischitella.
Tomaso cos’è questa associazione. Cosa può rappresentare per i “giardini” di Vico, Rodi Ischitella?
Per questo territorio l’associazione rappresenta, prima di tutto, una tutela istituzionale e una cassa di risonanza. I “giardini” del Gargano non sono normali frutteti intensivi; sono veri e propri monumenti di ingegneria agraria e architettura del paesaggio, modellati nei secoli. Parliamo di piccoli appezzamenti protetti dal vento da muretti a secco, barriere di canneti e allori. Mettere in rete questi comuni significa riconoscere che i nostri agricoltori e artigiani sono i custodi di un ecosistema unico al mondo, che unisce la cultura della terra alla protezione del litorale.
Dal punto di vista scientifico e della biodiversità, qual è il valore racchiuso in questa oasi agrumaria?
L’Oasi del Gargano custodisce varietà autoctone straordinarie che maturano durante tutto l’anno. Abbiamo il Limone Femminello del Gargano IGP (il più antico d’Italia), l’Arancia Bionda del Gargano e gemme rare come l’Arancia Duretta del Gargano, un Presidio Slow Food croccante con pochi semi che matura a Natale. Questo patrimonio genetico si è adattato a un microclima particolarissimo, a metà strada tra le brezze dell’Adriatico e la Foresta. Una biodiversità preziosa che la ricerca del CREA intende mappare, studiare e proteggere attivamente.
Qual è il percorso di questa associazione che parte dalla Camera dei Deputati ed esplora i sentieri dei “giardini”?
Un percorso di senso logico: Rodi Garganico e Vico del Gargano sono tra i 14 soci fondatori dell’associazione a cui si aggiunge il percorso parlamentare che serve a dare dignità giuridica ed economica ai nostri Comuni. Il cammino nel Gargano prevede la transizione da un’economia di piccole nicchie a un sistema integrato. Significa che Vico, Rodi e Ischitella uniscono formalmente le forze per “fare sistema”. Il percorso normativo fornirà ai sindaci e ai produttori gli strumenti per intercettare finanziamenti strutturali dedicati alla cura del paesaggio e alla valorizzazione dei marchi IGP.
Questo percorso come coinvolgerà concretamente le tre comunità di coltivatori, che negli ultimi decenni ha visto molti storici giardini scivolare nell’abbandono?
Il percorso deve essere per forza generazionale. Non possiamo fermarci a celebrare il passato e i bei tempi che furono. Il censimento degli agrumeti storici previsto dal progetto serve a mappare lo stato di salute del territorio. Il cammino dell’Associazione passa dal dialogo tra le amministrazioni locali, i presìdi di tutela, il Consorzio di Tutela. Va ricostruita la fiducia, aiutare i piccoli proprietari di questa striscia costiera a resistere, restare e curare le piante, è una scelta vincente e sostenuta dallo Stato.
Qual è l’approdo di questa associazione, diciamo qual è la meta finale per i giardini di Vico, Rodi e Ischitella. Cosa cambierà concretamente?
R) L’approdo finale è la rigenerazione economica e ambientale di questo territorio. Concretamente, si punta al recupero dei terreni abbandonati affidandoli a giovani agricoltori. Questo cammino risponde a tre emergenze: offre occupazione ai giovani, contrasta lo spopolamento delle aree interne e garantisce la manutenzione del territorio. Ripristinare i terrazzamenti e i canali di irrigazione storici significa prevenire il dissesto idrogeologico e contrastare gli effetti di siccità estreme. Inoltre, l’approdo turistico prevede un modello di viaggio destagionalizzato, legato ai cammini lenti, alle fioriture e alla raccolta, integrando i flussi delle spiagge con quelli agrumicoli dell’interno. L’approdo non è la museificazione, ma la trasformazione degli agrumeti in imprese agricole multifunzionali, capaci di produrre reddito attraverso l’alta qualità, la trasformazione biologica.
Allora, auguri e largo ai giovani!
michele angelicchio.



