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Il giovane sfigato viestano, una specie da proteggere

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Non accettare la morale del branco può costare caro: il ragazzo che rifiuta droghe, alcol, sesso sfrenato è un emarginato e costretto a subire gli insulti dei suoi coetanei
E’ tempo d’estate, di chiacchiere d’ombrellone. Di certe cose che si possono dire solo in questo periodo che non ti legge né ti sente nessuno. Ragazzi, devo parlarvi di una cosa molto grave e delicata, che scorre vicino a noi, a volte persino in casa nostra, ma che passa inosservata.
Nessuno ne parla, anche perché i sussurri della realtà non diventano mai di dominio pubblico se non si trasformano in statistiche o tragedie. Cosa che puntualmente avviene in questo caso, ma il discorso da fare è a monte, ed è serio e preoccupante. Ho avuto la felicità di giocare tanto a calcio (anche da vecchietto), di fare l’allenatore.
Da trent’anni di fare radio Tv & giornale e se non è una gravante di avere quattro figli. Insomma stare in mezzo ai giovani. Tentiamo di parlarne. Dunque, avete presente quella specie anomala tra i sedici e i ventiquattro anni denominata Ragazzi? Beh, da tempo è in uso, clandestino ma diffuso a Vieste, un codice d'onore, non di tipo militare e cavalleresco, semmai mafioso e carognesco. Un codice d'onore che ti dà la password per accedere alla vita giusta; o che viceversa esclude l'accesso sulla base di un razzismo spietato. La razza inferiore, spregiata e derisa, si condensa in una parola: coglione.
Mi scuso per l'espressione ma devo pur fare la cronaca vera di quel che accade tra i giovani a Vieste, usare la pa-rola scientificamente giusta, benché greve; ma vi assicuro che è nulla rispetto al linguaggio sguaiato di un Ragazzo e a volte di un adulto, magari mentre parla al cellulare nelle vicinanze di largo Manzoni. Come si identifica un coglione viestano? Ci sono alcuni paradigmi che lo definiscono ma che sono utili anche a definire il suo rovescio, cioè il comportamento anagraficamente corretto. Così ho avuto modo frequentandoli di carpire alcuni concetti.
Dunque per cominciare, è un coglione se non spinella mai. L'uso anche saltuario delle canne è un rito iniziatico per accedere alla casta, per essere del gruppo, insomma per esser figo e sulla cresta dell'onda. E qui ci soccorrono i due fattori che prima dicevamo, la statistica e la tragedia. Dunque nell'arco di cinque anni a Vieste è raddoppiato il consumo di cannabis e di cocaina, si sono triplicati gli stimolanti e gli allucinogeni. Non solo tra i ragazzi, beninteso. Non vi dico poi le follie e le imprudenze indotte dalle canne a quanti incidenti hanno portato. Ma soprattutto la grande maggioranza di questi ragazzi si lascia spappolare il cervello goccia a goccia nell'età cruciale, perde lucidità e connessione, concentrazione e progetti, e aggrava la corrente maleducazione con un'insofferenza e instabilità caratteriale che li rende intrattabili. Anche per questo, fateci caso, dormono tutta la mattina, mangiano famelicamente in piena notte, salta il loro orologio biologico e sociale, sono scorbutici ed hanno scatti di ira.
Seconda regola, sei un coglione se non pratichi l'infedeltà e non l'accetti, se non cerchi sesso allo stato grezzo, se non hai mai avuto un'esperienza omo. È un segno di arretratezza, di paura, di pregiudizio. Devi avere più esperienze per giudicare, devi provare emozioni, consolare gli amici, soli o gay. Anche i ragazzi viestani d’oggi sono più liberi, commenterà l'emancipato, perché la repressione sessuale creava nevrosi e frustrazione. Mi dite che bestie nevrotiche e frustrate crea la liberazione sessuale se è coronata da insuccesso? Un ragazzo, una ragazza, che non è al passo del codice, perché non trova, perché non piace, perché nun ce la fa, come vive la sua castità forzata in piena ViestaMaialandia? E sono in tanti…
E ancora. Sei un coglione se non usi la parola czz tra una frase e l'altra, perdi punti se Dio e la Madonna non sono contrassegnati dall'aggettivo suino, o se il tuo discorso non è guarnito di mrd e strnz, per dirla in codice fiscale. Ma non basta. Sei un coglione se non t'imbuchi o sbafi, se non hai un piercing o un tatuaggio, se non vai a biodegradarti in un concerto a canne mozze, e se sei mattiniero, perché non è da figo alzarsi prima dell'una. I ragazzi viestani, specie in questo periodo, non hanno la mattina, vivono in un altro fuso orario; se non ti adatti, cadi nel Continente Malamente.
Sei un coglione se usi il casco o se non sfrecci a luci spente sul lungomare di notte. Sei un coglione se in auto porti la cintura o se mentre guidi indossi l'auricolare del cellulare, magari pure bluetooth. Sei un coglione se vai in vacanza con i genitori o addirittura con i nonni, salvo coperture strumentali ad altro. Sei un coglione se intrattieni un dialogo, a meno che sia ironico, con gli anziani, anzi con la razza dei vecchi, spregevole e prossima allo sterminio. Sei un coglione se vuoi vestirti pulito e dar segni di civiltà e non ti gratti il pacco ad ogni fine frase. A tal proposito, ho scoperto che circola tra i ragazzi selvatici più colti (sic!), un testo su internet, L'alfabeto della mascolinità (The alphabet of manliness di Maddox), in cui si predica il ritorno al primitivo ben condensato in questo catalogo: "me vedere tv, trombare, ubriacare, no me lavare" e soprattutto "me volgare" per difendersi dall'arroganza delle femmine. Infine sei un coglione se leggi o addirittura studi e se non ti fingi sempre e comunque a improvvisare.
Mi è venuta voglia di fondare un movimento di genitori desiderosi di avere figli coglioni. Ninì ha aperto le iscrizioni, contattatemi in radio! Ho pronto lo slogan semmai da stampare su un maglietta: "Son coglione e me ne vanto". Certo, c'è tutto il disagio giovanile, famiglie sfasciate, genitori irresponsabili, scuola fetente, tv a sua immagine, porcaio pubblico. E se le intercettazioni telefoniche sono lo specchio della realtà questi genitori meritano questi figli. Però trovo grottesca questa spavalda coglioneria di ragazzi che si credono liberi e sono schiavi di riflessi condizionati, si credono autonomi e invece sono solo degli automi col cervello spappolato in affitto a terzi. E no, cari ragazzi, i veri coglioni siete voi.

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