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Il Sud dentro l’Italia. Due mondi diversi.

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 Esiste ancora oggi una “questione meridionale”? Che s’intende per meridionalismo? Giuseppe Galasso, docente universitario e illustre storico napoletano, a quasi 150 anni dall’unità d’Italia, ha risollevato il problema nel libro “Il Mezzogiorno d’Italia”.

Da questione a problema aperto (edizioni Lacaita), presentato a Roma. Il saggio propone un’analisi puntuale dell’attuale rapporto Nord-Sud alla luce di impietosi dati e statistiche: a oggi, Lombardia e Veneto, da soli, producono più valore aggiunto dell’intero Mezzogiorno;  il contributo del Sud all’interscambio del Paese si aggira intorno all’11%; le regioni meridionali ospitano un terzo della popolazione italiana, a fronte di una spesa per cinema, teatro e musica pari soltanto al 18% di quella nazionale; e ancora, solo nel Veneto ci sono oltre duemila esercizi alberghieri, mentre nell’intero Mezzogiorno appena 3200. Scenario inaspettato, sconcertante? Eppure non compaiono le piaghe più squisitamente nostrane: malavita organizzata, abusivismo edilizio, disoccupazione, clientelismo, lavoro nero e evasione fiscale. In fin dei conti sembra proprio che il “malato d’Italia”, lungi dall’essere guarito, in realtà non sia neanche tanto migliorato: dal 1945 ad oggi, secondo i dati riportati (nonostante l’indubbia crescita economica del Meridione) il divario Nord- Sud non si sarebbe affatto ridotto. Eppure Galasso parla del ventennio dal 1945 al 1965 come di “un periodo in cui, con la politica speciale per il Mezzogiorno, si raggiunse un impegno che resta tra i punti più alti nella storia politica dell’Italia unitaria, per la forte base culturale, lo spirito etico politico, il vigore programmatico e l’ampiezza di vedute che lo sorressero. Un periodo che evidentemente durò troppo poco per poter dare risultati duraturi e che degenerò negli anni ’70, cedendo il posto ad una politica tanto disimpegnata quanto cieca davanti ai reali problemi del Meridione”. Che si tratti di sciagura politica o ignoranza storica, a parere dello storico napoletano quest’ottica nuoce gravemente non solo al Meridione, ma a tutta l’Italia. E lo si riscontra anche in campo internazionale, dove «con l’allargamento ad est dell’Ue,  la concorrenza sempre più dura che il Meridione deve fronteggiare  per ottenere i fondi strutturali per lo sviluppo regionale ha conseguenze negative che si ripercuotono sulle finanze di tutto il Paese». Emerge, dunque, la necessità di recuperare una rinnovata consapevolezza e una visione unitaria della questione meridionale, e per far questo Galasso guarda all’eredità culturale e politica dei “tanto deprecati” meridionalisti, «che hanno sempre trattato dei problemi del Mezzogiorno come problemi dell’Italia e dei problemi dell’Italia come problemi del Mezzogiorno, senza mai scadere in mere rivendicazioni particolaristiche e conservando sempre una lucidissima visione d’insieme».
Che sia una bella speranza o una fosca premonizione, torna alla mente Giustino Fortunato e quello che sarebbe diventato il manifesto del meridionalismo italiano: «L’Italia sarà quello che il Mezzogiorno sarà».