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La litoranea Vieste-Mattinata è pericolosa va messa in sicurezza.

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Tre viestani insistono nelle diffide alla Provincia
per far svolgere i necessari lavori — Raccolte 1.000 firme

Non si sono fatti scoraggiare dalle difficoltà, dalle incomprensioni, dall'atavica sopportazione, classica dei garganici. Nella scorsa primavera tre viestani, stufi di dover quotidianamente sopportare le carenze di sicurezza e di manutenzione della Strada Provinciale 53 litoranea Vieste-Mattinata hanno deciso di chiamare in causa la Provincia di Foggia. Antonio Solitro, dirigente scolastico, Pavolo Rignanese, conducente di autobus e Nicola D’Altilia, avvocato, hanno preso carta e penna ed hanno formalmente diffidato la Provincia di Foggia «nella persona del suo Presidente e del responsabile del procedimento, ad adempiere ai lavori e alla adeguata manutenzione necessari per la messa in sicurezza dell’intera strada provinciale, apportando alla stessa ogni opportuna modifica tesa alla salvaguardia dell’incolumità pubblica». Nella comunicazione si spiegava come quella strada è battuta da molti utenti, che la preferiscono alla strada interna SS 89, anche per la presenza di gallerie. Basti pensare all’intensa spola di pendolari o di mezzi pesanti, ovvero anche alle decine di migliaia di turisti che con i propri mezzi affollano il Gargano e che non di rado si distraggono ammaliati dalle bellezze della costa. Si tratta così di affrontare un viaggio lungo e defatigante, caratterizzato da un percorso complesso e peculiare, composto di frequenti ed incalzanti curve, tornanti, strapiombi a margine della strada, salite e discese. Tale difficile tragitto favorisce irrimediabilmente il calo della concentrazione alla guida. In contemporanea con quell'atto formale il gruppo dei tre viestani ha iniziato a raccogliere delle firme a sostegno dell'iniziativa. «A seguito della raccolta firme — ha spiegato D'Altilia in un'intervista ad Ondaradio — siamo stati ricevuti alla Provincia. Nell'incontro abbiamo esposto la grave carenza delle condizioni di sicurezza e di manutenzione di quella strada che, oltre a rappresentare un disagio, costituiscono soprattutto un vero pericolo per chiunque la percorra. Così si è potuto dare il via a lavori di manutenzione per la spesa di 408.000 euro, già stanziati dal 2004, ma fermi per chissà quale motivo». Le risorse ripescate dalla Provincia sono state bastate però solo ad effettuare dei lavori su vari tratti per complessivi 13 km di strada, unicamente per il rifacimento dell'asfalto, «Peraltro il nuovo asfalto — ha tenuto ad evidenziare D'Altila — è stato, però, posato su quello vecchio, con il risultato quanto mai scontato di un rialzo del livello della strada e la formazione di uno scalino, in alcuni tratti alto anche 15-20 cm, di fatto aumentando il pericolo". Oltre a quei fondi la Provincia aveva previsto lo stanziamento di altri 500mila euro per ulteriori lavori, per i quali il presidente della Provincia Carmine Stallone aveva promesso che sarebbero iniziati per settembre 2006. Finora però nulla è accaduto. Così l'indomito terzetto si è rimesso in moto e negli scorsi giorni ha inviato una nuova comunicazione alla Provincia per intimare ancora una volta l'effettuazione di tutti gli interventi necessari su quella strada. «Abbiamo deciso di agire nuovamente verso la Provincia — ha detto D'Altilia — visto l’alto numero di incidenti stradali che continuano a verificarsi, soprattutto nei tratti tralasciati dai lavori di manutenzione. Nonostante i nuovi tratti riasfaltati, ad agosto, ad esempio, non sono mancati gli incidenti mortali. Ci teniamo a far capire che le particolarità di quel tracciato litoraneo non possono di certo essere risolti versando dell’asfalto per terra. Per di più il criterio di scelta dei tratti ove intervenire con i lavori è stato dettato dal caso invece che da uno studio responsabile». «Così come abbiamo fatto rilevare nella prima diffida — ha tenuto a sottolineare il portavoce del gruppo — vanno citati i guard-rail mancanti e quelli solamente conficcati in un po’ di ghiaia, le buche sull’asfalto, l’asfalto inadatto in quanto servirebbe quello compatto e drenante tipico delle strade di montagna Ci sono poi i rami della vegetazione che sporgono pericolosamente, per cui chi è alla guida, alla fine di una curva si trova dinanzi questo ostacolo, e questo vale soprattutto per i mezzi pesanti che hanno la cabina in alto per cui istintivamente come riflesso condizionato può accadere di essere costretti ad invadere l'altra corsia, Non mancano sulla strada pietre franate e non rimosse, scoli di acqua piovana mal studiati o comunque mal realizzati, curve in contropendenza. Tutte queste situazioni hanno ormai il vero e proprio carattere dell’insidia e del trabocchetto». Un'ultima ciliegina su questa grave situazione è emersa, forse inconsapevolmente, proprio in quell'incontro alla Provincia. «Non lo sapevamo, ma a quanto ci è stato detto diversi dei ponticelli che collegano la strada da una montagna all'altra nell'ambito delle curve sono stati realizzati quarant'anni fa, pensando ai mezzi di allora, sicuramente meno pesanti degli attuali, che dovevano percorrerla. Ebbene, quei ponticelli non so se potrebbero sopportare il peso dei mezzi di oggi, dei camion che ad esempio trasportano il cemento e sono giornalmente una ventina che forniscono Vieste partendo da Mattinata».Quello che si chiede è di fare una programmazione coordinata degli interventi da effettuare. «Visto che ci sono vari interventi da fare, molti anche urgenti, — ha auspicato D'Altilia — sarebbe opportuno approfittarne per ristudiare tutto il percorso della strada, tracciandola poi in una maniera idonea, con criterio, eliminando dove possibile le curve più pericolose, rendendola più agevole. Riteniamo che la sicurezza e la vita delle persone rappresentano valori e diritti inviolabili per cui urgono adeguati interventi. La sensibilità mostrata da tante persone che ci ha consentito di arrivare alle 1.000 firme già raccolte fino ad oggi, ci danno coraggio e ci spronano nel proseguire nella nostra battaglia».

Antonio Troia