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Avete fatto il Presepe?

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Il Presepe dal 1233. Una tradizione che nasce da un campione di pace come San Francesco d'Assisi.

La parola presepe (o presepio) deriva dal latino “praesepium”e significa mangiatoia. Evoca il posto dove fu posato Gesù appena nato in una grotta, accanto ad un bue e ad un asinello.

Si narra che il primo presepe sia stato allestito da San Francesco d’Assisi, che, nella notte di Natale del 1233, al convento di Greggio (Rieti), posò sull’altare l’immagine di Gesù Bambino in mezzo ad un bue e ad un asinello. «Da allora – annota Guido Gozzano, che al presepio di San Francesco ha dedicato una delle sue più belle leggende – è nata l’usanza di costruire a Natale, nelle chiese e nelle case dei fedeli ove son bambini, la capannuccia del presepio, ad imitazione e ricordo di quello ideato dal Santo poeta». Anche oggi, in Italia e non solo, non c’è città o paese ove a Natale non si faccia un presepe. Nessuno, però, è uguale all’altro: ogni presepe rivela propri gusti, usi e costumi.

Costruire un presepe è un momento di gioia comune. Solitamente non si fa da soli. E’ occasione per un lieto incontro, di parenti o amici. Ciò che conta è stare lì, insieme. Il contributo di ciascuno può essere anche minimo.Molti autori hanno scritto del presepe. Giovanni Titta Rosa descrisse il presepe abruzzese, caratterizzato da comparse profane (numerose e varie) accanto alle presenze sacre. Corrado Alvaro evocò quello calabrese. In esso fanno capolino perfino i carabinieri, che hanno appena arrestato un ladro. Carlo Linati descrisse, invece, il presepe lombardo. In esso lo scrittore evidenzia una strana figura di pastore sdraiato in disparte, ai piedi di un grande albero orientale della specie del fico. Ci racconta che El Dormion (il Dormiglione) non manca quasi mai nei presepi di tradizione lombarda. E’ una figura indispensabile quanto i Re Magi, lo Zampognaro e il Capraro. Il presepe del piemontese Gianni Rodari ha tra le sue statuine il pellerossa con le penne in testa. Con un discorso serio, giustifica l’introduzione, nei presepi, di figure apparentemente estranee: chi ha sentito il messaggio «pace agli uomini di buona volontà», può giungere da ogni parte del mondo, con ogni colore di pelle. Nel presepe, in effetti, c’è posto per tutti.

E’ per questo che, dopo l’Epifania, ci duole doverlo disfare, quasi sempre da soli.


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