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Confedilizia: no al catasto patrimoniale

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Mobilitata la base associativa, riunione prevista per il 29 gennaio

Confedilizia contesta l’ipotesi della commissione finanze della camera dei deputati di messa a regime di un catasto fabbricati di natura patrimoniale anziché reddituale. L’Associazione Provinciale dei Proprietari di Immobili ha mobilitato la propria base associativa che si riunirà il 29 gennaio per discutere il provvedimento del Governo che propone di censire i soli valori degli immobili e di convertire poi gli stessi in redditi sui quali solo si può basare la tassazione, attraverso coefficienti di redditività da esso stesso fissati. Il catasto diventerebbe in questo modo una pura opinione e le rendite sarebbero il frutto di valutazioni liberamente basate alle esigenze di cassa di un qualsiasi governo che, per modificare la tassazione dei proprietari di casa, avrebbe solo da modificare i coefficienti. A parere della Cofedilizia il catasto non può essere uno strumento che fa da paravento al livello di tassazione che stato ed enti locali vogliono in qualsiasi momento fissare per fare cassa. O si ritorna alla vigente normativa che prevede rendite fissate con un catasto che censisce sia i redditi sia i valori o sarà investita la Corte Costituzionale anche per cancellare la discriminazione tra catasto terreni mantenuto a redditi e catasto fabbricati stabilizzato a  valori. Ricorda la Confedilizia Foggiana la consulta si è già pronunciata nel 1994 sostenendo che privilegiando per le rendite catastali il valore di mercato del bene si corre il rischio di determinare rendite catastali tali da superare per la loro misura il reddito effettivo, sicchè imposte ordinarie, che a tali rendite si rifacessero, porterebbero a una sostanziale progressiva erosione del bene. Ciò che Confedilizia non potrà mai accettare. Da una simulazione dell’ Ufficio Studi dell’Associazione sui possibili effetti della revisione degli estimi su base patrimoniale emerge che per un immobile  “prima casa” di 100 mq  la differenza di imposte dovute è di circa 1.000 euro in più e per un’immobile “seconda casa” sempre di 100 mq la differenza di imposte dovute sale a 2.441 euro in più ogni anno.


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