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«BISOGNA GARANTIRE LA SICUREZZA E L’OPERATIVITA’ DEI TRABUCCHI»

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L’appello di Enzo Spalatro alla vigilia della «Festa dei Trabucchi»

Quando si dice il caso. Esattamente tre anni fa, nel giugno 2004, Enzo Spalatro, il «mastro Geppetto» della rinascita e delle tante battaglie per i trabucchi (iniziate e sostenute proprio da «Il Faro» quando, diversamente da oggi, nessuno se ne occupava) dava alla luce il suo primo «figlio di legno», il trabucco di San Lorenzo. Ora, dopo tre anni, arriva un’altra creatura: è tornato a vivere il trabucco di Punta S.Croce (meglio noto come quello del porto). Al parto hanno contribuito con grande professionalità Girolamo Ciliberti, con il figlio Libero, Salvatore Romondia e Giambattista Travaglio. L’inaugurazione del trabucco avverrà domenica 24 giugno alle 18,00 con una dimostrazione di pesca, un evento cui seguiranno, nella sede della locale Lega Navale (alle 18,30) la proiezione di un filmato degli anni ’60 ed una tavola rotonda sul tema «Il trabucco, tra passato e presente», e poi nel cortile della parrocchia del SS. Sacramento un concerto musicale (ore 20,30).

Nei giorni prima dell’inaugurazione siamo andati a trovare Enzo Spalatro mentre metteva a punto gli ultimi dettagli per la piena funzionalità del trabucco. Dopo che i suoi colleghi hanno provveduto a tirar su il trabucco costituito dal ponte, chiamato anche palco, e dall’alberatura con le antenne (la parte forse più complessa), a lui è toccato di predisporre le reti per la pesca, di cui quella grande è ampia ben 700 metri quadri perchè deve coprire tutto il telaio, ovvero il quadrilatero delimitato dalle antenne. «E’ a maglia degradante: parte dall’alto a grandezza regolare, poi man mano si scende e la maglia si restringe, finchè si arriva al cosiddetto fondo cieco», ci spiega Enzo da tecnico qual è. Nel parlare di questi dettagli sulla rete da pesca notiamo il suo volto intristirsi. Gli chiediamo come mai. «E’ accaduto un po’ di giorni fa… Stavo facendo le prove con la rete da pesca, appena calata in mare, per verificare se funzionasse a dovere. Poco dopo ho visto che stava transitando, nel tratto di mare antistante il trabucco, una piccola barca… in direzione del porto. Col passare dei minuti l’imbarcazione si è avvicinava sempre più… pensavo si sarebbe fermata… c’era la rete ben visibile in mare. Invece non si è fermata ed è andata a finire dentro le rete… Sono rimasto attonito, quasi non rendendomi conto di come potesse essere accaduto… la rete era ben visibile. Poi mi sono accorto che dall’imbarcazione provenivano imprecazioni nei miei confronti e, in riferimento all’attività trabucco, con tracotanza si diceva che questo non doveva pescare ma solo servire ai turisti per fare delle foto… Quasi non rendendomi conto di quanto stesse avvenendo, preso anche dall’agitazione… non sono più un giovanotto… ho lasciato tutto… Dopo un po’ sono arrivati degli uomini dal locale Ufficio Circondariale Marittimo che hanno raccolto informazioni su quanto accaduto… Mi sono recato presso quel presidio per parlare con qualche loro superiore, ma in quei momenti non c’era… Così sono andato via… Qualche giorno dopo ho poi incontrato il comandante [Massimo Simoncelli, ndr] per esporre tutta la vicenda». Perché tanta agitazione per questo fatto? «La questione importante non è tanto il fatto in sé, al di là degli improperi che mi sono preso… L’accaduto mi fa pensare che ci sono persone a cui il ritorno in attività di questi trabucchi non stia per niente a cuore, come invece è per noi dell’Associazione [I Trabucchi del Gargano Onlus, ndr] e a tanti appassionati. Anzi a qualcuno dà proprio fastidio che questi attrezzi da pesca tornino in funzione. Ma se non vengono usati per pescare, mi dite a che scopo li abbiamo ricostruiti? Solo per far fare le foto ai turisti? Ma scherziamo davvero… tanto lavoro fatto per nulla?». Non è che stai ingigantendo il problema? «No, tutt’altro. Credo che per i trabucchi, dopo la fase dell’entusiasmo, della rinascita con la ricostruzione di quelli storici, sia ora importante preoccuparsi anche e soprattutto della loro sicurezza… Non vorrei che si dimenticasse che due di questi sono andati in fumo, sono stati incendiati, uno era quello della Ripa. Ora dobbiamo preoccuparci di due aspetti. Primo, garantire la piena funzionalità dei trabucchi per quello che sono, ovvero macchine da pesca, e non monumenti imbalsamati buoni solo per fare delle foto. Secondo, tutelarne l’integrità e la sicurezza per evitare che possano ripetersi incresciosi eventi che vadano a vanificare l’impegno di tanti appassionati… Nient’altro. Se si vuole davvero il bene dei trabucchi… al di là delle inaugurazioni e delle feste, ora bisogna agire, subito».


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