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Michele Circiello Una pittura “primitiva” in mostra a Napoli

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Il prossimo 5 luglio, alle ore 18.00, sarà inaugurata la mostra di Michele Circiello nell’accogliente ed icastico spazio della “Sala delle Prigioni” di Castel dell’Ovo, a Napoli.

La regista Simona Izzo Tognazzi ha scritto in maniera elegante, nel 1997, sul senso della produzione dell’artista e segnala in una corrispondenza: “La pittura di Circiello mi ha affascinato immediatamente perché primitiva, nel senso più nobile della parola, archetipica, tellurica e allo stesso tempo angelica e trascendente. Siamo rimasti abbagliati dalla sua opera io e mio marito Ricky, durante una passeggiata per Vieste. Ricordo che ci fermammo sincronicamente davanti ad un suo quadro esposto ad una mostra. Circiello era lì, in mezzo alle sue opere, artigiano e artista, semplice e nobile, sincero e misterioso. Oggi, nella nostra casa, ci sono delle sue sculture e una tavola che ha i colori del mare, del sole, dell’universo. Ogni volta che passo accanto alle sue opere, il mio respiro aumenta, l’emozione si ripete. Ho sentito fin da subito un senso di appartenenza alla sua visionarietà, alla sua interpretazione e elaborazione del reale. Un senso di appartenenza da cui non riuscirò più a prescindere. Un vero artista, sempre secondo il mio modestissimo parere, è qualcuno di cui, una volta scoperto, non puoi più fare a meno.” I guerrieri di Michele Cerciello ci fanno riordinare e riassegnare nella memoria le opere degli anni Cinquanta di Antonio Venditti, quelle degli anni Sessanta-Novanta di Mimmo Paladino, Sergio Fermariello e Maria Pia Daidone, parallele per pronuncia plastica, profilo evocativo e ritaglio icastico, in chiave fantasmatica. Ogni scena è giocata per ricordare, ma, nel contempo, per rinviare ad un tempo non dichiarato. Scenari verdi guadagnano lo spazio della composizione e qui l’artista determina tessiture di panorami reali, ma anche immaginati. E proprio da queste tessiture emergono visioni sospese tra sogni ed emozioni e s’induce il fruitore a ricontrollare il globale in visione telescopica. Il tutto è avvenuto, sembra suggerirci l’artista, ma riepiloghiamolo fuori dagli schemi temporali consueti, sembra ulteriormente suggerirci. Attivi cromatismi mediterranei sono intervallati da minime figurazioni, s’inseguono spaccati di luci e di ombre e vibrano memorie e surrealtà ecologiche. L’artista dettaglia sequenze minime di elementi figurativi, d’onda fantastica e vitale, sotto l’impulso di una vena creativa, che prosegue a produrre illustrate composizioni di tono. La fertile immaginazione lega ambientazioni per rendere singolari risultati. I suoi lavori polimaterici su legno, su metallo risucchiano cadenze visive di un iter mentale, che ripercorre note passate, nonché utili riferimenti e dati attuali, per riflettere sullo status dell’uomo, ancora adolescenziale sulla terra. Emerge la voglia dell’artista di corroborare la materia con inserimenti veloci e congruenti e tende, così, al rinnovamento attraversando il passato, sino ad elaborare misure ed impronte, che possono esprimere rifrazioni e riflessi, regolati dal cuore e dall’hinterland dell’anima.
Maurizio Vitiello


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