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Il Carpino Folk Festival entra nel vivo da questa sera le dirette di OndaRadio

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Magica la III edizione "Notte di chi Ruba Donne"

Questa terza serata del Carpino Folk Festival ha finalmente registrato, per il piacere dell’organizzazione, il ‘tutto esaurito’ in Largo San Nicola, sia durante la prima parte seminariale della serata che – a maggior ragione – durante le esibizioni dei due gruppi previsti per questa sera.

È stata la Sicilia a tenere banco questa sera, prima attraverso le diapositive che illustravano signorilmente, come nello stile del pacato Pino Biondo, il Ciclo della vita, narrato e musicato da estratti dal repertorio tradizionale orale siciliano registrato dal ricercatore siculo: bella perché semplice ed incisiva l’idea di Biondo di scandire le fasi del suo documentario attraverso quelle della vita individuale e collettiva delle comunità che quelle performance sonore e canore hanno espresso e prodotto nei secoli.

A seguire la variegata esibizione del gruppo di riproposizione di musica tradizionale siciliana Terra che, a mio avviso, nella limpida voce principale e nell’antico suono della zampogna ha meglio saputo esprimere la forza arcaica che la tradizione siciliana conserva. Tuttavia, volendo essere severi, gli inviti stile pop music alla partecipazione attiva del pubblico attraverso il battito delle mani e dei cori ripetuti a suon di tamburello non riescono a comunicare altro che la difficoltà ed il rischio della riproposizione che, se pur a volte – come in questo caso – riesce a recuperare dignitosamente il patrimonio tradizionale di una regione ridonandogli nuova linfa vitale,  non è mai immune dal rischio di altrettanto indignitosi ‘scivoloni’ verso un intrattenimento globalizzante perché anonimo e, diciamocela tutta, anche un po’ scontato.

La serata poi ha assunto la sua vera dimensione spontanea quando, dopo una decina di minuti di prove tecniche – che però non hanno saputo evitare un simpatico e imprevisto black out dell’amplificazione, i Cantori di Carpino ci hanno regalato un assaggio, davvero troppo breve – non ce ne voglia la direzione artistica, dei sonetti carpinesi.

Forse più prezioso di altre occasioni quello di stasera è stato un momento di partecipazione attiva dei Cantori proprio in mezzo alla gente, a chi li ascoltava e cantava con loro, accompagnandoli con il corpo, la danza e la voce. È soprattutto con Maccarone e Piccininno che quella barriera da palco (che fortunatamente stasera non c’era) non si è sentita affatto e gli spettatori sono entrati nei sonetti carpinesi almeno quanto i due anziani cantori sono entrati nel pubblico guardando in faccia uno per uno gli spettatori sorridendo loro e aspettandosi proprio quella partecipazione che puntuale li ha gratificati. Questa interazione gioiosa e giocosa, che sul viso e sul corpo del brioso Antonio Maccarone si è vista in particolar modo, credo corrisponda alla semplicità di Antonio Piccininno nel voler soprattutto parlare al pubblico, spiegando se stesso e il proprio paese nel mentre dei sonetti sonori.

Stamattina il prezioso e buon Pino Gala al corso di danza, a proposito del contrasto tradizione/innovazione, faceva notare agli astanti che Sacco, Piccininno e Maccarone, proprio imponendosi come gruppo professionalizzato I Cantori di Carpino, uccideva la spontaneità della tradizione musicale carpinese innescando nella popolazione, in passato abituata a cantare, quella funzione di delega nei confronti dei Cantori ufficiali. Inoltre, proprio l’effetto spettacolo di questa progressiva professionalizzazione dell’esecuzione della tarantella di Carpino produceva quella separatezza quasi ontologica tra chi canta e chi ascolta, tra colui che diventa ‘artista’ e chi invece diventa ‘pubblico’. Ruoli questi che ieri sera sono stati per fortuna sonoramente smentiti.

Oggi pomeriggio, a casa sua, Antonio Piccininno nel corso di una mia intervista in compagnia di Franco Nasuti, alla domanda se dal palco si perdeva irrimediabilmente qualcosa della spontaneità comunicativa della tarantella carpinese cantata nei vicoli e sotto gli ulivi la sera come una volta, mi rispondeva sicuro: “forse per gli altri sì ma per me è assolutamente la stessa cosa, io sul palco mi comporto esattamente come se fossi sotto il balcone di una donna a cui fare una serenata”.

È questa la massima sintesi tra innovazione e tradizione, laddove la tradizione vive nell’innovazione che resta al suo servizio senza fagocitarla. Questa prima scommessa è vinta. Un’altra scommessa dovrà essere affrontata un giorno, quando i nostri vecchi cantori non ci saranno più e non si canterà più nei modi della testimonianza autentica, ricordando la propria infanzia. Intanto però siamo per fortuna ancora lontani da quel momento e ci godiamo la nostra viva tradizione millenaria, confortandoci di un ‘ritorno’ atteso e graditissimo, quello della cristallina e giovane femminile voce di Mimma Gallo che ci ha promesso di non lasciare più i Cantori di Carpino.

Da questa sera a partire dalle ore 21,30 iniziano le dirette radiofoniche di OndaRadio. I concerti, le curiosità, le interviste agli organizzatori e agli artisti scandagliati minuto dopo minuto da Antonino Sferrazza, Saverio Serlenga, Giovanni Ognissanti, Sandro Siena, Maddalena Rollo, Rocco Ruo.


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