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Imprese pronte ad assumere, con tasse e costi più bassi

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Secondo i dati che emergono dal Rapporto Excelsior per il 2007 quasi un’azienda su dieci (9,3%), tra quelle che non prevedono di assumere personale nel resto del 2007, sarebbe pronta a farlo a fronte di un minor costo del lavoro e di una riduzione della pressione fiscale. Le più disposte nel Mezzogiorno.

 

Quasi un’impresa su dieci (9,3%), tra quelle che non prevedono di assumere personale nel resto del 2007, sarebbe pronta a farlo a fronte di un minor costo del lavoro e di una riduzione della pressione fiscale. Un fenomeno in crescita rispetto al 2006, quando solo l’8% aveva attribuito il mancato sviluppo occupazionale a fattori esterni. Si tratta di uno dei dati che emergono dal Rapporto Excelsior per il 2007, un’analisi condotta da Unioncamere e dal ministero del Lavoro su un campione di oltre 100.000 imprese italiane.
Le imprese che ritengono di non essere in grado di fare assunzioni sono scese al 64%, rispetto al 68% di un anno fa. Tra queste, tuttavia, sono aumentate quelle che attribuiscono la loro mancata propensione alle assunzioni alla sfavorevole situazione congiunturale (42,9% contro il 39,3% nel 2006). Le imprese assumerebbero a fronte di un costo del lavoro più basso (45,5%): si tratta della motivazione più sentita, anche se in calo rispetto al 2006 (51,1%). È aumentata, invece, la sensibilità verso la pressione fiscale (38,5%, contro il 34,2% del 2006). Seguono una richiesta di maggiore flessibilità del personale (8,1%, contro il 6% del 2006) e di facilità di reperimento di manodopera in zona (4,6%). Il motivo più diffuso per cui un’azienda non assume comunque – rileva Unioncamere – è perché dichiara di aver già raggiunto un organico sufficiente rispetto alle attuali esigenze produttive (48%, contro il 53% del 2006).
«Tali circostanze – si legge nel rapporto – sembrano indicare che una fascia di imprese è riuscita a trarre vantaggio dalla ripresa economica e a tradurre in creazione in posti di lavoro i risultati aziendali; all’opposto vie è una fascia ancora consistente di operatori che è stata solo lambita dall’andamento più favorevole dei mercati».
Sono le imprese che hanno meno di 9 dipendenti, quelle che se potessero assumerebbero di più (10,2%), a differenza delle classi dimensionali dai 10 dipendenti in su (meno dell’1%). Tra le varie tipologie d’impresa, sono i servizi quelli che lamentano di più i costi del lavoro (47,5%) – con picchi del 52,9% per gli alberghi e i servizi turistici – e per il carico fiscale (39,0%), soprattutto per il commercio al dettaglio (41,2%). La questione della flessibilità del personale è sentita soprattutto dall’industria (9,5%), mentre le difficoltà maggiori di reperimento di personale in zona sono segnalate dal settore delle costruzioni (8,5%).
Dal punto di vista geografico, infine, si riscontra al Sud e nelle isole la percentuale più alta di imprese «che assumerebbero se…» (11,6%). Seguono il Centro (9,2%), il Nord-Est (8,3%) e il Nord-Ovest (8,2%).


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