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Ds Giuffreda: “incendi boschivi. mai più improvvisazione”

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Dopo gli eventi di questa estate dobbiamo convincerci che questi fatti non sono una pura fatalità, ma sono la conseguenza di politiche sociali, ambientali ed economica sul territorio. Potenziare il ruolo delle Amministrazioni Comunali in materia di tutela e salvaguardia del territorio

 

 Un crimine estivo. Tre morti. Soccorritori , residenti ed ospiti ustionati, alcuni in modo molto grave, migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea in fumo. Danni materiali e ambientali elevatissimi. Un territorio martoriato. Questo è il Gargano dopo i fatti dell’estate 2007. Di questo passo, in pochi anni, il Gargano rischia di cambiare completamente aspetto. Laddove prosperavano boschi e macchia mediterranea di grande pregio ambientale, naturalistico e paesaggistico, regna la desolazione.

Si tratta di un delitto e non di una fatalità.  Per come si sono sviluppati, nel corso dell’intera estate, gli incendi non possono essere stati causati dalla autocombustione. Vista anche la ripetitività del fenomeno, sono il frutto di una  mano organizzata e consapevole che ha colpito con premeditazione per fini speculativi, per trasformare il terreno rurale in edificatorio,  per creare spazi  coltivabili e pascolativi a spese del bosco, per favorire l’assunzione di personale da destinare alle attività di spegnimento e di prevenzione.

I tragici fatti di questa estate sono anche la logica conseguenza di politiche ambientali, sociali, ed economiche praticate nel nostro territorio che non hanno tenuto conto delle trasformazioni in atto nel nostro pianeta.

I cambiamenti climatici ci toccano direttamente. La sempre più diffusa siccità, la riduzione dell’umidità dei terreni e l’innalzamento delle temperature rendono il nostro territorio sempre più soggetto agli incendi favorendo una loro immediata propagazione. Secondo uno studio del CNR l'aumento della temperatura in Italia è maggiore di quello del resto del pianeta: 1 grado in più ogni 100 anni. Un fenomeno che costituisce da solo un segnale importante dell'avanzata dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, alle prese con l'aumento delle ondate di calore e la diminuzione delle precipitazioni. Per questi motivi non possiamo più pensare agli incendi come ad eventi eccezionali. Si tratta di eventi che possono rientrare nella “normalità”. Se non si mettono in atto politiche concrete di salvaguardia ambientale rischiamo di dover convivere (sino a quando?) con l’azione distruttrice del fuoco.

Favorire il ripopolamento delle campagne. Il forte spopolamento delle campagne, con il conseguente abbandono di tutte le pratiche agronomiche di difesa, ha reso ancor più debole il nostro territorio. Arginare lo spopolamento delle campagne, favorire la crescita di imprese che investono in attività agricole, zootecniche ed ambientali che consentono di presidiare il territorio deve diventare un imperativo per le nostre classi dirigenti.     

L’emergenza incendi ci ha lasciato un insegnamento ed una consapevolezza: la questione è decisamente complessa e va affrontata coinvolgendo i diversi protagonisti.

I cittadini e le associazioni del volontariato: fondamentali per realizzare azioni di prevenzione, di salvaguardia e di denuncia .

Una politica forte ed autorevole: capace di dare indirizzi, risposte certe en interventi concreti. Gli incendi di questa estate sono anche figli di una politica debole, incapace di interagire con il cittadino, priva di ogni autorità. In questi anni si è diffusa una idea debole per esempio di Parco. Questo territorio ha subito continue aggressioni (incendi, cementificazione, abusivismo incontrollato) mente il Parco si è sempre più caratterizzato come l’Ente patrocinatore di feste e sagre paesane..

Dal Governo, dalla Regione ci aspettiamo l’attuazione di politiche mirate alla prevenzione territoriale ed alla salvaguardia del patrimonio boschivo. Qualcosa di concreto è stato già fatto. In Italia abbiamo una buona legge che prevede la realizzazione del catasto delle aree incendiate sulle  quali impedire le costruzioni, il pascolamento e le attività venatorie per i successivi quindici anni. Bisogna fare in modo che questa legge venga effettivamente applicata. Un buon segnale arriva con la firma del  primo decreto di attuazione dell’ordinanza del 28 agosto del Presidente del  Consiglio in tema di incendi boschivi con cui si designano i presidenti di Campania e Lazio e i  prefetti delle regioni Puglia, Calabria e Sicilia per la realizzazione del catasto delle aree  bruciate. A loro spetta la verifica delle attività svolte dai comuni per la  realizzazione del catasto dei rispettivi territori.

 Uscire dall’emergenza significa anche riorganizzare i nostri boschi, far rivivere le nostre campagne, rendere conveniente per le imprese investire in attività di alto rilievo ambientale.

Per questi motivi un ruolo determinante deve essere assegnato alle Amministrazioni Comunali e agli Enti territoriali sovracomunali (Comunità montana ed Ente Parco) che in questi anni hanno, però, operato singolarmente, senza una visione condivisa nella gestione del territorio, spesso in conflitto tra loro.

 

Antonio Giuffreda

Capogruppo DS Vieste


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