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Vieste – LA DIREZIONE DIDATTICA COME SEDE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO?

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E' da sempre un problema irrisolto per Vieste e torna alla ribalta quando gli eventi ne fanno evidenziare la carenza. Parliamo di un sito adeguato da usarsi come museo archeologico. Della questione si è fatto portavoce (e non è la prima volta) Giuseppe Ruggieri, Ispettore onorario per i Beni Architettonici ed il Paesaggio del Comune di Vieste. In una lettera inviata negli scorsi giorni al Sindaco Ersilia Nobile, all’assessore comunale alla Cultura Nicola Rosiello ed al dirigente scolastico della locale Direzione Didattica Statale Paolo Soldano, si spiega come «per oggettiva carenza di spazi idonei, di risorse e di continuità negli interventi, un'ingente quantità di importanti materiali archeologici, rinvenuti nella nostra città e nel suo territorio, trova «accoglienza» nei depositi della Soprintendenza Archeologica della Puglia».

 

Così negli anni è accaduto che «escludendo l’invisibile monetiere, altri materiali, ammucchiati in vetrine improbabili, pacchi polverosi e sacchi disfatti, costituiscono la raccolta civica, alla quale, dapprima, le vacuità obsolete della Biblioteca, poi, le umide suggestioni architettoniche del cosiddetto Museo, ora dichiarato immobile inagibile, infine, l’asfittico Archivio le hanno fatto da cornice».
Questa precarietà di sistemazione viene sottolineata per «i critici microclimi di questi ambienti, gli episodici e non sempre corretti restauri hanno reso precario lo stato di conservazione della raccolta, mentre, le manipolazioni inesorabili e le improvvisazioni espositive hanno confuso le originarie provenienze ed associazioni di alcuni materiali che la costituiscono».
Ruggieri ricorda che da ultimo «il rinvenimento nel luglio 2006, proprio nel cortile della Direzione Didattica presso il Palazzo di Città, di struttura funeraria di età ellenistica ed il consequente clamore mediatico hanno riproposto all’attenzione degli amministratori e della cittadinanza l’annosa problematica del recupero, della conservazione e della valorizzazione dei nostri beni archeologici».
Come accaduto per altri ritrovamenti, tutto il materiale non è più Vieste, perchè «è stato salvaguardato dalla competente Soprintendenza e trasferito nel suo Centro Operativo di Bari».
Così nel corso dell'estate, a Bari si è potuta allestire un mostra con quei reperti [cfr. "Il Faro n.19/2007] mentre a Vieste «in attesa di tempi migliori, nel «fosso» dell’hortus interclusus scolastico-municipale, rimaneva la dissestata architettura tombale, le cui estemporanee protezioni già recano i veloci segni dell’abbandono e della fatiscenza».
Come per altre vicende, anche per un sito museale per Vieste nel lontano passato già ci si era interessati o, meglio, organizzati. «Settantacinque anni fa — evidenzia Ruggieri — negli stessi luoghi, sui medesimi palcoscenici istituzionali e nei medesimi ruoli, altri attori recitavano le parti di un quanto mai attuale copione".
Il riferimento è a due lettere degli anni trenta portate in evidenza dall'ispettore onorario. Nella prima, del 21 dicembre 1932, inviata dal podestà Andrea Medina al "Sopraintendente alle Opere di Antichità e d'arte" di Taranto, si comunicava che «con la costruzione del 3° lotto dell'edificio scolastico comunale [un ala del Palazzo Municipale, ndr], questo Comune metterà a disposizione una capace aula per la raccolta e conservazione delle antichità».
Nella seconda, datata 23 aprile 1933, il podestà scriveva al "Cav.Uff.Dott.Michele Petrone" per "l'istituzione di un museo civico nel Comune". Nella lettera si chiedeva al Petrone di «far conoscere – con cortese sollecitudine – tutto quanto occorre (locali, personale, ecc.) per l'istituzione in questo Comune di un civico museo». Inoltre pregava "farmi conoscere presso quali Enti e privati locali posso rivolgere viva premura per la raccolta del materiale che dovrà essere conservato nel museo stesso».
Ed ecco, la proposta di Ruggieri, seguito ideale di quelle volontà già espresse settantacinque anni fa: «in caso di trasferimento di sede, di destinare il plesso della Direzione Didattica a Museo Archeologico visto che per parte di quei luoghi sembrano profilarsi nuove destinazioni».
Nel caso, il sito avrebbe diversi vantaggi. Per prima cosa l'essere già realizzato e fruibile. Gli ambienti da adibire a sale espositive non avrebbero, inoltre, bisogno di interventi di grande entità. La localizzazione in pieno centro urbano consentirebbe un accesso comodo sia per i residenti che per i turisti.
E sarebbe soprattutto un segnale, per la città, di ritorno alla centralità del mondo della cultura, legato ad autentiche (e non posticce o addomesticate) tracce della nostra storia.


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