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Il Papa e “La Sapienza”: i professori che cancellano duemila anni di civiltà

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Voi non sapete, barbari studenti e più bar­bari docenti, chi state cacciando dall'Uni­versità La Sapienza di Roma insieme al Papa Benedetto XVI. Voi non state semplicemen­te e autorevolmente cacciando solo il capo della cristianità occidentale, voi state cac­ciando i tre quarti o forse più della cultura occidentale, filosofia e anche scienza, lette­ratura e arte, assistenza e medicina, carità e opere pie. Voi state cacciando gli amanuen­si che salvarono la cultura classica dai vostri predecessori barbari e dall'incuria dei vostri predecessori ignoranti.

Voi state cacciando la Patristica e la Tomistica, S. Agostino e S. Tommaso, Alberto Magno, San Bonaventu­ra da Bagnoregio e Sant'Anselmo d'Aosta, Vico e Rosmini, Pascal, Manzoni e Dostoevskij, quasi tutta la filosofia e la letteratura che ne discese. Perché un Papa, se lo contestate come il massimo esponente della Chiesa cattolica sappiate che è il massimo erede di quella tradizione cristiana sulle cui spalle sono ap­pollaiati senza saperlo i vostri prof. Se invece lo contestate in quanto Joseph Katzinger, beh, leggete prima i suoi testi, di cui non ca­pirete molto, e sicuramente discorderete da quasi tutto; ma vivaddio, si tratta di un raffinato esponente di cultura che non entra nell'ateneo con l'area del pretonzolo che vuol sostituire il credere al pensare, le bigotte ai filosofi e chierichetti agli studenti. Ratzinger è un intellettuale a tutti gli effetti, che in ateneo è forse a suo agio più che in una sacrestia, semmai il suo limite come papa può essere proprio quello…
Non si tratta semplicemente di garantire a tutti il diritto di parola, come dice Battista sul Corriere, rispolverando l'ovvietà di difendere Ratzinger con Voltaire; certo, sarebbe già tanto se almeno questa considerazione degna di zia Li­na fosse accolta, ma in questo caso c'è molto di più, e non dal punto di vista confessionale: si tratta di un vero profes­sore e di un testimone di una cultura che puoi contestare fi­no alle radici ma che costituisce il terreno su cui noi stessi pensiamo e viviamo, anticlericali inclusi. Dire che il papa ha diritto di parlare all'università come l'ateo Odifreddi è una benevola sciocchezza, perché non si possono mettere sullo stesso piano il diritto di ciascun cittadino e di qualun­que uomo di cultura di parlare all'università con l'ulteriore motivo di ospitare il massimo rappresentante della tradi­zione che più ci ha plasmato, nel bene e nel male. Il fatto che Asor Rosa inviti il Papa a non entrare nell'Uni­versità perché il suo pensiero sarebbe connotato da posi­zioni conservatrici e reazionarie, è un esempio demente di cultura dell'assurdo, di spocchia accademica unita a intol­leranza ideologica. Allora, se la Chiesa deve essere messa fuori università perché portatrice di una cultura del genere, quanta cultura dei millenni andati dovrebbe uscire dall'università per la medesima ragione? Forse, a quel pun­to, sarebbe meglio far uscire l'università dalla storia della cultura occidentale e non solo (te li scherzi gli orientali, gli islamici ecc). Se si dovesse giudicare un magistero dagli ef­fetti storici della tradizione che rappresenta, dove dovreb­be essere cacciato Asor Rosa, esemplare non pentito della tradizione più breve ma più rovinosa del mondo, il comu­nismo? In quale cesso dovrebbe essere chiuso lui con i suoi libri? E invece a me piace leggere Marx e perfino Asor Rosa, e mi piace che sia all'università non solo per via del pensie­rino voltairiano ma perché la libertà si nutre dell'intelligen­za e del contrasto, la storia del pensiero è fatta di antitesi marcate, e anche grandi errori possono portare nel loro se­no riflessioni proficue, anche le sragioni possono contene­re germi di ragione, nobiltà e altra verità. E poi, chi decreta l'autorizzazione a procedere in questi casi, chi concede o rinnega l'invito, di quale investitura divina o di quale auto­rità suprema dispone Asor Rosa per decidere lui, alla bi­glietteria del cinema La Sapienza, chi sono gli ammessi e chi sono i bocciati in specula saeculorum? Ma non vi rende­te conto, professorini che un tempo civettaste pure con il partito armato, di quanto diventa ridicola la presunzione di giudicare dalla vostra nanocultura, cattedrali di pensieri e millenni di storia e di filosofia, di scienza e di arte, di vita e di cultura? I legittimi allievi di questi professorini faziosi han­no promesso di sommergere giovedì il papa di musica dan­ce e di cortei con studenti travestiti da suore, come un gay pride degli analfabeti; siete pari ai coatti della curva sud e ai burini del degrado urbano. Siete barbari come loro, rozzi e arroganti nella vostra ignoranza …Disertate 1'università, fatevi le canne e sparatevi di alcol. Però ho due motivi di consolazione: il primo è che l'ini­ziativa mette in imbarazzo la sinistreria furbetta che voleva cogliere l'occasione per celebrare una messa cantata del Papa con Mussi e Veltroni e per dare loro occasione per un altro show politico con alta copertura mediatica. Il secondo motivo di consolazione è di ordine personale: nel mio pic­colo anche a me fu impedito una volta, anzi più di una vol­ta, di parlare all'università, anche alla Sapienza e fu impe­dito una volta di parlare di un altro filosofo che giganteggia nel Novecento europeo e che all'università italiana come alla scuola dette molto, Giovanni Gentile. Mi consola sape­re che sono stato, nel mio piccolo, un precursore, a Roma come a Torino, a Pisa come a Firenze e Genova, di confe­renze universitarie contestate se non vietate. Se fossi il Pa­pa, comunque, accoglierei l'invito di Asor Rosa e non ci an­drei all'Università se l'invito non risulta firmato dal corpo docente. Sai che bella lista di infami ne verrebbe fuori?

Marcello Veneziani 


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