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Acqua, la pioggia salva l’erogazione alle abitazioni

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E' arrivato l'acquazzone che auspicavamo, in appena trentasei ore il livello dell'invaso di Oc­chito è cresciuto di quasi due metri.
Ades­so la diga che eroga l'acqua nelle case della nostra provincia si ferma a quota 35,7 milioni di metri cubi (+4,5 rispet­to a due giorni fa). Quantità certo non ragguardevole se si pensa che la capacità massima sfiora i 200 milioni, ma sufficien­te ad assicurare i con­sumi potabili per un lungo lasso di tempo. «Lo avevamo detto senza timore di dover­ci smentire già un paio di settimane fa che l'acqua di Occhito era sufficiente a garantire
i consumi delle famiglie per tutto l'anno. Adesso ne siamo più che convinti e pos­siamo ritenere scongiurata l'emergenza almeno su questo fronte», spiega Giuseppe D'Arcangelo direttore dell'ente di corso Roma.
I «guardiani» di Occhito restano co­munque in all'erta in attesa di misurare la vera portata della piena. Sono in avvi­cinamento alla diga, infatti, le code dei torrenti gonfiati dalla pioggia caduta nelle ultime ore. Il fiume Fortore che alimenta il lago di Occhito potrebbe portare in «dote» altri 2-3 milioni di metri cubi. L'acqua del Carapelle e del Cervaro, nel medio-basso Tavoliere, si disperderà invece quasi tutta in mare. «Ci fosse stata la diga di Palazzo d'Ascoli (già progettata: ndr) si sarebbe potuta recuperare un'altra significativa riserva idrica a beneficio delle campagne di quelle zone», il commento di D'Ar­cangelo.
Proprio l'impasse registrato sulla diga di Piano dei limiti tiene in ambasce il Consorzio che da più di vent'anni non realizza più una grande infrastruttura idrica, nel solco delle operazioni di bo­nifica avviate ottant'anni fa. I tempi del negoziato sembrano però agli sgoccioli: per la quarta diga della Capitanata i lavori potrebbero essere cantierizzati dopo l'esta­te.
Naturalmente le previsioni sulla quarta diga e le preoccupazioni legate al livello dell'invaso di Occhito (così come degli altri invasi più piccoli della provincia, sono medaglie della stessa moneta. L'agricoltura dauna, in perenne affanno, sconta ritardi e anni di mancate programmazioni che un semplice acquazzone non potrà alleviare.
Si preannuncia un annata di grandi dif­ficoltà. A meno di nuovi impetuosi ac­quazzoni, il grande polmone sul fiume Fortore non riuscirà a riempirsi fino a quella quota ottimale – 120 in milioni di metri cubi – tale da garantire l'esercizio irriguo nell'alto Tavoliere. Il Consorzio anzi si è già cautelato con i manifesti nei comuni nei quali si consigliano gli agricoltori a contenere gli investimenti.
Sono le piogge l'unica speranza di ap­provvigionamento idrico in provincia di Foggia, se queste scarseggiano come av­venuto fino all'altroieri non ci sono in questa provincia i pozzi del Salento e quanto al recupero delle acque reflue sia­mo all'anno zero. Solo nel basso Tavoliere l'unica diga riservata all'agricoltura (Ca­pacciotti), è in grado di assicurare anche quest'anno un regolare ciclo irriguo. Nell'invaso ci sono oggi 24,6 milioni di metri cubi d'acqua, giusto la metà di quan­ti ne potrebbe contenerne. Ma possono bastare.


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