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NOTTE DI FERRAGOSTO: IN ONDA “IL PASSAGGIO DI ATTILA”

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All’alba lo scenario che si è presentato agli operai della ditta incaricata per la raccolta dei rifiuti è di quelli che difficilmente si dimenticano. Un autentico Day after targato mattina del 16 agosto, dove al sole dell’alba è toccato il disonore di illuminare con i suoi primi raggi i resti di un autentico passaggio di Attila. Quello che si è consumato nella notte sotto le stelle ferragostana sulle spiagge di ogni latitudine e longitudine della costiera viestana e che mette a durissima prova ogni scampolo di cultura dell’accoglienza e del senso della vacanze. Un tappeto di bottiglie, scorze di angurie e melone, resti di grigliate, tizzoni ardenti, rimasugli di sdraio e lettini spezzati da tentazioni orgiastiche, buste di immondizia erano lì a far bella mostra davanti ai flutti di un mare, la cui risacca aveva il sapore di una risata beffarda, nei confronti di chi aveva l’onere di dover ripulire ciò che la calata dei Lanzichenecchi in salsa moderna, aveva disseminato. Vale a dire, i resti di un circo delle bestie equestri, una cloaca maxima, animati non da tifosi della curva ultrà del West Ham o del Borussia Dortmund (i più scalmanati d’Europa) ma da rampolli locali e vacanzieri, magari pure con istruzione universitaria, cresciuti a suon di “Papà mi compri la macchina”. Gli stessi che rincitrulliti dalle mode “Vodafone, un mondo intorno a te”, hanno perso ogni cognizione della parola divertimento e  si sono consegnati senza batter ciglio al rito nullificante dell’omologazione di massa senza senso. Quella dello “pseudodivertirsi per consumare e basta!”.
Che la tradizione suggerisse di raccogliere un po’ di amici, un’ anguria e una chitarra e raccontarsi qualche barzelletta o scampoli di avventure amorose attorno ad un falò niente di male. Anzi, sano divertimento della notte di fine estate per antonomasia. Che la tradizione, invece venisse stravolta al punto da dar vita ad una nonstop di riti woodoo dello sballo e del nichilismo, a rave improvvisati di torrenziale ubriacatura sonora ed alcolica questo proprio no! E’ la più triste verità di un turismo che ormai offende la parola stessa, e che in questo mese di agosto ha messo in mostra un campionario di comportamenti della peggior specie. Una ondata vacanziera che nel più trash dei modi fa calare il sipario ad una deludentissima stagione turistica, lasciando poche e malriposte speranze a previsioni di circoli virtuosi macro e microeconomici.
Inutile sdottoreggiare su segni più e segni meno della tendenza dei flussi di arrivi e presenze se ci si è ridotti a tanto. Viene da ridere, oltre che da vomitare.  Di quei flussi, ammesso che siano rigogliosi –i dubbi in tal senso superano la dimensione dell’Antartide- va studiata la consistenza e non soltanto la morfologia numerica. Vogliamo dirlo apertamente, senza tanti giri di parole? La consistenza è sempre più a favore di famiglie che dormono in macchina per farsi il ferragosto, che piantano tenda e griglie in spiaggia, che affittano un ombrellone con due lettini a misura di albero genealogico di nipoti e pronipoti, che ti chiedono (ma a volte non si scomodano neppure) il permesso per una doccia per sé e per una processione infinita di parenti; che consumano tonnellate di angurie e davanti al bancone degli Yogurt non gli passa nemmeno per la mente di leggersi le etichette delle chilocalorie. Il che non è citato per cipiglio snobistico, ma come segnale di capacità e cultura di spesa. 
Tiriamo le somme, senza sottilizzare ulteriormente! Si è investito per tutto questo? Era questa la nuova domanda di vacanza che i nuovi alberghi sono stati chiamati ad intercettare? A continuare così non c’è futuro o meglio il futuro è solo di quelle poche tasche che non fanno economia ma speculazione nuda e cruda e che il bene di questa città (occupazione, circolazione di beni e servizi, soglia di benessere allargata ecc.) c’è l’hanno sotto le suole. Ci sarà a fine stagione una sorta di “stati generali del nostro turismo” capace di innescare un benefico redde rationem? Si avrà il lume di proporsi un “fermiamoci e riflettiamo su dove stiamo andando”. O dobbiamo assistere ad improvvisati editorialisti da sociologia dei titoli del TG5, edizione delle 20? Che si apra il dibattito…


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