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Senza mercato l’olio d’oliva pugliese, la denuncia della Coldiretti

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Un andamento da profondo rosso quello registrato dall’olio extravergine di oliva pugliese. In soli 4 giorni il prezzo è sceso di ulteriori 40 centesimi, sfiorando i 2,7 euro al chilo……e nonostante ciò il mercato continua ad essere irrimediabilmente ‘immobile’.  Ancora più drammatico il costo delle olive, sceso drasticamente fino a toccare i 35 centesimi di euro al chilogrammo.“ Non accettiamo che tale andamento disastroso delle contrattazioni sia giustificato dall’alibi della stagnazione dei consumi. Le famiglie utilizzano olio. Piuttosto, c’è da chiedersi di che olio si tratta, visto che quello pugliese non trova acquirenti. Se il grano arriva per mare, l’olio arriva su gomma. Ci risulta che ingenti quantitativi di prodotto vecchio, trasportati su camion provenienti soprattutto dalla Spagna, stiano arrivando in Italia, per divenire miracolosamente ‘made in Italy’”. Non usa mezzi termini il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, e denuncia il crollo del 17% del prezzo dell’olio extravergine di oliva, a soli 20 giorni dall’inizio della campagna olivicolo-olearia. Di contro sono aumentate del 30% le importazioni di prodotto dall’estero, tanto che sugli scaffali dei supermercati è straniero l’olio di oliva contenuto in una bottiglia su due. Per questo la Coldiretti Puglia ha dichiarato lo stato di mobilitazione della categoria che culminerà in manifestazioni, presidi e sit-in su tutto il territorio regionale.“E’ determinante – continua Salcuni – che tutti i soggetti operanti nel settore olivicolo–oleario concorrano a creare una ‘cultura della filiera’, per fare in modo che venga riconosciuta la giusta remunerazione alle olive, all’olio e il consumatore finale possa acquistare vero prodotto pugliese al giusto prezzo. Inoltre, occorre assicurare che tutti gli oli etichettati dopo il 17 gennaio 2008 rispettino le condizioni fissate dal Decreto che impone le ’Norme in materia di indicazioni obbligatorie nell’etichetta dell’olio vergine ed extravergine’”.E proprio sulla trasparenza e sulla rintracciabilità si gioca la sfida per il settore olivicolo pugliese.“Il comitato contro le barriere tecniche all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) – incalza il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio – deve decidere se dare il via libera definitiva, dopo il parere indicativo del Comitato di gestione, alla proposta di Bruxelles di introdurre obbligatoriamente in etichetta l’origine dell’olio d’oliva vergine ed extra-vergine. Ciò non può far dimenticare che sulle confezioni di tutti gli extravergini etichettati dopo il 17 gennaio 2008, come previsto dalla normativa entrata in vigore in Italia 10 mesi fa, vanno indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio. Se le olive sono state prodotte in più Paesi, questi devono essere tutti indicati in ordine di quantità decrescente. Ciò dovrà riguardare l’intera produzione agroalimentare – conclude il Direttore De Concilio – in linea con quanto disposto dalla Legge 204 del 3 agosto 2004, ottenuta con il sostegno di un milione di firme raccolte da Coldiretti e che obbliga a indicare la provenienza dei prodotti agricoli in tutti gli alimenti, sancito nuovamente dal DdL presentato dal Governo ed all’esame della Conferenza Stato-Regioni”.Il comparto olivicolo-oleario è uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia. Nonostante il riconoscimento comunitario del marchio DOP (Denominazione d’Origine Protetta) ai 5 oli ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono 160 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese, dato che l’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale.


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