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RANDAGISMO, UN FENOMENO DA NON TRASCURARE

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Sul fenomeno del randagismo sono diverse le segnalazioni che ci giungono in Redazione. Sul tema un primo confronto si è aperto con la pubblicazione di alcuni articoli con relative repliche su "IL FARO settimanale" che qui di seguito riportiamo. A breve sul randagismo Ondaradio organizzerà un’apposita trasmissione di approfondimento.

 

UNA MENSA FAI-DA-TE PER CANI RANDAGI SUL MARCIAPIEDE
Amare i cani è gesto nobile e bello. Ma che la passione per il più fidato amico dell’uomo senza padrone debba dar spunto a situazioni di sana inciviltà è ben altro discorso. Non serve a nulla giustificarsi con l’essersi spinti fare a tutti i costi qualcosa per «quei poveri animali abbandonati» e sorvolare anche sul più elementare rispetto di norme di igiene pubblica e, fatto non meno trascurabile, sul diritto degli altri di camminare senza la paura di aggressioni o intimidazione improvvise. 

Di questo atteggiamento, a dir poco disfattista, fa prova quanto succede nei pressi di via Venezia, all’imbocco del frequentato incrocio tra il lungomare Europa e via della Repubblica.  E’ da settimane che sul marciapiede di un abitazione di un civico situato all’ingresso di Via Venezia, proprio di fronte al nuovo porto turistico, fa bella mostra, una sorta di mensa a cielo aperto per cani randagi con tanto di pentole, tegami, piatti e abbeveratoi ed in più cartoni-cuccia (ora ridimensionati a seguito di un’opportuna segnalazione ai vigili urbani, ma prima anche con materassini e cuscinetti) per il ricovero diurno e notturno dei quadrupedi senza padrone.
Come documentano eloquentemente le foto (scattate la mattina di martedì 6 gennaio) si tratta di una sorta di vitto e alloggio per cani senza fissa dimora, allestito senza andar tanto per il sottile riguardo a igiene e sicurezza dei passanti. Ogni giorno mansione abituale degli abitanti di quel civico è quella di rimestolare quei tegami, quelle pentole e quei piatti con crocchette, resti di pietanze e quanto necessario per rifocillare i randagi. Il tutto su un marciapiede a servizio degli abitanti di quella zona, solo per dar sfogo alle proprie smodate passioni cinofile tanto da considerarlo inviolabile proprietà privata. E che poi gli animali disperdano resti di cibo ed escrementi in tutta l’area antistante è questione che non è fra le principali preoccupazioni di questi appassionati per i cani. Anzi, non vanno trascurati nemmeno i piccioni. E dunque, sempre all’angolo del marciapiede, cibarie anche per i volatili, tanto qualcuno pulirà molto poi che prima.
Insomma una «zona franca» che si è trasformata in un punto ristoro e di bivacco permanente per (finora) 3 o 4 cani randagi [vedi foto] che lo hanno eletto come dimora abituale, guardiani talvolta benevoli, talvolta malevoli di quel loro sito. E si perché (e qui trattiamo l’aspetto dell’incolumità delle persone) l’umore dei quadrupedi è alquanto mutevole nell’arco delle 24 ore. Durante il giorno, dopo essersi annoiati nella dimora fai da te, si concedono, allegri, qualche scorribanda sulla vicina spiaggia antistante il molo turistico o nei quartieri prossimi. A tarda sera cambiano registro e diventano guardiani incattiviti di quella porzione di strada. Come dimostrano numerose segnalazioni, a tarda ora non è affatto consigliabile passare a piedi davanti a quella zona, perché il minimo che può succedere è il vedersi rincorrere a suon di latrati, non proprio amichevoli che a tutto inducono fuorché a mantenersi calma e tranquilli. Se poi capita di passarci con un mezzo a due ruote, al sentirsi rincorrere e circondati da due o tre esemplari eccittatissimi, si può perdere l’equilibrio e rischiare di cadere rovinosamente o anche, causa improvvise ed impreviste accelerazioni, provocare qualche grave incidente stradale.
Che facciamo, aspettiamo il fattaccio prima di intervenire, o qualche salatissima multa con rimozione dell’inconveniente e invito a frequentare un corso di «vero amore» per gli animali può fare al caso nostro?

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LA FAMIGLIA DI QUEL "NUMERO CIVICO"
Credevo fino a qualche giorno fa che in prima pagina di un più o meno noto settimanale fossero stampate solo foto di qualche boss della malavita locale sfuggito alle Forze dell’Ordine, o dello stupratore di turno con il relativo articolo dai toni accesi
Ma che la prima pagina di un settimanale iniziasse con un articolo che incrimina alla stessa stregua degli assassini. colui o colei che si prende cura di poveri animali randagi, è a dir poco incomprensibile.
Mi riferisco all’articolo pubblicato su "Il Faro”, settimanale della città di Vieste, edizione 16 gennaio 2009, in cui viene descritta, con toni deplorevoli, la sana abitudine di una famiglia abitante all’ingresso di via Venezia, di cibare randagi di passaggio.
Ma nessun accento aIl’altrettanta sana abitudine degli abitanti di "quel civico" di via Venezia di ripulire a pranzo e a cena, il marciapede da scodelle e tegami con resti di crocchette, ecc…
E’ stato altresì di natura dolosa l’intento di fotografare, sempre quel civico, il giorno 6 gennaio, noto come fanalino di coda delle festività appena trascorse nonchè ricorrenza per gli ultimi arrivi di regali, per mettere in evidenza i relativi cartoni che sarebbero stati rimossi in giornata assieme alle scodelle del cibo.
Senza tralasciare poi che quasi tutti i componenti della famiglia in questione, e che senza giro di parole fa capo al Sig. Cardone Lazzaro, sono associati all’Anpana (Ass.naz. protezione animali natura Ambiente); una di questi componenti. la sig.ra TuriIlo Angela è anche esplicitamente autorizzata dal Comune di Vieste ad occuparsi delle cure e sostentamento dei cani randagi.
Se poi tali bestiole, intente a prendere il sole sdraiate sul marciapiede siano causa di incidenti stradali, è a DIR POCO ESILARANTE!!!! Sono infatti molestate e turbate con lancio di pietre e quant’altro, così come sono molestati e turbati nella loro tranquillità e con le stesse modalità tutti i componenti della famiglia in questione resasi colpevole di chissà quali misfatti.
Se di incivili si deve parlare, questi vanno sicuramente indicati in quelle persone che, per sfuggire alla noia quotidiana, si dedicano all’impiccagione e sventramento di tali quadrupedi, anzichè in coloro che si dedicano ad offrire loro del cibo!
Carcasse e corpi canini sventrati sono stati infatti rinvenuti su quella stessa spiaggia di quel nuovo porto turistico antistante la palazzina in oggetto e ostentato come il vessillo dell’ultimissima civiltà.
Ben ha fatto l’autore di quel articolo ad esimersi dal solloscriverlo, preoccupandosi solo di farlo pubblicare in prima pagina, per celare, dietro la maschera dell’ipocrisia, una vera e propria vergogna per la collettività agli albori del terzo millennio.
A nulla poi è valso l’intervento sul luogo, degli agenti di Polizia Municipale del posto, che non hanno rilevato nulla che potesse contravvenire alle nonne comunali e regionali, o quasi.
I vigili della città infatti non hanno rilevato l’unica cosa che c’era da rilevare: la strada comunale antislante quel "numero civico", e non solo. è priva di qualsiasi grata di raccoglitore di acque piovane, perchè quelle preesistenti sono state abilmente occluse dal rifacimento del nuovo manto stradale! Ciò fa sì che nelle giornate piovose, la zona in questione diventi una pista praticabile solo con stivali di gomma, con notevole disagio per gli abitanti, nel raggiungimento della propria abitazione
Vieppiù! Lo stesso garage (di cui in foto la serranda) di quel civico è sottoposto ad infiltrazioni d’acqua piovana che non trovano un’apposito scolo, situazione che costringe la famiglia Cardone a tamponare alla meno poggio, con cartoni di fortuna, la fessura di tale serranda. Episodio più volte denunciato da don Michele Pio Cardone a mezzo di raccomandata r.r. indirizzate all’Ufficio Tecnico del Comune di Vieste e allo stesso Sindaco dello stesso dal quale non ha mai ricevuto risposta.
E’ il caso di dire si vede la pagliuzza e non la trave!
Mi viene da chiedere allora se sul banco degli imputati debba salire la passione cinofila o comunque l’amore per gli animali tutti o il non senso civico consistente nella mancata manutenzione delIe strade pubbliche creando disservizi e danni ai cittadini tutti!!!
Preferirei comunque perseguire chi vende "morte" agli angoli delle strade anzichè chi regala agli stessi angoli, la vita a delle povere bestiole!
Sono mortificata per Io spiacevole episodio accaduto alla famiglia Cardone e in particolare al reverendo don Michele Pio, ma sono ancora più mortificata per la speculazione di massa che si è fatta di questo articolo, a riprova del fatto, purtroppo, che sono sempre i nobili sentimenti ad essere sacrificati sull’ara dei "falsi dei" della società che ci ostiniamo di definire "civile". 
avv.Maria Oliveta Pennacchia

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Ignoro chi abbia ispirato l’articolo apparso e da chi abbiate avuto le informazioni, ho l’impressione comunque che non siate stati sul posto personalmente e intervistato le persone[…] L’articolo giustamente prende in considerazione il rispetto per gli abitanti di quella zona che non amano in egual misura i cani (soprattutto quelli randagi) e che possono essere infastiditi dalle ciotole […] o impauriti da una possibile aggressività dei cani. Come quei cartoni messi, solo provvisoriamente, in giorni particolarmente freddi accanto alla porta di casa non sono certamente belli e decorosi, io stesso ho pregato queste persone, socie della nostra associazione, di fare più attenzione in quanto il nostro amore, spesso esagerato agli occhi dei più, non deve ledere il diritto di quei cittadini che non amano vedere tali trasandatezze.
Però devo lamentare la violenza che si evince leggendo l’articolo sia contro i cani randagi, sia contro coloro che se ne prendono cura […] da parte di molti cittadini giustamente infastiditi e preoccupati per l’enorme quantità di cani randagi sul territorio di Vieste, ma che ignorano totalmente le leggi in vigore […] e che quelle "orrende persone" che se ne prendono cura […] fanno un enorme servizio alla popolazione. […] Desidero però anche farle notare che quelle "orrende persone", io sono tra queste, stanno collaborando fattivamente da più di un anno con l’attuale amministrazione comunale […] e con l’Asl locale per cercare di arginare un fenomeno […] Purtroppo nell’articolo menzionato non trovo nè corretta informazione (alcune cose dette non sono vere), nè mancanza di faziosità, nè conoscenza delle leggi in quanto si ridicolizza, con battute francamente penose, chi ha sentimenti di amore per gli animali, […] e, secondo me, si aizza l’odio e si alimenta l’ignoranza su un fenomeno molto grave e riprovevole che coinvolge tutti noi e che andrebbe trattato più seriamente.
Giancarlo Grandi, resp. Anpana (Ass. naz. protez. animali, natura e ambiente) sez. Vieste

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L’articolo in questione fa subito una «violenta» premessa: «Amare i cani e gesto nobile e bello…». E non è né fazioso, né distorcente. A Giancarlo Grandi piacerebbe pensarlo e farlo pensare, ma purtroppo è realtà documentata da uno scatto fotografico, che sarà, per dirla col filosofo Zenone «realtà immobile», ma pur sempre di realtà si tratta. Eloquente. Scomoda, per chi alimenta una visione manichea del problema «randagismo»: tutto il bene dalla loro parte, tutto il male dalla parte degli altri, considerati alla stregua di una «Terza Internazionale del terrore verso i cani» che congiura nell’ombra. Così scomoda da procurargli l’infortunio dell’eccesso di zelo, foriero di giustificazioni non richieste nel più classico repertorio dell’excusatio non petita, accusatio manifesta. Vi è nell’articolo un riferimento o una critica all’operato dell’Anpana o la segnalazione di un comportamento incivile su pubblica via operato da singoli in spregio a banali regole di senso civico? E poi, nell’articolo de Il Faro si evidenzia come quel comportamento comprima diritti (alla salute e dunque alla tutela dell’igiene pubblica, alla sicurezza ed alla incolumità). Grandi cosa risponde? Con un repertorio che sfodera termini come «violenza», «ignoranza», tutti effetti collaterali delle visioni manichee. Che ci sono battute gratuite: quali? Che chi ha scritto in realtà non è stato sul posto e non ha «intervistato» le persone «ree» (nemmeno per Lui sono «presunte ree») di minare…. E poi che Il Faro, detto con eleganza anglosassone, ha fatto un articolo fazioso di non corretta informazione. Mi spiace signor Grandi, deve ricredersi. Chi ha documentato quel «fatto» ci abita vicino, ci passa tutti i giorni, avrebbe anche mezzi e particolari per postare un filmino su You Tube. Per di più, per ragioni di lavoro, conosce umori e segnalazioni di quella stessa situazione lamentate da cittadini che si sono rivolti ai vigili urbani, ma anche da quelli che hanno ritenuto inutile farlo. Non ne hanno diritto, secondo Lei? O sono i soliti agenti della «Terza Internazionale del terrore verso i cani»? Naturalmente, per ovvio senso di responsabilità, si è guardato bene dal riferirlo proprio per evitare toni da «crociata» e lo ha considerato come uno spiacevole episodio, che nemmeno la buona volontà dell’Anpana ha scongiurato. Come vede, lo scrivente non è nemmeno portatore di quella egoistica tutela del «particulare». Per venire poi alla qualità dell’informazione, Ondaradio e Il Faro hanno una tradizione di pluralismo e di scrupolo professionale che né io, né Lei potremmo scalfire, quando la «sonata» non risponde ai nostri desiderata. Le dirò di più. La Redazione concorda perfettamente che al delicato (che non è aggettivo «violento») tema «randagismo» si dedichi una trasmissione di approfondimento «ragionato», scevro il più possibile da visione manichee e nella quale il sottoscritto sarà ben lieto di confrontarsi con le sue «molto presunte ragioni».
Carmine Azzarone autore della rubrica «Il Viandante»


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