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Presto casinò anche in Puglia (3)

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Ora Vieste torna a sognare   

 

La proposta di realizzare un casinò a Vieste, fu lanciata dalla “Gazzetta” a fine anni Settanta. Durante uno dei tanti congressi che all’epoca si svolgevano in quel di Pugnochiuso, si parlò di ampliamento dell’offerta turistica del Gargano e, tra le altre, venne fiori l’idea di proporre Vieste a sede di una casa da gioco.

La proposta fece molto discutere, per la verità più in bene che in male. Non pochi riconobbero l’opportunità che si offriva, non solo a Vieste, ma a gran parte della Puglia, di potersi adeguare ad altre blasonate località turistiche, come San Remo, Venezia, Campione d’Italia, le quali anche grazie al casinò, hanno raggiunto la notorietà e la valenza economica che tutti riconoscono loro.

Inizialmente la sede prescelta fu proprio il centro vacanze di Pugnochiuso che, secondo i più, aveva tutte le carte in regola per poter aspirare a divenire sede di una casa da gioco. L’essere in quel momento, tra l’altro, un centro vacanze parastatale (gestione Semi – gruppo Eni), ne spianava la strada, visto che a decidere doveva essere lo Stato.

L’iniziativa, poi, fu abbandonata, non per Pugnochiuso in quanto tale, ma proprio perché lo Stato ritenne non maturi i tempi per “ufficializzare” l’apertura di nuovi casinò. A questo proposito va detto che i quattro attualmente operanti in Italia (San Remo, Saint Vincent, Venezia, Campione d’Italia) godono di una autorizzazione provvisoria che dura da decenni, non esistendo nel nostro Paese una legge ad hoc.

La proposta tornò alla ribalta qualche anno dopo, su iniziativa di alcuni parlamentari. Anche in quella occasione si pensò alla Puglia e a Vieste, con la candidatura di quello che doveva essere il Centro direzionale per il turismo a “Baia di Campi”. Una location importante e adeguata sotto tutti gli aspetti, avendo a disposizione, oltre che un paio d’alberghi di lusso, enormi sale, teatro, piscine, parchi e quant’altro. L’idea piacque anche alla Regione che quel centro ha realizzato negli anni Ottanta con fondi comunitari. Ci furono anche alcuni sopralluoghi da parte di funzionari per verificare le condizioni oggettive per l’eventuale ubicazione di una casa da gioco. Sopralluoghi che dettero esito positivo. Ma anche in quel caso non se ne fece più nulla.

Nel 2002, l’allora sindaco di Vieste e parlamentare, Domenico Spina Diana, presentò, assieme ai colleghi Zanetta e Galli, una nuova proposta di legge, finalizzata, naturalmente ad istituire anche a Vieste un casinò. Una proposta che riscontrò il favore di altri parlamentari facenti parte della Commissione attività produttive della Camera, in quanto a differenza delle altre proposte di legge esaminate in quella stessa sede, pose l’accento sull’esigenza di attribuire alla potestà legislativa regionale le normative di dettaglio. Non più individuazione da parte dello Stato, dunque, ma indicazione dei governi regionali.

«Ritengo – ebbe a dire all’epoca l’on. Spina Diana – che un’organica normativa della materia s’impone anche per contrastare adeguatamente il fenomeno del gioco d’azzardo clandestino, unitamente ai tanti altri fenomeni malavitosi ad esso connessi, quali l’usura, la prostituzione, la violenza privata e l’estorsione. Ma c’è un altro aspetto, non certo secondario, che esige una legislazione chiara in materia di case da gioco, ed è quello riferito al comparto turistico italiano e non solo. La normativa – riferì Spina Diana – introduce nuove e cospicue forme di finanziamento degli enti locali per incrementare l’occupazione locale diretta e indotta ed eliminare la distinzione che oggi, purtroppo, si avverte, tra regioni di serie A, dotate di case da gioco, e regioni di serie B, penalizzate dal punto di vista turistico, economico ed occupazionale, a causa della mancanza di una così cospicua fonte di reddito».

La proposta Spina Diana consentiva alle Regioni, sentito il parere del prefetto competente per territorio, di autorizzare l’apertura permanente di una sola casa da gioco o, per motivi di opportunità turistica, di un numero massimo di due case da gioco stagionali, mai aperte contemporaneamente e soggette a separata rendicontazione. Ma anche quella proposta non avuto seguito. Che sia arrivato ora il momento propizio? Vieste rimane candidata. Ma troppo a lungo si è parlato e discusso di una tale opportunità che indubbiamente acrescerebbe l’appeal della regina della vacanze su sala internazionale. Ora che i tempi sembrano essere decissamente più maturi c’è chi rilancia l’idea non senza lo scetticismo di chi per anno ha inseguito la speranza che un casinò sul Gargano potesse essere un ulteriore volano per la notorietà e complemento di una offerta che da oltre trent’anni è rimasta ancorata ai canoni di un turismo senza grosse varianti al tema.

GIANNI SOLLITTO


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