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Vieste/ PERCHÈ MI DIMETTO DAL COORDINAMENTO CITTADINO DEL PD

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Le ultime vicende politiche, culminate con la sconfitta elettorale in Sardegna e le dimissioni di Veltroni, hanno assestato un duro colpo al PD mettendone in discussione il suo modo di essere e il suo modello organizzativo.

L’elezione di Dario Franceschini deve rappresentare per tutto il partito, ad ogni livello, una occasione per avere uno scatto di orgoglio. Il PD, ferito, deve rialzare la testa, riacquistare la propria credibilità, esercitare la sua influenza per rappresentare i bisogni e le attese di una moderna società.

Questa è la vera sfida che dobbiamo affrontare come dirigenti di partito, militanti o semplici simpatizzanti.

Per questi motivi dobbiamo lavorare alla prospettiva di costruire le condizioni perché, anche da Vieste, possa partire quella spinta necessaria per dare più forza ad un partito capace di riunire in un  progetto unitario tutti i riformisti nel Paese ed in Europa.

Le prossime elezioni europee diventano, pertanto, uno snodo importante e decisivo per rilanciare con maggiore determinazione il progetto originario della costruzione del radicamento del PD che in questi mesi ha subito troppe battute d’arresto.

Abbiamo bisogno, perciò, di sviluppare una forte iniziativa programmatica per rispondere al bisogno di cambiamento che si avverte anche nella nostra città ma che non riusciamo a rappresentare.

Saremo capaci di farlo?

Certo, nel gruppo dirigente che si è insediato dalla nascita del partito a Vieste , è prevalso un sentimento di esclusione che ha determinato il disimpegno di un numero importante di dirigenti. Le stesse primarie, concepite come lo strumento per formare un correntismo di massa, non sono servite a selezionane una vera e nuova classe dirigente.
In questo anno e mezzo, abbiamo vanificato lo straordinario risultato delle primarie deludendo i 1435 partecipanti che  hanno inteso investire in un partito nuovo nelle idee, nel modo di essere, che coltivasse l’ambizione di riunire tutte le forse riformiste del Paese e che, sul piano locale, rappresentasse la vera alternativa al centrodestra.

Queste aspettative sono state disattese da un gruppo dirigente locale chiuso in se stesso che ha celebrato gli antichi riti della politica, che non ha suscitato attenzione e voglia di partecipazione in quanti ci stavano vicino. Anzi, le positive novità presenti nel gruppo dirigente, rappresentate anche  da soggetti che non appartenevano a nessuna delle forze costituenti il PD, tranne alcune eccezioni, sono sparite, si sono disimpegnate, senza che questo abbia provocato una adeguata attenzione e discussione nel gruppo dirigente. Il dissenso è vissuto come fastidio, la diversità di posizione come ostacolo per il raggiungimento del fine (quale?) di qualcuno.

La stessa disinvoltura con cui si sono affrontate le primarie ha avuto, come diretta conseguenza, la presenza nel partito di soggetti dichiaratamente di destra che ha aderito al PD solo per un patto di amicizia con alcuni dirigenti. È indubbio che queste situazioni disorientano i dirigenti e i nostri elettori, generano confusione, minano il nostro stesso profilo identitario.

Abbiamo costruito un gruppo dirigente che si è rivelato incapace di rappresentare il nuovo e di guidare i cambiamenti. L’innesto di forze nuove provenienti dalla cosiddetta società civile, è stato vissuto come la furbizia di un gruppo di amici e parenti pronti a cambiar casacca a seconda delle convenienze.
Il PD, in città, appare come un partito culturalmente poco sensibile ai temi etici, a quelli ambientali e dei diritti. Siamo percepiti  non come una vera alternativa al centrodestra, ma come una forza collaterale che vuole sostituire questa classe dirigente per riproporne i metodi di gestione e di occupazione delle istituzioni.

Sul piano nazionale si dimette il segretario, si elegge il suo vice e questo circolo cittadino non partecipa alla discussione, non orienta  gli iscritti, non avverte la necessità di registrare gli umori e le aspettative di chi ha riposto in noi la propria fiducia.

Alla stessa Conferenza Programmatica ed Organizzativa di Capitanata partecipiamo senza dare il nostro contributo sul piano delle idee e delle proposte politiche. E questo è ancor più grave se consideriamo che il responsabile provinciale dell’organizzazione del partito proviene dal nostro circolo. Per questo motivo dovevamo essere i primi a sollecitare una discussione sui temi veri che riguardano il nostro territorio. 
La nostra iniziativa, sporadica e incostante, viene vissuta solo come opportunità per dare visibilità a qualche dirigente che altrimenti scivolerebbe nell’anonimato. Nessuno si preoccupa dello stato di sofferenza nel partito e tra gli elettori.

Sono ancora convinto che il PD debba rappresentare un forte elemento di aggregazione per quanti non si rassegnano  a consegnare il Paese ad una destra populista e razzista. Credo ancora nella funzione innovatrice del PD, ma, a questo punto, la mia presenza come dirigente locale del partito non ha più alcun senso. Non discutiamo dei problemi veri della città e del Paese. La crisi economica, i problemi della scuola, del precariato, le emergenze sanitarie ed ambientali, dei diritti, solo per citarne alcuni, sono temi che non fanno parte dell’agenda politica del nostro circolo.

Non è un fuggire dalle proprie responsabilità. Credo sempre più nel progetto originario del PD e continuerò, da semplice iscritto, a lavorare a quel progetto. È necessario, però, far comprendere che  non tutto il partito di Vieste è omologato sulle posizioni espresse da questo gruppo dirigente.
Per questi motivi sono costretto a rassegnare le mie dimissioni dal coordinamento cittadino.

Antonio Giuffreda

consigliere comunale PD


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