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Vieste/E SE AL POSTO DEI “FUOCHI DI SAN GIORGIO”, SOLDI ALL’ABRUZZO?

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Il terremoto in terra d’Abruzzo, con tutto il suo carico di sofferenza, ha scosso profondamente la coscienza di noi tutti; quelle immagini di disperazione, di desolazione e di distruzione, solo se fossimo costituiti di vile metallo, non avrebbero suscitato in noi emozione alcuna. Per fortuna così non è. Noi tutti, cittadini di una Vieste che ha immolato al sisma il triste tributo di Anna Maria Russo e delle sue 4 bambine (e non certo solo per questo), sentiamo il sapore amaro di quanto sia immane quella tragedia e di quanto sarebbe importante smuoverla con la nostra forza, unita a quella di tutti. Diciamoci la verità, con tutti i nostri limiti, le nostre ipocrisie, comunque in ognuno di noi, accanto al coinvolgimento emotivo, si è fatto strada il fremito di porsi una domanda che vale come “la domanda delle domande” ovvero: “che cosa si può fare per quella gente che ha perso casa, affetti e quanto aveva di più caro”?
Come sappiamo, di risposte, tutta Italia e tantissimi all’estero, ne hanno date –come sovente accade per simili tragedie- di entusiasmanti e soprattutto concrete, del tipo “metto a disposizione la mia casa”, “sono disposto ad ospitare gratis” ecc. E non ci si meraviglia più che sui siti Internet più cliccati si scorgono offerte di aiuto che farebbero “rizzare i capelli” (grazie a Dio) a Madre Teresa di Calcutta, o anche che le sottoscrizioni per raccolta fondi lievitano come il miglior pane, in segno di piena condivisione del dramma e di volontà di rendere palpabile la propria vicinanza.
E allora, per venire a noi, poniamo che quella domanda “che cosa si può fare per i terremotati abruzzesi?” non la confinassimo alla sola sfera soggettiva di ognuno di noi, ma la allargassimo all’ambito cittadino e la rendessimo espressione di un sentimento di umanità nel quale tutta la città si riconoscesse senza distinguo, quale potrebbe essere una risposta plausibile? Permettete un suggerimento, che vuole essere anche una proposta? Perché nell’ambito della festività patronale di S. Giorgio Martire del 23 aprile prossimo (e perché no, in tutto il trittico di festività patronali fino a S. Antonio da Padova) la quota parte dei fondi raccolti, destinata ai fuochi di artificio, non si devolve a beneficio di quelle popolazioni? Sarebbe un eresia? Una lesa maestà al dogma festaiolo, che non ammette compromesso alcuno? Eppoi quali sarebbero le obiezioni? che u popl va a letto senza fuochi, triste e mesto per mancato sfroculiamento degli occhi, come si fa con i bimbi monelli a letto senza cena? Che la festa sarebbe monca o che non sarebbe la stessa cosa? Fossimo in quei Tribunali da telefilm americano, il giudice batterebbe il martelletto e ce le bollerebbe a suon di “obiezione respinta”. Io credo invece che tutti saremmo contenti di aver fatto qualcosa per davvero; lo avremmo fatto tutti ed anche subito, cioè quando serve. E allora, perché no?
Carmine Azzarone


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