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Le tradizioni popolari sul Gargano/ Riecco a Carpino il ‘Folk Festival’

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E’ ufficiale! La notizia diramata dal Comitato Direttivo della Associazione Culturale “Carpino Folk Festival” ha tratto il dado: dal 2 al 9 agosto la manifestazione di musica popolare più conosciuta, da appassionati e non, tornerà a far cantare vicoli e piazzette del borgo che visto da lontano assomiglia tanto a una farfalla adagiata sulle “coppe” del Gargano Nord, a un passo dal mare più cristallino e invitante, pronta a spiccare il volo verso boschi e cerreti disposti a corona alle sue spalle, frullando sull’onda delle tarantelle carpinesi che hanno nei “Cantori” il loro scrigno più prezioso. La complessa macchina organizzativa sta rodando i motori ed è pronta ad allinearsi sui nastri di partenza. Come sempre, e per la 14.ma volta, darà ampia dimostrazione di quanto sia meritato il posto conquistatosi nella agenda delle iniziative culturali nazionali di “trasmissione del sapere”.
Un sapere “immateriale” intessuto nell’ordito di antiche tradizioni vocali e strumentali, depositarie di verità contadine e umanità terricola, la migliore.
La prima decade di agosto vedrà vivere di nuova vita il recupero e la valorizzazione della musica popolare italiana. Ne sanno qualcosa, ormai incastonati come preziosi diamanti nel gioiello garganico, i più famosi folksingers nostrani, da Capossela e De Sio a Bennato e Caparezza, tanto per fare dei nomi. Tutto merito di una Associazione fortemente perseguita dal percussionista Rocco Draicchio, infelicemente e anzitempo strappatoci da un banale quanto esiziale incidente stradale.
Nei primi dieci giorni della calura agostana si immergeranno anziani cantori, artisti e gruppi di riproposta, trasformando il Promontorio e la Puglia intera nella capitale della Musica Popolare e delle sue Contaminazioni, rutilante di suoni e armonie, sonetti e ballate, serenate e performances degne di un palcoscenico ben più capiente, per il quale si bussa (invano) da tempo: l’Auditorium, un contenitore multiculturale di cui si avverte l’estremo bisogno in questo angolo di paradiso violentato da altri interessi e non da quelli più specifici e congeniali al territorio stesso. Purtuttavia, il “Carpino Folk Festival”, il suo auditorium naturale sa dove cercarlo e da quattordici anni in qua l’ha trovato: nella propria documentale Piazza del Popolo, nelle viuzze lastricate di antico, affluenti sobri e copiosi di una società che non intende recidere quanto la radichi a un humus brulicante di vita e passioni, emozioni sanguigne e frustate di tonalità e segni indelebili.
Sciorinare numeri e statistiche è ciò che di più facile e ostentante si possa produrre. E ce ne asteniamo.
Chi non li conosce? Eppure tanta è la voglia di elencare presenze e testate giornalistiche, artisti che hanno calcato questo palcoscenico e testimonianze di amore e attaccamento alla lettura di un libro che non ha termine.
Numeri, tutti, in grado di decantare l’escalationi eìsplosiva di una rassegna che possiede in sé le energie di rivitalizzarsi ed evolversi di anno in anno.
Ce lo toglieremo alla fine, lo sfizio, il 10 agosto, quando torneremo alle nostre case, ai rispettivi paesi di provenienza, con ancora nelle orecchie note e voci di chi ama la terra, la tradizione, i suoi giovani “vecchi”, le sue origini, la sua storia.
Note e voci vibranti come la pelle della “tammorra” e le corde struggenti della chitarra battente. E rientrando nella quotidianità, nelle vene di ciascuno galopperà una linfa nuova, capace di offrire quelle risorse che a volte non sai dove andare a pescare.

Piero Giannini


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