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Sarà pure la “perla” del Gargano ma a Vieste 294 famiglie fanno la fame

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In aumento i casi di disagio. E ci sono solo 2 assistenti sociali.

 

Una città e una comunità schiacciate dal peso del disagio sociale, che giorno dopo giorno, si fa sempre più marcato. A Vieste, ormai questa situazione, dopo mesi di detto non detto, di velate smentite, nessuno, soprattutto gli addetti ai lavori, non negano più l’emergenza sociale. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’arresto avvenuto sabato, del baby taglieggiatori degli operatori turistici, che rappresenta la cartina di tornasole di una situazione che per certi versi è sfuggita di mano agli amministratori e alle forze dell’ordine locali. “Non siamo né a Scampia, né allo Zen” diceva qualche giorno fa il vicesindaco Saverio Prencipe a l’Attacco, ma la verità rilevata dagli inquirenti, è che si sia formata una nuova forza criminale locale costituita da giovani, anzi giovanissimi ragazzi. Ma, a parlare, non sono solo i fatti, ma anche i dati che provengono dai servizi sociali del Comune di Vieste. A fare la fotografia della situazione della comunità, è Maria Pia Paolino, una delle due assistenti sociali. “Su I2mila abitanti-spiega Paoli-no – ben 294 famiglie sono iscritte all’anagrafe del bisogno. Una percentuale elevata, ma che non rappresenta la situazione nel suo complesso, perché molti, per dignità o timori, non si avvicinano ai servizi sociali. Attualmente 8 minori viestani, sono stati affidati a strutture private (Taranto, Brindisi, Lecce) con decreto del Tribunale e altri 6 sono in affidamento famigliari, in quanto soggetti a rischio e vittime di famiglie inadeguate. In questi ultimi anni, la dispersione scolastica, a livello di licenza media, si è arrestata, ma a Vieste avremmo davvero bisogno di una struttura d’accoglienza, perché siamo alle prese con un aumento di disagio sociale-aggiunge-. Siamo di fronte a particolari disagi derivanti da problemi economici, che portano a considerare la scuola un aspetto non importante. Troppi ragazzi ciondolano perennemente per strada senza arte né parte, senza stimoli ed obiettivi nella vita. Altra gatta da pelare con cui abbiamo a che fare, è anche lo sbarco di minorenni stranieri non accompagnati, ben 49 nel 2007”. Paolino conferma il super affollamento che vede protagonisti quotidianamente gli uffici dei servizi sociali. “Siamo solo due assistenti sociali per 12mila abitanti. Siamo inadeguate per adempiere a tutte le esigenze. Nei giorni non aperti al pubblico siamo sommerse dalla burocrazia, soprattutto quella del Tribunale. Sono tante le richieste che ci vengono fatte, in primis il lavoro. Questa situazione si verifica dieci mesi l’anno, fatta eccezione per luglio ed agosto, dove bene o male, grazie al turismo, un po’ di lavoro si trova”. Al di là, dei problemi che vedono in prima linea le famiglie, la vera emergenza di Vieste, ora è la gioventù deviata. “Stiamo notando-sottolinea l’assistente sociale-, che, rispetto al passato, quando i più avvezzi erano i minori con situazioni famigliari a rischio(e che ora hanno 24 anni d’età e fanno come professione il delinquente, facendo entra ed esci dal carcere), ora sono in aumento i reati a carico di ragazzi meno disagiati, che sbandano a causa dell’assenza dei genitori che diano loro educazione e sostegno. Lo spaccio di droga, soprattutto cocaina, è cresciuto a dismisura, e ormai avviene alla luce del sole. Si è paura ad uscire, perché in qualsiasi momento e ovunque, si può incappare nel fattaccio. Tutto questo, avviene perché non c’è la sicurezza della pena, e quindi, questa generazione del tutto e subito, si sente autorizzata a fare di tutto di più (vedi i festini privati a base di alcool e droga il sabato sera)- conclude-. Ripeto, serve che le famiglie si diano un giro di vite e ricomincino dalle fondamenta. La figura di guida serve, così come serve far capire ai ragazzi cos’è l’educazione e che nella vita c’è bisogno di raggiungere degli obiettivi”. Anche la politica fa il proprio mea culpa. “Non credo che questi baby taglieggiatori agiscano da soli – dichiara Michele Mascia, presidente del Consiglio comunale-. La verità, è che questa città ormai è chiusa in se stessa, non ci si confronta più, ed è gran parte della colpa, va data alle sterili contromosse della politica. Senza polemizzare, per il bene della città, l’Amministrazione deve fermarsi per chiedersi se è davvero conveniente andare avanti-sottolinea-. Ma il vero grande fallimento, è il piano sociale di zona voluto quattro anni fa dalla Regione, che è solo uno specchietto delle allodole, che ha affossato una città come Vieste, che aveva tra i suoi fiori all’occhiello i servizi sociali. Ora non abbiamo un centesimo a disposizione,dipendiamo dai fondi regionali, mentre in precedenza, avevamo a disposizione 2 miliardi di lire per il sociale, circa 34euro a testa. Ad oggi, si è perso l’orientamento del significato della parola sociale, e il piano sociale di zona, solo un alibi per i sindaci, che si dicono sempre con le mani legate – conclude – Nella situazione in cui versa Vieste in questo periodo, a nulla serve questo assistenzialismo senza senso, dove tutto si ferma alle carte, alle indagini, e poco, se non nulla, al reale lavoro sul campo, al contatto vero con i disagi e i disagiati. E pensare che Mimì Spina Diana, aveva messo su davvero un progetto valido….”

Matteo Palumbo
L’Attacco


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