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Crisi alla Regione/ Vendola: lunedì i nuovi assessori ma arrivano i «no»

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Due ipotesi, ambedue rischiose, circolavano ieri nei corridoi del primo consiglio regionale della legislatura Vendola senza un governo in pieni poteri. La prima: l’azzeramento della giunta, dopo i «no grazie» di Idv e Udc, si risolverà in un mini-rimpasto, col ricambio all’interno del Pd della delegazione sin qui presente e guidata dal vicepresidente Frisullo.  La seconda: conferma di pochi assessori e «rimpasto» esteso ad almeno 10 delle 14 postazioni di governo, ma con nuovi tecnici al posto degli uscenti. Il rischio, in assenza di quell’allargamento del patto politico annunciato dal governatore, è in pratica che la montagna partorisca il topolino.
Ore di fibrillazione per il presidente della Regione Nichi Vendola, ore di trattative sia col Pd – che lo invita ad andare avanti ma pretende di non modificare i propri assetti in giunta per far spazio ad altri tecnici – sia coi nuovi alleati (Udc e Idv), «sordi» all’invito lanciato di entrare in un governo di fine legislatura ed essere poi costretti a fare una campagna elettorale per il governatore uscente. Vendola ha fretta di uscire dalla fase transitoria e conferma i tempi brevi, che rendono evidentemente più difficile una trattativa con Casini (Udc) e Di Pietro (Idv) per lanciare la nuova allenza da riproporre alle regionali 2010.

«I tempi per la nuova giunta saranno i più rapidi possibili, già la prossima settimana». Lunedì la massimo, insomma, ci sarà la nuova giunta, con l’uscita di diversi esponenti Pd (almeno tre sui 6 sino a ieri al governo) e l’ingresso di altrettanti democratici. Ma anche con la sostituzione dei «tecnici», alcuni dei quali da sempre invisi ai partiti della coalizione. quanto al centrodestra, il presidente della Puglia non ha dubbi: «Sono protagonisti di una involontaria comicità quelli del Pdl, parlare di loro significa occuparci di amenità. Perché le elezioni anticipate? Il Pdl deve spiegare il suo atteggiamento nei confronti della questione morale». Già, è quella la madre di tutte le questioni che ha spinto il governatore a presentare il conto ai suoi assessori. Raccontano di una seduta di giunta infuocata (quella che ha preceduto l’annuncio), con gran parte degli assessori a cercare di convicnere il governatore che quell’azzeramento era una follia e un vicepresidente (Sandro Frisullo) pronto a dimettersi pur di non mandare all’aria l’intero governo regionale. Nulla da fare: Vendola, che al suo vice – toccato dalla fuga di notizie sull’inchiesta sanità – si era negato al telefono, ha tenuto dritto: tutti a casa, buttiamo «il bambino con l’acqua sporca» a costo che l’immagine di questo governo, anche di chi non è stato nemmeno sfiorato dall’inchiesta, ne esca infangata per sempre.
Le resistenze di Minervini (che pura aveva invitato il governatore a fare scelte coraggiose), Lomelo, Ostillio e Barbieri non sono servite.

È l’ora dl ricambio, quel ricambio sempre sventato da Vendola negli anni passati ed ora giudicato inevitabile per l’ondata di fango mediatico che ha travolto l’amministrazione (dalla Regione alle Asl) pugliese. Con l’assenso all’operazione azzeramento concesso da Loizzo e Losappio, ecco che si presenta l’occasione (suggeritagli dalla Godelli): puntare sull’allargamento della coalizione, onde dare al rimpasto una veste mediatica diversa da quella di semplice «repulisti» che le inchieste giudiziarie suggeriscono.
La questione morale, da sempre cara a Vendola, diventa così il pretesto ma anche il fine da perseguire nel nuovo patto di fine legislatura. E che siano Idv e Udc a dire se vogliono, o meno, sposarla e farne parte.

BEPI MARTELLOTTA


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