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La Prua Rodia ’: progetto di scultura per il nuovo porto di Rodi Garganico

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La Nike ritrovata dell’artista Lidia Croce ‘

 

“La Prua Rodia” (ovvero la Nike ritrovata) è un progetto di scultura per la città di Rodi Garganico della nota artista, ormai garganica a tutti gli effetti, Lidia Croce, autrice fra l’altro del “Diomede” che fa bella mostra di sé sulla Rotonda di Peschici.
L’oggetto della nuova ispirazione potrebbe essere collocato in un luogo non lontano dal nuovo porto fortemente voluto dalla Amministrazione di Carmine D’Anelli. Ricrea due figure lontanissime nel tempo e nello spazio ma, come dicono Einstein e gli antichi Veda, il mondo è un eterno presente, dove tutto si svolge in contemporanea per chi avesse il dono dell’immortalità.
Le due figure hanno in comune una prua: quella del pescatore è della sua piccola barca da pesca, quella della Nike è di una nave da guerra. La prima è di oggi, la seconda del 2° secolo a.C. (periodo ellenistico). Ed entrambi i personaggi sono di Rodi: Ro-di Egeo e Rodi Garganico.
Vien da chiedersi: perché ora sono insieme, quale motivazione ha sollecitato la pittrice-scultrice a raffigurarli appaiati? Ce lo spiega la stessa autrice. “Nella galassia spaziotemporale sono unificati dall’arte, sono diventati scultura, anzi progetto per una scultura. Gli antichi Rodii – aggiunge, – esperti navigatori, ampliarono gli angusti confini della loro isola approdando in altre terre, tra cui la garganica, sulla cui costa fondarono la nostra Rodi.
La loro, l’egea, ebbe grande splendore nell’antichità marittima del Mar Egeo (alla fine fu anche alleata con supremazia di Roma) e come fucina d’arte”. Molti capolavori, infatti, uscirono da quest’isola: la “Nike di Samotracia”, il “Laocoonte”, “Il supplizio di Dirce”, “L’accecamento di Polifemo”, senza dimenticare “Il Colosso”, dedicato al Sole, scultura così grande che le navi ci passavano attraverso essendo stata collocata a gambe divaricate sui due bracci del porto.
“Rodi Garganico – ci tiene a puntualizzare Lidia Croce – è entrata successivamente in contatto coi Romani e con le genti balcaniche, ma non dovrebbe dimenticare mai i suoi nobilissimi natali rodii”. E’ questo il suo personale obiettivo? “La scultura serve anche a ricordare, laddove un dipinto non può sussistere “en plein air” e quindi non poter assolvere a questa funzione.
Nel mio progetto di scultura, inoltre, viene esaltata l’arte scultorea ellenistica nel suo impeto stilistico, che successe a quello classico, caratterizzato invece da una divina serenità, anche formale”.
“Un monumento – aggiunge – tiene viva la tradizione nobile di un’abilità tutta umana, e cioè la trasformazione della materia grezza attraverso il lavoro dell’artista che, per sfatare un errore di comune valutazione, non è solo ‘manuale’ ma, innanzitutto, guidato dal cervello, il quale realizza lo spirito nella materia a seconda, naturalmente, dei propri personali limiti”.
La Nike di Samotracia (isola nel cui tempio fu collocata), cui si ispira l’artista, è attribuita a Pitocrito di Rodi (220-190 a.C.) ed è un marmo di 2,40 metri d’altezza, oggi a Parigi, Museo del Louvre.
E la sua, le chiediamo, come la prevede? “La mia scultura potrebbe essere realizzata in argilla, da fondere poi in bronzo, o in terracotta, oppure in pietra di Apricena, seppur difficilissima da lavorare e scolpire”. Cosa rappresenta per lei, torniamo a domandarle.
“Un momento di quotidianità del pescatore che ha appena trovato la dea alata, impigliata nella sua rete da pesca. Entrambi collocati in una galassia spaziotemporale e non lontani dalla penisola-promontorio di Rodi”. Vediamo anche un veliero, osserviamo.
“Certo, a vela quadra. Ed è nel nuovo porto”. I Rodii che tornano? “E noi unici messaggeri della loro eterna arte… siamo qui!” esclama.
Piero Giannini
 


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